Nostalgia del mare

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Nostalgia del mare

Da molti mesi ormai non è semplice scrivere per questa rubrica. Viaggi di carta doveva rappresentare proprio il punto di incontro tra i viaggi nel mondo reale e i viaggi nelle parole. Ma i primi sono diventati impossibili, e per me, che con i viaggi lavoravo, sono diventati più difficili anche i secondi. Comunicare è diventato un atto ancora più complesso, gli equilibri sono più fragili da mantenere, ogni argomento può sembrare troppo, o troppo poco. Di cosa parlare, allora? Ho cercato di lasciarmi guidare dalle sensazioni, e, questo mese, ho deciso di parlare del mare.

Arriva d’improvviso, parlando per immagini, una profonda nostalgia del mare. Io, che il mare l’ho vissuto poco, ma che sono stata rapita dal suo rumore, e dalla luce che si riflette all’ora del tramonto tra le onde.

Mi chiedo spesso come dev’essere crescere al mare. Sentirne lo sciabordio mentre si dorme, avere racchiusi i ricordi tra i granelli della sabbia, o vederli scivolare via sulle rocce scure. Non credo potrò mai capire davvero ciò che lega il mare e chi di mare ha vissuto. Sento un richiamo, e penso che quel richiamo sia ancora più forte  – rimbombando dal centro di una conchiglia – per chi ha il mare dentro.

Mi immagino un cuore – sì, lo so che il cuore è ormai un’immagine poetica un po’ trita – ma me lo immagino davvero: un cuore scosso dalle onde, che si muove al battito del mare del primo mattino, o delle tempeste che infuriano col vento. Mi immagino come si cresca con un cuore così in movimento, così pieno. E sento una nostalgia ancora più forte, verso qualcosa che non ho mai vissuto.

Vi capita mai? Forse è complice il fatto di non avere campagne o monti da difendere nella mia infanzia. C’è sempre stata solo la città. Tanti viaggi, per fortuna, ma quel richiamo non l’ho mai sentito, e lo sfondo della mia infanzia è stato in qualche modo spezzato in tanti frammenti diversi.

Tra i vagheggiamenti in cui mi perdo in questi giorni – e in cui ho vissuto in questi lunghi mesi – i viaggi sono sempre presenti. Più crescevo e più volevo che la mia vita fosse un lungo e immenso viaggio per il mondo: e in quest’anno in cui sembra assurdo parlare di viaggi, io non riesco a separarmene. Tra questi pensieri, c’è spesso il mare – che per me, appunto, è sempre stato un viaggio, e mai una casa.

L’ultimo mare che sento di aver vissuto almeno un po’ è stato l’oceano di Lanzarote (ve ne avevo parlato qui): riguardo spesso le foto in questi giorni di malinconia, e mi ricordo bene quanto le giornate nuvolose fossero belle come quelle di sole.

È strano come il mare sia a volte un unico generico mare, e altre volte diventi Un Mare, o Il Mare. Uno specifico, che ha l’odore di pini marittimi o di spezie esotiche. Ora vorrei prendere il treno e andare al mare: trovarmi di fronte a una spiaggia deserta per il freddo, magari in una giornata di pioggia, e rimanere sola con lui, a pensare.

Mi vorrei stringere nel giubbotto e ascoltare.

E voi, che lo avete fuori dalle finestre, mandatecene un po’, condividete con noi qualche frammento del vostro mare, qualche ricordo, qualche sensazione.

Finché non potremo tornarci, tutti insieme.

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