Mao Cipollino e Gianni Rodari Turista in Cina

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Mao Cipollino e Gianni Rodari Turista in Cina

Forse non tutti sanno o conoscono bene il rapporto che Gianni Rodari ha avuto fin dagli esordi con la Cina. Sì, certo, si legge facilmente nelle biografie dei suoi giri nell’URSS e forse qualcuno ha anche sentito parlare del romanzo “Turista in Cina”.

Ma la cosa che, almeno per me, fa più effetto che è Gianni Rodari è diventato famoso prima in Cina e poi in Italia.

Gianni Rodari va in Cina nel 1974 quando ormai in Italia sta già pubblicando con Einaudi e in Cina è un best seller, e racconta del suo impatto cinese.
Ma ci torniamo dopo, perché dovete sapere che se Gianni Rodari si affermò nei Paesi dell’Est, lo deve essenzialmente al suo Cipollino. Ebbene sì, il Romanzo di Cipollino, poi riedito con il nome Le Avventure di Cipollino, narra delle avventure di un eroe che non nasce eroe ma semplice e povero ortaggio, che riesce a ribellarsi alle ingiustizie subite da parte di Principe Limone e dell’aristocrazia locale fatta da verdure e frutta crudele.

Solidarietà e comunione, rivoluzione e giustizia: Cipollino passa instant da eroe ortofrutticolo a simbolo della rivoluzione rossa.

Veicolato da traduzioni russe, interpolazioni e accorciamenti che chissà quale significato hanno finito per rappresentare, Cipollino arriva in Cina e lì c’è il Balzo in Avanti del verdurino coraggioso con l’equivalenza: MAO = CIPOLLINO.
Anche se suona blasfemo in un certo senso, specie considerando il rispetto e la cura con cui la Cina ancora si esprime nei confronti del Grande Timoniere, in realtà fu proprio questo il successo di Rodari in Cina. La semplicità che racconta e racchiude grandi significati.

 

E così negli anni ’70 si reca a far visita al Paese di Mezzo, dalla quale invierà alcuni reportage dedicati alla scuola, alla sanità, alla vita quotidiana di quella gigantesca utopia del tutto sconosciuta in Occidente. Dal viaggio di venti giorni nella Repubblica Popolare, trae un romanzo intero, il “Turista in Cina”, che si trova legalmente e facilmente qui se volete leggerlo.
Vi riporto giusto l’incipit per farvi capire quanto un approccio possa essere ampio eppure specifico, momentaneo eppure eterno, a un Paese come la Cina, perché vi assicuro che nonostante siano passati tanti anni, chi ha viaggiato laggiù può condividere queste parole.

“Dopo essere stato venti giorni in Cina, il Turista è combattuto tra l’impressione di esserci rimasto venti minuti e quella di averci passato venti mesi. I giorni, nel ricordo, sembrano mesi se egli fa l’inventario di ciò che ha visto: cinque grandi città – Canton, Huangchen, Shanghai, Nanchino, Pechino, più una piccola, Foushan; e fiumi, laghi montagne, fabbriche, comuni agricole, scuole d’ogni grado, ospedali urbani e ambulatori di campagna, musei, pagode, monasteri, palazzi imperiali e case popolari…”

E l’elenco continua per un’altra mezza pagina, incantando e lanciandoti là subito, in un tempo e uno spazio a sé stanti.

Cina e Italia come vedete, hanno legami molto più forti di quelli che possono trasparire dai movimenti economici attuali. Ora non sarà certo un finale in stile NONCIELODICONO, ma devo per forza puntualizzare questo.

Sapete che nel 2022 ci sarà l’Anno della Cultura e del Turismo tra Cina e Italia?
E che in origine era proprio per questo 2020?
Uno giustamente, per quel che gli vien detto, potrebbe pensare, che cosa diamine condivide di culturale l’Italia con la Cina?

Beh, pensate a Marco Polo e Matteo Ricci, da una parte e dall’altra sia cinese sia italiana, sono stati esempi unici di casi positivi di interazione culturale tra Oriente e Occidente. Negli scritti di Polo, negli insegnamenti di Ricci, non c’è mai stata l’ambizione egemonica o coloniale che ha caratterizzato l’Occidente in maniera discutibile (e spesso disgustosa) durante tutta la sua carriera esplorativa.

Allora per una volta possiamo essere fieri e imparare lezioni positive di storia e cultura, esempi davvero nostri e unici, e cercare di andare a conoscere ed esplorare sempre più un mondo che ha tanto da migliorare ancora, ma anche da offrire e altrettanto da insegnare.

 

Alessandra Zanetti – Furibionda

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