La buona scuola è solo un fantasy?

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La buona scuola è solo un fantasy?

La scuola ricomincia, ma per chi? A chi va di andare a scuola?
Il classico “non voglio andare a scuola” non è mai stato così strano come in questo 2020.
Tralasciando tutte le componenti politiche, sanitarie, dinamiche sociali varie eccetera, colgo l’occasione del tema scolastico per scrivere qualcosa che sento mio più che mai.

Ognuno di noi ha ricordi differenti della scuola, anche tra stessi compagni di classe, perché ognuno vive quel momento delicato dall’infanzia alla fine dell’adolescenza con moti e sentimenti assai diversi. Per me la scuola è la cosa più importante che ci sia e non lo dico da insegnante, lo dico perché è il motivo che mi ha spinto a diventarlo. E ho un’idea tutta mia, tutta contestabile, tutta fuori dagli schemi delle istituzioni italiane. Questo non vuol dire che non rispetti chi stia all’interno di questa cornice o che la mia ideologia sia migliore, semplicemente io non ci sto per niente. O meglio preferisco battermi per un qualcosa che non debba già di per sé essere ostacolato sul nascere per una serie di gap e buchi di trama di una storia dove l’insegnante è diventato sempre più lontano da ciò che in origine era.

La mia ispirazione sono i greci antichi, per i quali la figura di docente era quella di guida e ispirazione, atti a formare la classe politica del futuro, nei casi più elevati, o almeno dare una base di cultura ed ETICA ai cittadini comuni.
O ancora i romani, che davano peso e spazio tanto alla preparazione fisica quanto a quella mentale, basti pensare a Cesare che era condottiero e letterato, nonché mecenate per artisti.
E poi ovviamente, la mia amata Cina aveva delle solidissime basi di istruzione a partire dalla giovinezza con insegnamenti dalla matematica alla ritualità, dalla letteratura alla retorica. Il culmine si raggiungeva con gli esami imperiali, una tappa obbligatoria frutto di anni di studio e cultura e unica strada per aver accesso alle cariche pubbliche.

Questo solo per parlare di cose che so e che ho studiato per anni e anni.
Poi andando a leggere articoli di un argomento che mi appassiona, ho scoperto che la figura dell’insegnante in altre culture come quella islamica è assolutamente vista con rispetto e ammirazione. Questo è solo uno degli articoli a riguardo che vi consiglio di vedere per capire di cosa stiamo parlando.

Tutto ciò è per domandarvi:
Come diavolo si è arrivati a considerare l’insegnante un esempio fallimentare?

Perché è da oltre dieci anni che devo combattere con l’idea stessa del “Se non riesci a eccellere in un campo, allora lo insegni”.
No, se non riesci a eccellere in un campo, anzitutto non è detto che tu faccia schifo perché è vero che è bello essere i numeri uno, ma oltre al primo posto, che è per definizione solo uno, c’è tutto il resto di numeri che, su 7 miliardi di persone, se permettete, possono essere alquanto alti. Ma cifre a parte, quello che detesto è il ruolo dell’insegnante così come è ormai percepito in Italia.

Da una parte funzionari pubblici svogliati e incompetenti che alimentano uno stereotipo di abbassamento di preparazione e interesse nella scuola; dall’altra una componente di persone appassionate che soffrono del pregiudizio creato dai primi e soffrono di una bassa considerazione e possono giusto aggrapparsi alla propria passione.
È mai possibile che in una società avanzata, la figura di chi deve formare i cittadini del futuro possa essere considerata inutile, sostituibile e intercambiabile da chiunque, e non debba essere messa a giudizio stesso di chi ne usufruisce?

È dai tempi del Garden di Balamb che mi domando perché mai non si possa avere (oltre al livello estetico) qualcosa di organizzato così bene e che possa preparare in maniera completa i propri studenti. Ma poi la cosa si estende a ogni fantasy dove ci sia dell’educazione, basti pensare a Harry Potter o evitare di pensare a Twilight.

Nei miei libri fantasy Jewels of the Crown scrivo molto di questo: ne ho parlato anche su youtube e vi invito ad andare a vedere la questione educativa nel mio universo. Naturalmente essendo il mio mondo, faccio quel che voglio e dunque tratto l’educazione con l’importanza che merita.
Nell’ultimo capitolo della saga, esplicito forse anche fin troppo come nella mia società ideale debba avvenire l’educazione.
Per esempio, gli insegnanti sono responsabili del rendimento dei propri alunni, e sono anche i docenti a essere dunque valutati in base ai risultati ottenuti. Oppure un sistema competitivo di premiazione permette ai ragazzi di essere attivi e reattivi, pronti e consapevoli di ciò che potranno diventare in futuro.
Un metodo forse troppo vulcaniano ma che crea classi dove davvero l’istruzione e l’educazione vengono messe in atto.

Eh ma l’ansia da prestazione, non è giusto mettere pressione perché ciò crea disagi emotivi…
Tutto spiegato nella giusta ottica in realtà, previene solo uno scontro troppo duro con la realtà quando si sarà adulti. Se vivi in una campana di vetro, è ovvio che quando essa verrà scoperchiata e rimarrai con il tuo diplomino in mano, questo non potrà proteggerti dalla vita vera, ma ciò che hai imparato e per cui ti sei preparato sì.
Non ci saranno certamente solo rose e fiori, ma se di base un sistema si fonda su cultura e rispetto, è evidente che troppe falle non potranno sussistere.

Purtroppo però, si viaggia sempre nel mondo della fantasia.

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