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Bolle di carta

Il dizionario Italiano definisce la soap opera un “Lungo sceneggiato, trasmesso a puntate che racconta con accenti patetici le vicende di alcuni protagonisti fissi”. L’etimologia del termine pare derivi dal tipo di prodotti pubblicizzati durante la messa in onda di queste funeste serie. Detersivi e saponi per quel pubblico femminile così lontano dal concetto di femminismo da consentire a un’intera industria di raggiungere traguardi da lobby.
Altra possibile etimologia proviene dalla fascia oraria in cui erano trasmesse le soap, ovvero nel primo pomeriggio, mentre le casalinghe d’America erano solite lavare i piatti guardando la TV. Il cosiddetto soap time della messa in onda.
Proviamo a dare un’occhiata a una trama tipo, che ne dite?

James e suo fratello minore Lucas rimangono orfani dopo un incidente. Sono affidati alle cure di un istituto, dove James incontra Sophie. Anni dopo, James prende in mano le redini dell’istituto e lui e Sophie vivono un’intensa storia d’amore fino al momento in cui lei perisce in un incidente. Poco dopo James e Lucas ritrovano il padre, che non era morto, ma solo disperso. Anche Sophie ritorna perché neppure lei era morta, anche se dopo un altro pacco di puntate, schiatta di nuovo, sacrificandosi per salvare James. Quest’ultimo capisce che una volta è “fortuna” ma che sperare che Sophie torni di nuovo sarebbe come vincere alla lotteria senza comprare il biglietto. Così si mette l’anima in pace e sposa un’altra donna, Jennifer. La nuova consorte rimane incinta, creando quell’insieme di circostanze sufficientemente inopportune a fare si che l’ennesimo ritorno di Sophie possa avere l’effetto di un cataclisma. James non può nemmeno riversare la sua rabbia su qualcuno, dato che ad essere defunta la seconda volta (almeno pare) non fu Sophie, ma la gemella malvagia, Framken che si era sostituita alla sorella per ragioni così oscure che nemmeno Stephenie Meyer saprebbe dargli un senso. Jennifer scompare con figlio e tutto. James, torna al suo vecchio amore, Sophie ma dopo qualche tempo la necessità di allearsi con un potente leader, sposta la bilancia morale di James da bravo ragazzo a figlio di buona donna, in cinque secondi netti. Tra fusioni, gente che muore più spesso di una ideale politico, malattie incurabili guarite miracolosamente, le cose procedono secondo una sequenza temporale non esattamente lineare. Infatti, anni dopo, fa la sua comparsa un personaggio improbabile, Nathan, che soltanto dopo un altro trilione di puntate svela di essere il figlio di James e Jennifer. D’altro canto Nathan non ha colpe, essendo vittima di un piano ordito da Framken che indovinate un po’? Non solo non è morta, ma vi svelerà di non essere lei la vera cattiva…

Vi suona familiare come trama? In effetti quella testé riassunta (ho cambiato i nomi) non è una soap opera bensì parte della storia di Scott Summers, alias Ciclope, membro di un gruppo di supereroi noto come X-Men.
I due format hanno quindi così tanto in comune?

Soap opera e carta, come vengono distribuite?

La soap opera è divisa in puntate trasmesse con cadenza regolare, e la stessa cosa avviene per i fumetti, ma su cartaceo. Un tempo erano molto diffusi anche i fotoromanzi, mentre i supporti digitali e televisivi per i fumetti sono in aumento, sottolineando un singolare scambio di ruoli.
Nelle soap un’unica storia è suddivisa in un numero indefinito di puntate, senza giungere a una conclusione. Da questo la definizione di serial aperto. La telenovela, pur essendo simile, giunge invece a una fine e per questo è un serial chiuso. Nei fumetti super-eroistici, le normali testate sono serial aperti, mentre gli speciali o le storie che seguono un arco narrativo (magari ambientato in realtà alternative), sono serial chiusi.

La soap opera è storicamente considerata come un elaborato di bassa qualità, mentre i fumetti, nonostante l’ampia diffusione, sono spesso stati etichettati come prodotto d’intrattenimento di scarsa rilevanza culturale. Entrambi hanno subito recessioni e interruzioni dovute al mutare delle preferenze del pubblico, alla crisi economica dei rispettivi settori o alla prematura dipartita di autori o attori. La soap nasce verso la fine degli anni ’30. Nella sala parto accanto venivano alla luce Clark Kent, Bruce Wayne e Steve Rogers. I fan dei fumetti sanno citarti il motto delle Lanterne Verdi, dirti in che modo I fantastici Quattro hanno acquisito i loro poteri e la marca di sigari che fuma Wolverine. Mia mamma sa quante volte ha divorziato Ridge, se quest’anno è morta Ines o quante volte è stata pronunciata la parola incantesimo dall’inizio della serie a oggi.

Secondo alcuni, leggere fumetti di supereroi o guardare soap opera, non arricchisce le nostre vite più di quanto possa aver fatto leggere quest’articolo.
Quindi perché lo facciamo?
Forse perché, che noi lo si ammetta o meno, entrambe rappresentano aspetti della vita alle quali segretamente aspiriamo.

Alcuni di noi vorrebbero vivere una storia d’amore capace di vincere la morte, o trovare il coraggio di opporsi a un’ingiustizia. Vorremmo saperci risollevare dalla polvere dopo la più nefasta delle crisi o mostrarci al mondo senza vergogna per quello che siamo. Desideriamo essere belli, ricchi o magari soltanto forti e in grado di volare. Forse ci piacerebbe essere tutti J.R., Ridge oppure Peter Parker o Bruce Wayne, perché fin troppo spesso, desiderare ossessivamente di essere quello che non siamo è più facile che mettersi al lavoro per diventarlo.

Difficile da stabilire.
Facciamo così… leggo l’ultimo numero di Batman e ci penso su.

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