Takarazuka, il sogno degli Shojo

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Takarazuka, il sogno degli Shojo

Ah, gli shojo, manga e anime che hanno incantato ragazze e (perché no) ragazzi con le loro trame avvincenti e i loro personaggi indimenticabili.
Ognuno di noi avrà visto o letto almeno uno shojo da piccolo, e per molti la passione non si è mai spenta.
Da Lady Oscar a Georgie, da Utena a Remì, da Candy Candy a Sailor Moon, eroine ed eroi ci hanno insegnato tanto e continuano a farlo.

Shojo Kageki

Vi è mai capitato di chiedervi però da dove arrivino i “canoni” degli Shojo? L’estetica forte e colorata, personaggi complessi, donne e ragazze forti e determinate, ragazzi gentili ma non per questo meno capaci, e villain crudeli eppure capaci di ammaliarci… bene si dia il caso che io e Monica oggi proveremo a darvi alcune di queste risposte, e per farlo dovremo iniziare con…. Lo Shojo Kageki.

Nozomi Fuuto (Robespierre) e Maaya Kiho (Marie-Anne) in “A PASSAGE THROUGH THE LIGHT – Maximilien Robespierre, the Revolutionary -“

Per shojo kageki si intende una forma teatrale completamente al femminile, che ha preso piede definitivamente in Giappone a inizi ‘900, ispirata al fatto che originariamente le arti e il teatro Kabuki in particolare fossero dominati dalla presenza femminile.

A differenza del teatro classico giapponese, lo Shojo ha preso spunti a piene mani dal teatro occidentale, da Shakespeare al teatro tedesco all’opera italiana.

Senza dimenticarci che spesso attinge anche dal folclore e dalla mitologia giapponese. Molte storie, infatti, sono intrinsecamente legate e ispirate ai drammi e alle tristi storie di amori finiti male propri dei racconti tramandati oralmente. Ma scusa Emanuela, è una mia brutta abitudine, continua pure.

Il risultato è stato un fiorire di compagnie teatrali in cui donne e ragazze in abiti sgargianti si cimentano in musical, spettacoli, tragedie e revue sfoggiando un grandissimo talento e appassionando folle su folle di spettatori.

Takarazuka Revue

Tra le compagnie più importanti e attive al giorno d’oggi c’è la Takarazuka Revue, la cui popolarità non è mai scemata dal 1914 ad oggi, nonostante guerre e difficoltà economiche.
Le attrici, Otokoyaku (che interpretano ruoli maschili) e Musumeyaku (ruoli femminili) vengono istruite per due anni prima del loro debutto ufficiale nella compagnia, la scuola è considerata una delle più impegnative e di difficile ammissione tra le scuole d’arte.

A seguito del debutto le ragazze vengono smistate in una delle cinque troupe (kumi):
Hana (Fiore)
Tsuki (Luna)
Yuki (Neve)
Hoshi (Stella, fondata negli anni 30)
Sora (Cosmo, fondata negli anni 90)

Ogni troupe ha le proprie caratteristiche o è specializzata in un tipo di teatro particolare, per esempio i nihonmono, spettacoli tradizionali giapponesi, per la Yukigumi, mentre Sora è tra le troupe più avanguardiste e sperimentali. Ogni troupe comunque mette in scena tantissimi spettacoli diversi ogni anno, mentre le attrici veterane o specializzate in un tipo di danza o recitazione, formano il gruppo Senka, che solitamente partecipa alle produzioni di tutte le troupe.

Rurika Miya in “All for One”

Se c’è una cosa che caratterizza lo Shojo Kageki e Takarazuka Revue in particolare è l’estetica.
Non mancano infatti costumi accuratissimi e colorati, scenografie da togliere il fiato, messe in scena complesse e piene di effetti speciali.
La recitazione ha sempre un incredibile pathos e le performance restano invariabilmente nel cuore.
Le donne dello Shojo Kageki ci hanno mostrato come una ragazza possa essere davvero tutto ciò che vuole, e come all’interno dei loro ruoli, possano esistere uomini eleganti, gentili, meschini, spietati o deboli e donne forti, decise, delicate o subdole.
Non c’è un limite a ciò che possiamo essere, sul palco come nella vita di tutti i giorni.

Teatro e cultura pop

Inevitabilmente, tutto questo ha ispirato le serie Shojo per antonomasia.
Pensiamo solo a Lady Oscar, Ikeda-sensei è una grande fan dello Shojo Kageki, e da metà anni ’90 proprio la Takarazuka Revue porta in scena regolarmente musical ispirati al manga.
Pensiamo a Sailor Moon, che incarna tanti degli ideali che amiamo e una certa estetica che probabilmente troverete incredibilmente simile.

Nota divertente: sono stati realizzati dei musical completamente al femminile, a cui hanno partecipato tantissime ex attrici Takarazuka, tra cui Yamato Yuuga (Mamoru) Shiotsuki Shuu (Uranus) e Fujioka Sayaka (Neptune).

Minoru Kou (Oscar) Kouju Tatsuki (André) Hoshina Yuri (Marie Antoinette) Aran Kei (Fersen) Rose of Versailles 2001, stage pictures

Per non parlare poi di tutti gli anime e i manga ispirati ai due qui sopra, o che fanno rifermenti e inseriscono easter egg sul teatro femminile, ma per questo lascio la parola alla nostra Onigiri!

L’estetica come forma espressiva

Facciamo un passo indietro e torniamo al momento in cui Emanuela ci parlava dell’estetica propria dello Shojo Kageki.
Se avete visto anche solo un’immagine o un frame di un qualsiasi anime/manga degli anni ’80 avrete notato sicuramente i grandi occhioni scintillanti, la pioggia di petali e i grandi fiori che sbocciano in tutti gli angoli. Assolutamente riconoscibile e assolutamente definita.
Il grande sogno di Maya, cominciato nel 1976 e ancora adesso in corso, attraversa epoche mostrandone tutte le possibili sfumature.
L’abbigliamento è svolazzante e arricchito da decorazioni dorate, con diamanti e perline. Principesco e sognante.
Questi particolari rimangono, diluiti, nelle opere degli anni ’90.
Lo stile tende a una maggiore sobrietà senza però allontanarsi dall’ideale onirico e affascinante di partenza.

Spogliarsi dei preconcetti

Tre opere che sono la sintesi perfetta del nostro articolo sono: Lady Oscar della vecchia guarda, Sailor Moon e Utena per la nuova.
Elementi femminili preponderanti, abiti pieni di pizzi e merletti e gonne svolazzanti, sono stelle scintillanti e romantiche lune. Mentre dall’altro lato abbiamo personaggi che decidono di lasciare da parte la loro femminilità per indossare vesti maschili, rose con le spine.
Un soldato, una guerriera e una spadaccina.
Si narra di amore, di giustizia e onestà, di coraggio e debolezza, e lo si fa in maniera, appunto, molto teatrale.
Tanti fronzoli ma anche tanta sostanza, in un perfetto equilibrio che soddisfa l’occhio ma anche la mente.

Oscar, Haruka, Utena, sono solo alcuni dei più prominenti esempi. Solamente in Sailor Moon, si possono trovare così tanti spunti che non basterebbero due o tre articoli per elencarli tutti.
Si spogliano dell’immagine che le vorrebbe indifese, ma si tolgono anche le etichette volute dalla società.

Senza confini

E i confini, magicamente, scompaiono.
Non se ne sente il bisogno, le definizioni di genere smettono di sembrare così fondamentali, il personaggio è ciò che vuole essere e lo è in maniera così vera e completa che risulta quasi ruvido, una ruvidezza che viene ammorbidita dai fiori.
Essere loro stesse e trovare il proprio posto nel mondo, il grande palcoscenico, è quello che vogliono e il motivo per cui si agitano insofferenti davanti ai nostri occhi.
Non è quello che vogliamo tutti?
Con qualche petalo di fiore in più.

 

Rowan e Onigiri

 

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