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Ian ha sparato per primo!

Dicembre nella nostra casa, è considerato un mese di gioia, luci, regali e cibo. Di film vecchi e nuovi da guardare accanto a chi ami, con in mano una tazza di cioccolata, di the o whisky (magari di quello meglio un dito in un bicchiere e non una tazza). Dicembre è il mese dei desideri che si realizzano, in cui i cuori si gonfiano di gioia per l’espressione delle persone a cui hai fatto un regalo. Spesso è anche il periodo delle gare coi vicini a chi fa atterrare più aerei sul proprio balcone.

Dicembre è un posto caldo e accogliente a cui tornare a fine giornata.
Quel mese dell’anno in cui, a dispetto della zuccherosa atmosfera di cui sopra, qualcosa dentro la mia testa immancabilmente urla:
“Si ma *@##§… Ian ha sparato per primo!”
Sono andato troppo avanti forse. Facciamo un salto indietro nel 1977.

Prima che venisse ribattezzato Episodio IV, il titolo era solo Star Wars, ma io e tutti quelli che andarono al cinema a vederlo poterono beneficiare della traduzione in italiano. Ricordo che mentre la musica spingeva verso l’alto le parole Guerre Stellari proiettandoci verso una delle pietre miliari del cinema, mio padre leggeva per me a bassa voce quelle scritte che a sette anni non riuscivo a seguire da solo.

I personaggi si chiamavano Dart Fener, principessa Leila, C1P8, Ian Solo e via discorrendo. Un lavoro di adeguamento tutto sommato pregevole, che aveva come scopo quello di rendere più accettabile per l’orecchio italiano nomi che altrimenti avrebbero rischiato di risultare troppo esotici o addirittura facili da deformare.

Quel fenomeno di mio padre (autodidatta) aveva imparato un po’ di inglese dagli alleati, durante la seconda guerra mondiale. Ciò non di meno, negli anni settanta, l’inglese era ancora una lingua che nelle famiglie di ceto medio-basso faceva la sua comparsa quando i figli iniziavano le scuole medie. Noi bambini avevamo poca familiarità con la lingua anglosassone e un nome come quello di Darth Vader si presentava male già in partenza.

Da molti anni a questa parte il margine si è ridotto. Sebbene vi siano ancora molti esempi di traduzioni inadeguate, le nuove generazioni fortificate da una affinità con la lingua inglese più completa e naturale della mia, possono accedere facilmente a nomi e storie nel loro formato originale. Spesso prediligendolo alle versioni tradotte.

Così questo è il modo in cui ricorderanno, i film e le storie.
Certo… alcuni di loro potrebbero sostenere che le pellicole di Indiana Jones siano quattro, che Hamilton sia il miglior musical di sempre o che Han (Ian) abbia appunto sparato per primo.
Sono giovani. Non sanno quello che dicono.

A dispetto di quello che è diventato lo slogan “Han Shot First” e del tentativo (ingiustificato secondo i più), di mostrare un personaggio sotto una luce politicamente più corretta, il resto dei lavori di adeguamento delle sue pellicole, dal 1997 in o poi, lascia chiaramente intendere che Lucas non sia mai stato in grado di fermarsi.

La quinta delle otto regole per la scrittura, secondo Neil Gaiman dice:
– Correggetelo. Ricordate che, prima o poi, prima di raggiungere la perfezione, dovrete accettarlo com’è, andare avanti e passare a scrivere un’altra cosa. –
Lo stesso Gaiman specifica che queste non sono “Le” regole, ma semplici precetti che lui usa e che ci invita a considerare, qualora li ritenessimo utili al nostro lavoro. Regole che, a ben vedere, non si applicano solo alla scrittura.

Anche se abbiamo tutti i diritti di fare della nostra creazione ciò che vogliamo e per tutto il tempo che vogliamo, il rischio poi è quello di non riuscire più ad andare avanti. Quando ci rifiutiamo di accettare che una storia, una visione, un paese, una società siano ormai andati oltre le revisioni che riteniamo necessarie a renderlo perfetto, forse è arrivato il momento di fermarsi e di passare a scrivere un’altra cosa.

Me li tengo ben stretti quei ricordi e quei nomi, perché è così che mi sono stati consegnati ed è così che li ho incartati e regalati a mio figlio, perché anche lui è qualcosa di nuovo che ho scritto.
Ian ha sparato per primo e questa è una cosa che non si dimentica.
Revisionare il passato, cercando di renderlo perfetto non è sempre la strada giusta da percorrere.
Serve solo a chiudere a chiave il futuro per paura di non riuscire più a immaginare qualcosa che sia all’altezza di ciò, che già una volta, abbiamo realizzato.

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