La pessima connettività ostacola l'amicizia

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La pessima connettività ostacola l’amicizia

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Bentornati su Co-Op Cocktail! Anche se oggi il locale non è esattamente strapieno. Franco ha avuto problemi di connessione, Chiara è rimasta imbottigliata nei firewall e Leonardo non ricordava più la password dell’ennesimo launcher necessario per giocare. Insomma, i problemi di connettività ormai li regalano. Questo mese, proprio a causa dei problemi di connettività, non siamo riusciti a portare un nuovo gioco coop in live. Insieme al caro Daniele di Arcadia Cafe, sempre super disponibile, volevamo buttarci in un’avventura fantasy hack & slash classica, con mostri, artefatti, magie mistiche e così via. Il prescelto era Torchlight II, sviluppato da Runic Games, e già pregustavamo le tonnellate di oggetti e punti esperienza che avremmo ottenuto. Ma un’ombra oscura incombeva sul nostro sventurato trio.

Esattamente come nell’incipit del gioco Alric l’alchimista venne corrotto dal minerale Ember, così il sistema di Torchlight II ci voltò le spalle. Resettare i firewall, cambiare le porte del router, smanettare sui file di gioco; tutto inutile. E quindi ci siamo fatti delle domande: quanto incidono i problemi di connettività sul valore di un gioco che comunque punta molto anche alla coop? Quanti giochi hanno questo problema? E soprattutto perché non vogliono farci livellare come matti con i nostri amici? Beh, sedetevi, ordinate qualcosa da bere e godetevi questo nuovo Co-Op Cocktail.

Daniele si avvicina al bancone con il volto mesto, si siede con movimenti lenti e ordina il solito. Sorseggia il suo cocktail e nel mentre ci racconta la sua personale esperienza con la pessima connettività, argomento che, saremo sinceri, ha buttato giù l’animo di tutto il locale. Si schiarisce la voce.

La connettività all’interno dei videogiochi è il mezzo fondamentale che rende possibile l’interazione tra più giocatori. Volendosene fare un’immagine mentale, è come se fosse una strada tracciata all’interno dei cavi della nostra connessione internet. In quanto strada va costruita adeguatamente in base al carico e alla frequenza di utilizzo, nonché manutenuta a dovere. Non sempre queste cose succedono, e i risultati possono essere a dir poco disastrosi.

Online ed esperienze spiacevoli.

A tal proposito voglio raccontarvi la mia esperienza online con i titoli From Software, e in particolare con la versione PC di Dark Souls II: Scholar of the First Sin. Vi giocai al lancio senza concentrarmi particolarmente sull’aspetto multiplayer. Subito dopo una run soddisfacente lo disinstallai, avendo cura di fare un backup del salvataggio, visto che il titolo non supportava, e non lo fa tutt’ora, il backup sullo Steam Cloud (servizio di salvataggio dati di Steam). Fin qui, tutto liscio. Il problema è sorto quest’estate, quando riscaricai il gioco per un po’ di sana jolly-cooperation con la mia ragazza, o per usare parole più semplici, delle tranquille partite cooperative.

Semplicemente non riuscivamo a entrare nella partita dell’altro, nel caso di Dark Souls si direbbe “evocarci”, nonostante avessimo impostato tutto alla perfezione. Decido, per scrupolo, di contattare il team supporto di Bandai Namco, e scopro di essere stato “shadow-bannato”, pur non avendo mai utilizzato mod o cheat all’interno del titolo in questione. Per chi non lo sapesse lo shadow-ban è un’azione di moderazione, effettuata dallo sviluppatore del gioco, che consente di nascondere un determinato utente da una comunità online, oppure di rendere invisibili i contenuti da lui pubblicati ad altri utenti. Il tecnico per fortuna decide di rimuovere il ban dal mio account, ma mi raccomanda, tra le altre cose, di “non manomettere manualmente i salvataggi (compresi backup)”. Chiedo chiarimenti, e grazie alle risposte, abbastanza tempestive devo dire, capisco che probabilmente l’aver trasferito il backup dei miei salvataggi (non modificati in alcun modo) aveva causato il ban. In pratica avrei dovuto perdere più di 100 ore di gioco solo per un netcode scritto male.

Ah, e nonostante questo, ci sono stati giorni interi in cui ho avuto problemi a essere evocato/evocare, ma questo purtroppo è successo su qualsiasi gioco della serie. Insomma, qui parliamo di un’autostrada malandata e senza guard-rail (contando che questo sistema anti-cheat non funziona nemmeno tanto bene, vista la quantità di cose assurde che ho visto nella mia esperienza e che sono note all’interno delle community).

Questi potevamo essere noi, ma tu non sei riuscito a impostare il firewall, l’altro non ha aperto le porte del router e io, a malincuore, ho scoperto di non avere un account

Nel caso di Torchlight II, è inammissibile che un gioco del genere, con una componente multiplayer così importante, richieda ricerche su ricerche, apertura di porte, eccezioni da inserire nel firewall manualmente e altri rimedi artigianali per funzionare. Soprattutto se comunque poi non funziona.

Daniele lascia il conto sul bancone e abbandona il locale, Guglielmo sembra rattristato dalla testimonianza e nella sua mente i ricordi delle partite mancate gli riaffiorano come flashback del Vietnam. Damians pulisce il bicchiere e successivamente il bancone con nervosismo, come se il racconto lo avesse turbato più del dovuto. Entrambi però cercano di tirare le somme sull’argomento, per non lasciarlo irrisolto.

La similitudine della connettività tra giocatori e un intricato sistema di strade è quindi calzante e appropriato, motivo per cui le strutture di rete vengono anche definite infrastrutture, esattamente come per le strade, ferrovie e altre opere di connessione tra città o servizi. Se manca l’infrastruttura necessaria per permettere a due, o più, giocatori di provare l’esperienza del gioco in cooperativa, allora crolla rovinosamente il senso stesso di provare quell’esperienza in compagnia. Nonostante il rapidissimo progresso tecnologico, ancora tantissime infrastrutture di rete non sono all’altezza né di gestire una modalità cooperativa né tantomeno un contesto online massivo come nel caso degli MMO. Siamo partiti da Torchlight II e dalla nostra personalissima brutta esperienza per provare a descrivere il malumore che si può provare nel tentare di giocare con amici e di non riuscire ad andare oltre il menu principale.

Questa esperienza non è però un caso isolato, ma succede continuamente sia nei giochi indipendenti (giustificati in parte da una questione di budget) fino ai videogiochi AAA, ovvero quelli di grandi produzioni. Insomma soprattutto in questo periodo di lockdown nel quale le interazioni sociali sono nettamente ridotte, avere qualcuno con cui videogiocare rappresenta la luce in fondo al tunnel. La richiesta di questo genere di esperienze videoludiche continua a crescere ed è necessario, più di prima, rafforzare le connessioni, al fine di non ostacolare l’amicizia e le relazioni.

Ringraziamo Daniele di Arcadia Café per la gentile collaborazione e vi invitiamo ad ascoltare il loro podcast e a seguirli sui social. Per quanto riguarda noi (Damians e Guglielmo) potete seguirci su Twitch con Co-Op Cocktail ogni terza domenica del mese. Pronti per un altro giro?

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