Il lato oscuro del cioccolato

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Il lato oscuro del cioccolato

Un colpo secco li fece sobbalzare tutti quanti. Il professor Lupin stava spezzando un’enorme tavoletta di cioccolato.

   «Tieni» disse a Harry, e gliene tese un pezzo piuttosto grosso. «Mangia. Ti farà bene».

   Harry prese il cioccolato ma non lo mangiò.

   «Che cos’era quella cosa?» chiese a Lupin.

   «Un Dissennatore» disse Lupin, distribuendo il cioccolato agli altri. «Uno dei Dissennatori di Azkaban».

   Tutti lo guardarono. Il professor Lupin appallottolò la carta del cioccolato e se la mise in tasca.

   «Mangiate» ripeté. «Vi farà bene.[…]»

(J. K. Rowling, Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, 1999)

Grazie al Prof. Lupin, sappiamo tutti come il cioccolato possa lenire tutte le ferite (soprattutto quelle dell’animo). Credo sia abbastanza risaputo che il cioccolato abbia la capacità di renderci la vita più sopportabile, Dissennatori o meno. La domanda è: perché?

A dispetto di tutte le leggi magiche, c’è una spiegazione scientifica dietro al fatto che il cioccolato ci faccia davvero sentire meglio. Nel momento in cui lo mangiamo, o mangiamo altre pietanze particolarmente gustose e gratificanti, il nostro cervello rilascia una sostanza detta “encefalina“, un neurotrasmettitore della famiglia delle endorfine. Questo processo genera piacere e benessere, rendendo queste cibarie praticamente irresistibili!

Forza è riuscire a spezzare a mani nude una barra di cioccolato in quattro − e poi mangiarne un solo quadratino.(Judith Viorst, Love and Guilt and the Meaning of Life, Etc., 1979)

Uno studio condotto dal CNR (Consiglio Nazionale di Ricerca) di Cagliari ha effettuato una sperimentazione su dei ratti per dimostrare la dipendenza che il cioccolato crea. È stato dimostrato che l’ossessione per il cioccolato è reale nell’uomo tanto quanto in questi piccoletti. Le cavie in questione sono in grado di abbassare una leva erogatrice di bevanda al cioccolato anche più di cento volte pur di assaggiarne ancora.

Sembra, appunto, che i cibi particolarmente gustosi inneschino nel cervello un circuito della ricompensa e del piacere, inducendo una sorta di dipendenza con crisi di astinenza annesse. La definizione (che riguarda il cioccolato) è “cioccolismo“, da “chocoholic“. Un altro studio condotto dal dottor Simon Thornley, ricercatore del servizio di salute pubblica regionale di Aukland, ha dimostrato che il cioccolato e i dolci, creano una dipendenza quasi alla pari di quella delle sigarette. Infatti, questi alimenti aumentano improvvisamente la quantità di zuccheri nel sangue, andando a stimolare le stesse aree del cervello coinvolte nella dipendenza dalla nicotina e altre droghe.

Dipendenza a parte, come ogni cosa troppo cioccolato può creare nel nostro organismo delle intossicazioni. Questo è dovuto alla presenza di due sostanze: la caffeina e la teobromina. Quest’ultima è una delle tre metilxantine presenti in natura, scoperta dal chimico russo Aleksandr Abramovich Voskresensky nel 1841, e sintetizzata per la prima volta nel 1882 dal tedesco Hermann Emil Fisher.

La teobromina agisce sul Sistema Nervoso Centrale, similmente alla caffeina, anche se in misura inferiore. Sia la teobromina che la caffeina possono agire come antagonisti dell’adenosina, legandosi ai recettori di quest’ultima, avendo effetti stimolanti sul SNC, diuretici e vasodilatatori con conseguente abbassamento della pressione sanguigna. Questa molecola, se assunta in dosi eccessive, è responsabile nell’uomo di intossicazioni. Ovviamente il consumo di cioccolato o cacao dovrebbe essere veramente esagerato! Il contenuto di teobromina è circa l’1,2% del peso di un seme di cacao, mentre la cioccolata trattata, ne contiene quantità inferiori: circa 1,4-2,1 gr/kg. La lavorazione è tale da rendere il cibo sicuro per il consumo. Infatti per ottenere un’intossicazione, dovremmo ingerire circa 85 tavolette di cioccolato di fila, raggiungendo la dose letale!

Se la cioccolata è tanto buona per noi, immaginate quanto possa essere appetibile per i nostri pet! Certo, magari non i gatti super schizzinosi, anche se non sono da escludere a priori, ma un cane? Uno di quelli in grado di mangiarsi anche i copertoni della macchina se proprio ha fame fame? Ecco.

Le concentrazioni di teobromina e caffeina variano a seconda del cioccolato in questione: sono maggiori nel cacao in polvere e in quello fondente, minori in quello al latte e quasi nulle in quello bianco. In ogni caso, la componente tossica predominante è la teobromina, mentre la caffeina risulta essere presente in minor quantità.

La quantità ingerita è decisivo nel determinare la severità dell’intossicazione, altrettanto lo è il peso dell’animale. Ovviamente più un animale è grande e pesa, maggiore sarà la quantità di cioccolato necessaria a causare l’avvelenamento e viceversa. Tuttavia il rischio per i nostri pet non sono solamente le due sostanze sopra elencate, ma anche la grossa componente lipidica dei prodotti dolciari consumati che rappresenta una grande minaccia per il pancreas. L’ingestione di questi prodotti può sfociare non solo in un avvelenamento ma anche in una pancreatite acuta che mette a rischio la sua sopravvivenza, ma che può evolvere anche in una situazione cronica (diabete mellito).

La “sopravvivenza” di queste sostanze all’interno del corpo degli animali è più prolungata rispetto a quello umano. Si stima che la teobromina richieda 17,5 ore per essere smaltita, la caffeina intorno alle 4,5. Sono inoltre sostanze che, se assunte da un animale in stato di gravidanza, possono passare attraverso la placenta, creando intossicazione da cioccolato anche nei feti, attraverso la madre.

I sintomi si manifestano circa 6-12 ore dopo l’ingestione. Inizialmente si presenta con una gran sete, vomito, diarrea ed irrequietezza. I sintomi  poi progrediscono con iperattività, eccessiva urgenza di urinare, perdita della coordinazione muscolare, tremori e nei casi più gravi convulsioni. Nei casi più gravi si possono manifestare anche tachicardia, cianosi delle mucosi, ipertensioni, febbre e coma. Infine, se i sintomi non sono trattati, può sopraggiungere la morte, spesso dovuta alle aritmie cardiache o ad un’insufficienza respiratoria, che può sopraggiungere circa 6-24 ore dopo l’ingestione.

Non esistono degli antidoti per questa condizione. La terapia è sintomatica e di supporto, andando a stabilizzare il quadro clinico e decontaminare il tratto digestivo dalle sostanze nocive. Nei casi più gravi i sintomi possono durare anche 72 ore dopo l’abbuffata, a causa del lungo tempo di “smaltimento” della teobromina. Per rassicurarvi, generalmente in seguito ad un tempestivo trattamento da parte del veterinario, la maggior parte degli animali è in grado di ristabilirsi completamente.

Insomma, è vero che il cioccolato è il “cibo degli Dei“, ma (per noi umani) solo se ingerito in quantità adeguate e soprattutto con cognizione di causa! Mentre per i nostri animali… beh, è meglio evitare!

Anna Campanaro

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