Onigiri Calibro 38

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Pandemia emotiva

In questi giorni, e in quelli prima, in mezzo a scatoloni mezzi aperti, pezzi di tubi, guarnizioni e viti che non so da dove fossero cadute, cercavo di scegliere l’argomento per questa edizione natalizia di Niente da Dire.
Ho pensato alle feste in Giappone, a come fanno i regali, come li impacchettano.
Mi sono venute in mente le decorazioni e l’atmosfera. Le scelte assurde e il loro rapporto con la religione.

Ma in realtà non era quello di cui volevo veramente parlare.
È stato un anno particolarmente difficile per me, non solo per la pandemia ma anche per varie vicissitudini che ho vissuto da Gennaio in poi, di cui magari parlerò in un’altra occasione.
In questo periodo così complesso mi sono accorta di quanto i social possano essere estremamente positivi o estremamente negativi, e che spesso si tende a propendere per la seconda opzione.

A parte le varie teorie complottistiche e i movimenti assolutamente senza senso, quello che più mi ha colpita è la necessità di creare un problema dove non c’è e di spronare di conseguenza il “popolo di internet” contro un bersaglio fino a distruggerlo.
Per esempio, se vogliamo parlare di Giappone, il numero di suicidi è già molto alto di base, e quest’anno sono stati diversi a togliersi la vita a causa della pressione sociale e del cyber bullismo.
E non solo tra star e personaggi famosi, ma anche e soprattutto tra la gente comune.
È davvero questo il mondo in cui vogliamo vivere?

Michael Pfister
Tokyo

Spesso è già difficile, per alcuni, essere se stessi nel “mondo di fuori”, temendo critiche e giudizi. Diventa quasi impossibile, per chiunque, lavorare, divertirsi, riposarsi, se ogni cosa fatta viene messa sotto una lente di ingrandimento.
Fan arrabbiati, casalinghe arrabbiate, amici arrabbiati, passanti arrabbiati, pubblico arrabbiato, estranei arrabbiati, per ogni scelta, ogni preferenza, ogni inclinazione che qualcuno ha.
È davvero questo il mondo in cui vogliamo vivere?

Con ira, urla e insulti si ottengono molte cose, ma vi assicuro, che con la gentilezza si ottiene il triplo, a partire da un benessere personale da non sottovalutare
E state certi che io non mi tolgo dall’equazione, anzi spesso sono la prima ad alzare le penne.
Lamentarsi, combattere, schierarsi e opporsi è sacrosanto, ma anche farlo nel modo giusto, trovando le parole, le azioni e le esternazioni che meglio si addicono alla battaglia che si sta affrontando.
Naturalmente il problema della pandemia e dei divieti e della solitudine hanno amplificato lo stress che poi porta a esternazioni di odio.
Ci si è sentiti frustrati e soli.
Quando tutto vi sembra troppo, fermatevi un attimo e guardate fuori dalla finestra.
Se la vostra non vi basta anche quella di un estraneo, dall’altra parte del mondo, da qui.

Vi chiedo di prendervi un attimo e riflettere bene.
Pensare al potere che avete anche quando credete di essere inermi. Della voce possente che avete per portare alla luce un’ingiustizia ma, allo stesso tempo, anche a crearne una dal nulla.
L’equilibrio è fragile e instabile, come tutto ciò che ruota a qualcosa di importante.

Non perché è il periodo di Natale, non perché sta per cominciare un nuovo anno.
Solamente perché è giusto così.
Perché la gentilezza dovrebbe essere la base da cui partire.
Sempre.

Love, Monigiri

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