Stare al mare: siamo ciò che vogliamo essere?

Reveal more

Stare al mare: siamo ciò che vogliamo essere?

La cosa che amo di più al mare è leggere.

Sarà che durante l’anno ho meno tempo, o se non altro molto spesso è una necessità di informazione più che non un piacere e basta senza alcuna finalità, ma per me mare, fin dai tempi delle medie, ha sempre significato “lettura libera”.
Amo anche stare in acqua, nuotare o stare a galla, giocare a palla o a racchette, o se c’è vento, anche a bocce perché ho 190 anni dentro.
Amo scrivere al mare, che mi sa nutrire di un’ispirazione che altrove arriva quando vuole, mentre qui faccio scorpacciate su scorpacciate. Il punto è che a me piace stare al mare. E mi piace come mi fa sentire, la persona che divento, le emozioni che provo.

Per me “stare al mare” è proprio un modo di essere.
Ogni attimo, ogni istante, vicino all’elemento che sento più mio, mi rifocilla più di ogni caffé o disgustoso energy drink che ti serve per andare avanti durante l’anno.
Allora come ogni volta che vado al mare, mi sono portata dei libri da leggere. Libri per puro piacere, ripeto, non perché devo preparare o studiare qualcosa.
Alla fine però le cose che amiamo ce le portiamo sempre dietro, e così senza quasi accorgermene metà dei libri che ho con me sono sulla Cina.

Ho iniziato da Tredici Saggi sul T’ai Chi Ch’uan (anche se io preferisco il pinyin taijiquan): un libro palesemente da spiaggia.
Perché è un libro da spiaggia? E soprattutto, cos’è un libro da spiaggia?
Sembra quasi che sia dispregiativo per un libro dire che è da spiaggia, come se davanti al mare uno diventasse più stupido.
Restituiamo valore e dignità alla lettura estiva, con o senza ombrellone se c’è troppo vento.
Io a 15 anni mi leggevo Guerra e Pace. Però sotto l’ombrellone perché ero troppo goth e dark per prendere il sole.

Il mare è sempre stato il mio grande amore.

E come ogni grande amore, ti porta verso ciò che sei davvero. La frenesia, la routine, le persone, mi conducono sempre verso un baratro di superficiale ansia e iperattività tossica che non fanno bene a nessuno, né a me né a chi mi sta intorno.
Ogni volta mi riprometto di rimanere fedele a me stessa ma poi il mare si allontana e io pure.

Perché ci dimentichiamo di chi siamo solo perché “abbiamo di meglio da fare”?

Tredici Saggi sul T’ai Chi Ch’uan è un libro meraviglioso, pieno di strane teorie e incredibili spunti per far valere la propria interiorità sul resto. Perché il qi va coltivato sempre, non importa dove tu sia, ma far sprofondare il tuo qi nel dantian, 丹田之气 è la base per la pratica del taijiquan.
Allora, dirai tu amic* che leggi, a me non frega niente del taijiquan e quindi smetto di leggere qui.
E qui ti sbagli, amic* che leggi, perché il Taichi è una pratica che ti dovrebbe fregare se ti frega di te stesso. O meglio, non sto dicendo che questo pensiero (sì, il taijiquan è più una filosofia che uno sport) è l’unico modo di vivere, ma è un modo di vivere, appunto, ed è un modo che fa bene.

Io sono piuttosto eclettica e cerco di prendere il meglio da ogni cosa che vedo, sperimento, vivo. Ho intrapreso da tempo una via che mi sta permettendo e mi permetterà di conoscere sempre meglio me stessa e stare meglio con me stessa. Le vacanze sono sempre momenti di punto e a capo, di buoni propositi, degli eterni capodanni. Per questo ho deciso di parlarvene ora, anche se la mia strada è iniziata da tempo, da prima del mare. Ho deciso di parlarne ora con tutti voi come buon proposito del condividere quello che sto sperimentando.

E quello che sto sperimentando va dallo Yoga al Taichi, dalla meditazione al fare semplice attività fisica tutti i giorni, con una routine e un approccio mentale nuovo. Non diverso da ciò che sono sempre stata, ma più consapevole e meno imbarazzata, perché talvolta basta davvero solo pensare per attivarci. Così ora sto vivendo meno timorosamente la mia spiritualità perché sì, siamo fatti di essere più che di avere.
Siamo fatti di pensiero più che di cose.

E perché dobbiamo vergognarcene, ricoprendoci di cose, inabissando il nostro io, soffocando la nostra essenza, non coltivando il nostro qi? Volevo parlarvi dei libri da spiaggia, ne ho altri con me. Uno sull’alimentazione corretta secondo la medicina cinese, uno di Saramago “Le intermittenze della Morte” e un libro game.
Vi parlerei di tutti questi libri, e lo farò o forse l’avrò già fatto sui miei socialz mentre starete leggendo queste righe.
Il punto è che avrei potuto prendere ispirazione da ognuno di loro, ma sarei arrivata a dirvi la stessa cosa.

Non aspettate una pausa, un nuovo inizio, una nuova pandemia.

Siate quello che volete essere senza paura. Sempre.

Siate sempre “al mare”.

Lascia un commento

Previous post Sea of Thieves e la rappresentazione dell’acqua nei videogiochi
Next post Era il tempo di Giochi Senza Frontiere