Una storia vecchia

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Una storia vecchia

Nel Nord-est dell’Italia c’è una valle che, per quanto piccola, sa il fatto suo. Sulle sue spalle porta la catena delle Tre Croci, che fa parte delle Piccole Dolomiti. Un gruppo montuoso di tutto rispetto; apri gli occhi e te li trovi davanti ogni mattina come se fossero lì per suggerirti parole che non capisci, che non comprendi ancora, ma poi te ne dimentichi e la magia si spezza nel tram tram quotidiano, ma loro restano ad attendere che tu abbia tempo per loro, per capirli, per ascoltarli, per onorarli.

 

Io sono nata qui, con la maestosità di queste montagne negli occhi e nel cuore.

 

Vi assicuro che crescere con questo panorama dà un’aspettativa diversa della vita, un modo forse più tenace di affrontare le cose, perché quando sei in montagna, un po’ te la devi saper cavare, anche solo per fare due passi. Certo, adesso è facile, con tutte queste cose che ci rendono la vita più accessibile in ogni modo immaginabile. Ma neanche 20 anni fa era diverso, la natura ti viveva appiano, in un verde abbraccio che ti cingeva completamente.

 

Sono tornata quest’estate con un po’ di calma, per godermi tante cose, ma anche loro: le mie montagne. Quassù sembra che la vita scorra in modo diverso, le cose ogni sembrano quasi rimanere le stesse, forse, la magia che permea queste montagne, questi fiumi e queste rocce è quasi palpabile, certamente si respira.

 

In questa valle nasce un fiume, le cui acque sono da secoli conosciute per le proprietà terapeutiche e termali. I contadini si sa, hanno le loro tradizioni, le loro storie e le loro leggende, è difficile eradicarle se non quasi impossibile, ma è proprio nelle loro tradizioni che risiedono le radici delle nostre culture. La mia leggenda preferita di quando ero bambina è sicuramente la storia della Montagna Spaccata. 

La leggenda narra di due giovani amanti: Etele e Giordano. Etele era un’Anguana, figlia di Uttele la loro regina. Si dice che le Anguane erano maghe dei boschi e delle acque e che potessero essere scorte nelle notti di luna piena intente a cantare, ballare e stendere panni incredibilmente bianchi sulle alte rocce. Erano creature di un fascino tale da essere irresistibili agli occhi degli uomini che le vedevano. Una notte Giordano, un umile boscaiolo, avvistò Etele e subito se ne innamorò, a nulla valsero le parole dei suoi compaesani che tentarono in tutti i modi di dissuaderlo dal chie

derla in sposa. La stessa Etele insisteva nel non procedere con le nozze, sapeva, infatti, che sarebbe stata costretta ad abbandonare il suo amato una volta che sarebbe mancata sua madre, la regina delle Anguane.

 

Ma l’uomo non ne volle sapere di ascoltare nessuno, udendo solo il suo cuore. Fu così che alla fine Etele si decise a sposare il giovane, vissero in una capanna del bosco per lunghi anni felici. Purtroppo, una mattina il destino di Etele si compì: ancora abbracciata al suo sposo addormentato, sentì la chiamata delle Anguane e seppe di dover ritornare nel bosco poiché Uttele era morta. Con grande rammarico, si alzò di fretta dal talamo e corse via, svegliando Giordano che la rincorse nel bosco fino ai piedi di un’alta rupe quando un forte boato scosse di colpo la terra e ruppe la roccia esattamente a metà, fagocitando la sua amata al suo interno. Il bosco aveva reclamato la sua Anguana. Giordano tentò invano di gettarsi anch’esso al suo interno, ma venne invece spinto a valle dall’acqua che si mise a sgorgare in quel momento dalla roccia. È proprio il torrente Torrazzo, che nasce dalla Montagna Spaccata, ad essere ancora il simbolo dell’amore eterno dei due giovani.

 

Storicamente parlando, le Anguane sono figure mitologiche della zona delle Venezie, delle Dolomiti e della Lombardia. Strettamente imparentate con le ninfe greche e latine, sono conosciute con molti nomi (aguane, guane vivane, ecc) a seconda delle tradizioni, ma riconducono sempre al loro legame con le acque. Sono spesso rappresentate come donne bellissime dai capelli lunghi e rossi, che potevano essere spiate nelle notti di luna piena intente, appunto, a ballare, danzare e lavare candidi panni e a stenderli sulle rocce dei monti più alti.

 

Ma non erano solo questo, ovviamente. In quanto esseri soprannaturali e a volte semi divini erano dotate di poteri magici. Alcune tradizioni le dipingono coi piedi di capra, dispettose e iraconde, altre invece come benevoli protettrici degli uomini che si rivolgevano a loro. Queste figure erano dotate di enorme carisma, ammantate, tuttavia, di una profonda dualità che s’intreccia nelle molte storie e leggende che le riguardano.

 

Le Anguane sono tradizionalmente esseri strettamente legate alle acque in un modo o nell’altro, si dice appartengano alle sorgenti nei boschi, ai laghi o ai fiumi montani. Altre versioni le vedono rintanarsi nelle “buse” nel folto dei boschi per attirare umani incoscienti. In ogni caso, tra i molti poteri che sono loro attribuiti troviamo: la capacità di volare, la predizione del futuro, la capacità di far sgorgare un torrente. Ma sono anche capaci di grandi atrocità, se vengono maltrattate.

 

Le storie della mia terra mi sono sempre state molto care, da adulta (più o meno dai) riscoprirle è una magia ancora più grande, è l’emozione di saper tornare bambina e sgranare ancora gli occhi di fronte a queste storie, di cogliere i messaggi che allora potevano sembrare inarrivabili. Ripercorrere i sentieri di quando ero piccola, con gli occhi di oggi, ha tutto un altro sapore, ma ogni tanto nel fitto del bosco, quando il silenzio della civiltà ti avvolge, lo scroscio dell’acqua ti culla e la luce del sole filtra pigra tra le fronde, ancora oggi quel sapore di magia me lo sento addosso.

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