A Natale ci sono Elfi, elfi e poi Link

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A Natale ci sono Elfi, elfi e poi Link

Un demone conquistatore. Una principessa da salvare. Un eroe coraggioso.
E i trittici, a Natale, vanno forte. Come i tre fantasmi ad esempio.
A Natale si parla anche di elfi, ecco, peccato che Link non lo sia e visto che lui combatte un po’ per tutti, abbiamo deciso di difenderlo.

I tre elementi (demone, principessa e eroe) costituiscono la base più classica per una storia fantasy. Un archetipo forse fin troppo utilizzato, ma che è ancora in grado di regalare forti emozioni. Una volta volta ottenuta la potenza di calcolo necessaria, queste strutture narrative hanno totalizzato il mercato dei videogiochi. Il primo titolo a seguire questo schema è stato Donkey Kong, titolo prodotto da Nintendo che vedeva il protagonista Mario salire delle scale per evitare i barili lanciati dal grosso scimmione Kong, al fine di salvare la sua amata principessa. Rimanendo sempre nella stessa software house possiamo trovare diversi prodotti dalla medesima impostazione, tra questi figura anche la saga capostipite del genere: The Legend of Zelda.

La saga ha avuto inizio nel 1986 (1987 per gli occidentali) e ancora oggi riscuote un successo incredibile, nonostante la formula sia composta dai medesimi elementi di trama (ad eccezione di qualche capitolo). Sono infatti queste caratteristiche ad aver reso The Legend of Zelda un prodotto quasi immortale, un vero e proprio fenomeno culturale. Nonostante questo suo impatto nella comunità dei videogiocatori, è ancora possibile notare quanto ci siano degli elementi nel design dei personaggi che fanno cadere in errore chi conosce superficialmente l’opera. L’errore principale, successivamente diventato meme, riguarda la confusione tra Link, protagonista del gioco, e Zelda, principessa del regno di Hyrule. Questo strafalcione negli anni non si è stemperato, bensì ha continuato a proliferare forse a causa anche del titolo del gioco. Una persona poco attenta infatti, leggendo The Legend of Zelda, pensa intuitivamente che quello sia il nome del protagonista. Quante volte  avete sentito qualcuno dire che il muto eroe dalla divisa verde si chiama Zelda? Troppe? Bene, ma non benissimo.

Ogni volta che capita l’errore, l’internet si scatena, regalando il meglio di sé. C’è chi si indigna e corregge con lunghi wall of text il malcapitato e c’è chi invece la prende con ilarità, realizzando tonnellate di meme sull’argomento. La stessa sorte era capitata a Frankenstein, un’opera già radicata nell’immaginario comune ma della quale spesso si confonde il mostro con il suo creatore. Viktor Frankestein era infatti il dottore che ha risvegliato la creatura, quest’ultima viene chiamata principalmente mostro oppure Adam.

Zelda

In alcuni capitoli della serie i due personaggi sono esteticamente molto simili.

Il caos sfortunatamente non avviene solo con i nomi dei protagonisti delle due differenti opere, ma avviene anche nell’identificazione del loro ruolo: una concezione errata su chi sia realmente il cattivo, nel caso di Frankenstein, e su chi sia realmente l’eroe/eroina, nel caso di The Legend of Zelda. Attraverso la conoscenza delle opere sappiamo quale nome appartiene al giusto personaggio, ma solo attraverso la comprensione delle stesse saremo in grado di capire la loro posizione nell’intreccio narrativo.

Nell’opera di Mary Shelley il mostro viene visto erroneamente come il demone, ma il vero abominio è Victor. E’ il dottore che, disprezzando la sua stessa creazione, la induce a compiere azioni brutali. La creatura è invece per sua natura animata da buone intenzioni e lo si può notare spesso durante la lettura. Allo stesso modo, nella saga creata da Shigeru Miyamoto, la vera eroina è la principessa Zelda. In ogni singolo capitolo della saga in cui è presente, ad eccezione di Legend of Zelda II: Adventure of Link, Zelda è allo stesso tempo la principessa da salvare e il vero eroe della storia. Questa affermazione, apparentemente contraddittoria, può far storcere il naso a molti: Link è l’eroe prescelto e il portatore della Triforza del Coraggio, nonché il personaggio che utilizziamo nella nostra avventura. Sin dal primo episodio della saga è Zelda che percepisce, grazie alla sua connessione con la Triforza della Saggezza, l’imminente pericolo portato da Ganondorf. Proprio a causa di questo suo legame con la Triforza viene rapita ed imprigionata.

Ganondorf invade con la sua malvagità il regno di Hyrule, ma dalla sua prigione Zelda risveglia Link e lo porta a combattere contro i terrori e le aberrazioni che invadono il mondo. Una volta liberata, Zelda, si unirà a Link nella battaglia finale contro il male: uno scontro che Link non è in grado di vincere solo con il suo coraggio. L’eroe necessita dell’aiuto e della saggezza della principessa Zelda, unica persona in tutta Hyrule in grado di sigillare il male liberato. Lo spirito di sacrificio, la costante ricerca di un mondo migliore, l’irriducibile speranza e la fede incrollabile fanno di Zelda la vera eroina della serie.

La saga di The Legend of Zelda ci insegna che per sconfiggere un potere ostile e opprimente, qualunque esso sia, il solo coraggio non è sufficiente. Serve la necessaria saggezza per evitare che questi possa nuovamente manifestarsi. Quando questi due elementi si uniscono armonicamente sono in grado di sconfiggere qualsiasi male e, oggi, ne abbiamo bisogno più che mai.

Articolo a cura di Davide “Dino” Viola

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