I limiti della nostra realtà

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I limiti della nostra realtà

È un dato di fatto che ormai la nostra vita è influenzata a livelli più o meno profondi da internet e dai social network. Tramite queste piattaforme siamo bombardati di informazioni, notizie e teorie tra le più strampalate. Oltretutto, ognuno è legittimato ad esprimere la propria opinione, giusta o sbagliata che sia nel modo che più gli garba. Stiamo attraversando un periodo storico in cui ci si informa quasi per sentito dire. Abbiamo a disposizione talmente tanti modi per farlo che a volte siamo tratti in inganno dagli stessi, diffondendo a nostra volta disinformazione e fake news.

Negazionisti, complottisti e storyteller

Roberto Burioni è un fervido fautore della divulgazione scientifica (ovviamente non è solo questo, ma diamo per scontato che lo conosciate), nel tempo libero conduce su facebook un’instancabile lotta contro no-vax, negazionisti del Covid-19 , disinformati e simili.

“Voi non dovete credermi perché sono professore ordinario di virologia al San Raffaele, ma perché in fondo a OGNI ARTICOLO inserisco immancabilmente i riferimenti bibliografici (sempre di riviste di altissima qualità) sui quali si basano le mie affermazioni. Non potete dire “mettetevi d’accordo” perché non può esserci accordo tra chi dice che 2+2 fa 4 e chi dice che fa 5. Se qualcuno dice cose diverse chiedete a lui e non a me su cosa si basano le sue affermazioni. Grazie.”

Ecco uno dei numerosi commenti nella pagina Medical Facts di Roberto Burioni in cui risponde agli utenti che espongono teorie senza basi scientifiche certe. Non sempre le risposte che il famoso virologo dà sono accolte con comprensione, anzi: aizzano una serie di leoni da tastiera che inneggiano alla dittatura sanitaria o ad un atteggiamento anti-democratico, contrario allo spirito di discussione che dovrebbe animare i social.

Il problema non è l’esprimere le proprie opinioni, ma il come. Lo sappiamo tutti: c’è modo e modo e porsi e, diciamocelo, spesso questi soggetti espongono le proprie teorie senza lasciare all’interlocutore la possibilità di controbattere, fornendo fonti di dubbia provenienza o non fornendole affatto. Ormai viviamo in un mondo in cui ci sono sempre più elementi che si fregiano di essere araldi di Verità (con la V maiuscola, perchè è quella assoluta) che ci vengono occultate, senza produrre nessuna prova che li supporti, asserendo altresì che i “poteri forti” le occultano per poter controllare le masse.

Purtroppo la tendenza di alcuni soggetti, più di altri, è quella di diffondere bufale che vanno a sommarsi alla disinformazione. Ecco che nascono gli storyteller, portatori di una realtà distorta, adattata unicamente alla loro visione delle cose e supportata da notizie rimanipolate o addirittura inesistenti.

Ebbene questi internauti, che purtroppo dilagano anche nel nostro territorio nazionale, si dipingono come eroi con il supremo compito di portare la popolazione media ad un risveglio, ad una illuminazione che rischiari le vite di tutti noi.

Le teorie del complotto che queste persone cercano di portare a galla sono le più disparate: dagli attualissimi negazionisti del Covid-19, ai “terrappiattisti”, dalla convinzione che 5G “causi” o “attivi” il Coronavirus (che però non esiste) ai temibili no-vax, per non parlare dei “primi” negazionisti dell’Olocausto. La lista di tutte le teorie cospirative renderebbe questo articolo indefinitamente lungo, mi sono limitata a citare quelle più famose e attuali.

Ma perché? (lo so che non è italiano, ma credo renda l’idea del mio stato d’animo)

Esistono spiegazioni alla base di questi comportamenti antisociali su cui vorrei fare un po’ di luce.

Una di queste vede nell’apofenia una delle cause, nota anche come “patternicity” o “agenticity”. In breve consiste nella capacità di individuare schemi e connessioni in dati casuali o senza alcun senso. Nell’antichità, in pratica, si traduceva in una capacità di riconoscere pericoli anche con pochi indizi, per esempio scorgere un predatore nascosto. Il termine è stato ideato nel 1958 dal dottor Klaus Conrad (psichiatra e neurologo tedesco 1905-1961) che la definì come un’immotivata visione di connessioni accompagnata da una “anormale significatività”, i suoi studi la vedevano accostata a pazienti schizofrenici o paranoidi.

Altre cause sono da ricercare nella pura e semplice negazione: un percorso mentale di “protezione”. La mente tende a minimizzare o addirittura rifiutare ciò che ritiene pericoloso o minaccioso. Nel breve termine si rende una tecnica efficace e utile per affrontare situazioni potenzialmente molto stressanti, dandoci il tempo di elaborare e accettare questi eventi. Mentre nel lungo termine continuare a negare una situazione ci rende ciechi e sordi di fronte alla palese verità. Per quanto la negazione possa essere un reazione psicologica, il negazionismo vero e proprio è invece la decisione politica di ignorare ciò che è scomodo o ritenuto pericoloso per il popolo. Come non citare Trump e la gestione dell’attuale emergenza climatica?

Un ulteriore elemento da non sottovalutare è la necessità delle persone di toccare con mano le cose per poterci credere. La Bbc ha riportato che in Nigeria, per esempio, il lockdown è stato introdotto preventivamente alla diffusione massiva del virus proprio per evitare il collasso del sistema sanitario. Questa misura governativa è stata molto mal vista dall’opinione pubblica che non ha tardato a rispondere con proteste a livello nazionale. Molti abitanti, infatti, hanno avuto una sorta di rifiuto psicologico al pericolo che una pandemia rappresenta, preferendo negare l’esistenza del problema piuttosto che riconoscerlo.

Uno dei fattori sociologici che vede coinvolte le masse è la necessità di sentirsi parte di qualcosa di più grande, di essere gli eroi della propria storia e di ergersi sopra gli altri. Ecco che subentra quindi un aspetto quasi narcisistico della personalità che vede in sé stesso il salvatore, ma che allo stesso tempo ricerca il riconoscimenti di altri come lui. Queste teorie hanno un discreto successo perché attirano persone che hanno la necessità di sentirsi più sicure e in grado di controllare una situazione ritenuta stressante o pericolosa. In realtà, ottengono solamente di renderla ancora più incerta, sfociando in comportamenti e atteggiamenti paranoici nei confronti delle autorità e di chi non la pensa come loro.

Il problema di queste nicchie è che stanno crescendo in tutto il mondo. Ogni gruppo diventa quasi una setta in cui il confronto con altre idee ottiene come unico risultato la riduzione al silenzio (con insulti e a volte minacce) e l’estromissione dal gruppo. Secondo molti psicologi, entrare in questo tipo di ottica, cioè credere ad una teoria del complotto, porta potenzialmente il soggetto ad essere propenso a credere a teorie simili, espandendo sempre di più queste teorie creando una fitta ed infinita rete e di ipotesi e supposizioni.

Cos’è una teoria del complotto?

Le teorie del complotto sono ipotesi che attribuiscono la causa principale di eventi random ad una trama più profonda ed oscura. Il termine è stato coniato nel 1964 in relazione all’assassinio di J.F. Kennedy per descrivere le indagini della commissione presidenziale (Commissione Warren).

La tendenza di queste teoria e ricercare una Verità nascosta dietro ad un evento per come è raccontato dai mass media. Si riconosce un nemico da combattere, spesso identificato nelle istituzioni governative (definiti “poteri forti” o semplicemente degli imprecisati “loro”).

Molti complottisti credono che la cultura di massa non si limiti al solo intrattenimento, ma possa farsi veicolo delle informazioni che “loro” ci tengono nascosti. Spesso e volentieri queste teorie combinano diversi elementi illogici e scollegati fra loro, senza nessuna prova, o comprovate da elementi di dubbia provenienza. Spesso difendono queste teorie asserendo che:

  1. chi vi è coinvolto ne occulta le prove;
  2.  gli scettici sono persone che rifiutano di essere risvegliati e non hanno una mente sufficientemente evoluta ed aperta;
  3. sempre gli scettici potrebbero avere degli interessi politici, o di altra natura; per non cambiare il modo di pensare o di agire;
  4. la complessità delle teorie è dovuta al fatto che alle spalle dei complotti ci sono molti ideatori e spesso ricchi e socialmente influenti.

Quindi?

Il concreto bisogno di molti di ricercare un gruppo in cui riconoscersi ed omologarsi purtroppo a volte porta ad effetti distruttivi e dannosi per la comunità quanto per il singolo. Attualmente le ripercussioni del negazionismo si traducono, per esempio, nell’aggravarsi della situazione ecologica planetaria. Ci mancano solo pochi anni prima di incorrere in effetti irreversibili e c’è un enorme orologio a New York che tenta di ricordarcelo.

Le teorie del complotto non si discostano tanto dal fronte negazionista, ma anzi lo arricchiscono con infondate e irrazionali ipotesi. La necessità umana di dare una spiegazione a dei fenomeni apparentemente inspiegabili e paurosi, lo porta a vedere connessioni e macchinazioni ignote dove non ci sono. Internet ha ulteriormente facilitato il “lavoro”, dando la massiva possibilità di condividere con il maggior numero di utenti le presunte informazioni di cui si è in possesso. Uno dei rischi è di autoalimentarsi a vicenda, sfociando nella creazione di teorie talmente complesse e allucinanti, tanto da poter sfociare in paranoia e comportamenti anti sociali violenti.

Il procedimento mentale che, a mio avviso, avvicina due pericolosi ambienti, negazionisti e complottisti, è la negazione di un evento e la sue conseguente reinterpretazione. Per esempio Trump non è stato rieletto? Sarà sicuramente colpa dei brogli, non può essere altrimenti.

La tendenza a non assumersi le proprie responsabilità, il non voler accettare situazioni che possono essere diverse, la negazione di un evento. In realtà sono tutte circostanze che fanno parte della vita di ognuno di noi prima o poi. Come dicevamo prima, sono meccanismi che possono salvarci la vita in certe situazioni, è vero, ma non possono farlo per sempre. In fin dei conti chiudendo gli occhi la sera riuscite a dormire, ma la mattina è necessario riaprirli per poter vivere la giornata, no?

Solo perché una situazione non ci tocca direttamente non significa che non esista o che sia una montatura. Gli effetti delle nostre azioni (banalmente: il riciclaggio) si ripercuotono nel mondo, che noi lo vogliamo accettare o meno.

Ci sarebbero moltissime altre cose di cui non abbiamo parlato, è un argomento talmente infinito da non lasciarsi spiegare in così “poche” parole. Nel momento che stiamo vivendo credo sia importante mantenere la lucidità, informarsi e accertarsi sempre della correttezza delle nostre fonti e mettersi sempre in discussione…o quanto meno non prendere a testate la gente!

 

Anna Campanaro

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