Scelgo di essere esagerato

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Scelgo di essere esagerato

È successo che la mia partner ha un fratello, alle volte capita. Quel fratello va a scuola, capita anche questo, non abbastanza, ma capita. Lui è in classe con un’altra ragazza, che si è scoperto avere il covid. Capita pure questo, purtroppo.
Alcuni chiamano i malati di Covid “infetti” che, per carità, tecnicamente è vero, ma ho visto troppi film di zombie per tollerare epiteti del genere.
Il fratellino è stato impacchettato e portato a fare un controllo, è stato “tamponato” e poi rispedito a casa. Ovviamente tutta la famiglia, per precauzione, rimane a girare per la magione senza la possibilità di uscire in stile “The Others” attendendo la mail di conferma che “va tutto bene.”
Molte famiglie hanno vissuto questa esperienza che pare molto più semplice di quello che è in realtà, “stare a casa” non è un sacrificio che tutti possono permettersi, non è una vacanza, è un rischio per molti, economico più che sanitario.

La mia partner è passata a trovarmi la notte dopo il primo contatto del fratello , non lo sapeva ancora, ma è successo. Morale, in percentuale molto più esigua, sono a rischio anche io.
Ho deciso , in tutta coscienza, di rimanere in casa e evitare contatti per la manciata di giorni che occorrono per il riscontro del tampone.
Lo so, lo so. La legge dice che non è obbligatorio farlo con questa i contatti di terzo grado, non c’è nessun protocollo che ti obbliga di stare a casa.
Ma, per sicurezza, ho deciso di farlo comunque. Faccio un lavoro che me lo permette fortunatamente e ho deciso di farlo.
Ne ho parlato tramite i miei canali e le risposte mi hanno sconcertato alquanto.

I riscontri sono stati diversi, ho trovato dei semplice “stai esagerando”, per poi passare dai “non sei obbligato a farlo” per chiudere con “non dovresti farlo”
Il “stai esagerando” posso comprenderlo anche se non lo condivido, preferisco esagerare che poi fare del male agli altri. Vedo le proteste a Roma di questi giorni, dove migliaia di persone si sono riunite per manifestare contro le mascherine e penso che no, non sto esagerando.
Il “non sei obbligato a farlo” è vero, non lo sono. La cosa che mi dispiace davvero è che per molti, come fossi alle elementari, “non essere obbligati” a fare qualcosa è sinonimo di non farlo, di evitarsi una rogna, invece che avere la possibilità di scegliere sulla questione. Chi te lo fa fare? Ma esci! Su! Se lo sceriffo ha detto che puoi la responsabilità non è tua, è sua se fai casino.
L’ultimo, il più grave è l’estremo: “non dovresti farlo.”
E qui mi trovo in difficoltà, perchè non vedo il motivo di una tale affermazione, potrei rischiare di dare il cattivo esempio ad altri? Aiuterei le corporazioni malvage che ci vogliono con la mascherina? Il 5g? Non riesco ad afferrarne il pallido motivo.
L’unica cosa che posso cercare di razionalizzare sono la presenza di preconcetti, esperienze che hanno creato in un individuo una scarsa propensione alla curiosità alla voglia di comprendere. Vivere pensando che “se non lo capisco, è un complotto” o qualcosa del genere.

O anche semplicemente la mancata esperienza diretta, la pazienza sempre più sottile di chi è stato subissato da notizie allarmistiche e contradittorie per mesi, che ha dovuto resistere a code, preoccupazioni e quarantene.
Tuttavia queste non sono giustificazioni, sono motivazioni, tra le altre, che sottolineano la presenza di un ostacolo, di una sfiducia che si traduce in queste uscite che, a pioggia, possono fare danno in una situazione così particolare.
Io oggi scelgo di essere esagerato invece che altro.

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