Spooky women – Le donne che fanno paura

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Spooky women – Le donne che fanno paura

 

Se uno pensa a una donna che fa paura, cosa può venire in mente? Una fattucchiera, una strega, una di quelle magari del sabba nella meravigliosa copertina di Lisa Merletti di questo mese. Sicuramente loro inquietano qualche animo.
Tuttavia le donne che fanno paura sono tante.
Le donne che fanno paura sono quelle -perdonate la banalità– con le palle.
Quelle che dicono qualcosa che non ti aspetti, che non puoi prevedere.
Quelle che ti sorprendono con un sorriso in una situazione difficile, quelle che ti rispondono a tono quando fai un commento non richiesto.
Quelle che senti il bisogno irrefrenabile di zittire perché non sai come affrontarle, dunque le sminuisci e allontani, più da loro stesse che da te.
Attenzione, non sto scrivendo un pezzo “anti-uomo”, no, lungi da me, ma mi voglio pronunciare contro questo pensiero di pseudo machismo, di ottusa superficialità, di schematizzazione logorante che affligge la nostra era.
Tutte le epoche hanno avuto i loro momenti bui, per carità, quindi ok va bene grazie, in quanto donna oggi posso non essere obbligata a sposarmi e far figli (parliamone), o ad andare in convento o a far la prostituta. Ma di base, il pensiero che c’è dietro i movimenti di questo mondo, le pressioni sociali, le aspettative e le pretese sono ancora così legate a stereotipi di genere tanto da limitare, se non danneggiare, la maggior parte di noi.
E con noi non intendo solo le donne, ovviamente.

Di rado mi schiero, ancor più di rado mi espongo con ciò che penso. Negli anni mi hanno convinta che le mie idee fossero stupide, che non fossi in grado di esprimere o di sostenere ciò in cui credevo. Quando ero adolescente, ero incredibilmente attiva a livello politico, mi interessavo e studiavo perché volevo sapere cosa succedeva, volevo cambiare quel che avevo intorno. Poi ho iniziato a sentirmi dire quel che mi avevano sempre detto in realtà, solo che ho iniziato a crederci.
Non ero abbastanza, per far qualcosa dovevo essere qualcun altro, la differenza non la fai certo tu.

Non sei abbastanza intelligente, non sei abbastanza ricca, non sei abbastanza bella.

Così piano piano mi sono allontanata da me stessa. Del resto senza carte, come giochi una partita? Ho richiuso in un angolino il mio impegno e il disinteresse generale è diventato il mio.
Non posso farci niente.
Quante volte lo diciamo?
Però la mia natura battagliera non poteva sopirsi del tutto, quindi a modo mio ho cercato di cambiare le cose, vuoi con l’insegnamento, vuoi con la scrittura, vuoi anche solo con facebook. Talvolta non mi basta, ma i miei fantasmi mi perseguitano e mi bloccano ogni volta che voglio schierarmi da qualche lato.
Piano piano ho ricostruito quella parte di me che volevo annegare, le ho dato una forma e una voce ma ripeto, non basta.
Ancora ripenso a chi mi ha detto “Sei troppo vecchia per fare video su youtube” o ancora “Non frega a nessuno di quello che fai”, per non dimenticare il tipico “Con la cultura non si mangia”.

Ma il mio preferito è “Non sei abbastanza femminile”.

Che cosa significa? Chi deve essere femminile e perché? Per dimostrare che cosa? Che lavoro sto facendo per doverlo essere?

Devo avere due braccia? I capelli? Ditelo all’Imperatrice Furiosa.

Ma parliamo del concetto di femminilità. A meno che non si parli di “sii più scollata” dunque provocante, è una debolezza.
Devi rispettare determinati canoni altrimenti non sei considerabile “Donna”.
Se ci si riferisce a tratti caratteriali di emotività e sensibilità poi, ancora peggio.
Per non parlare degli uomini: gli uomini femminili sono le checche, quelli troppo gentili, troppo permissivi, troppo sensibili. E non è questione di uomo o donna, ci sono donne che fanno paura perché disprezzano chi non è abbastanza “macho”.
Quelli che pongono dei canoni per uomini o per donne entro cui stare, fanno un danno enorme a chi non ci si rispecchia, non perché non debbano esistere distinzioni, ma perché queste categorie non ammettono diversità. E siamo tutti diversi quindi se proprio dobbiamo raggrupparci, non raggruppiamoci per genere maschile o femminile, forte debole, bello brutto.

Se proprio dobbiamo fare questa lotta, facciamola tra il genere stronzo e quello che non lo è.

Tu puoi essere uomo donna o chiunque tu voglia ed essere comunque una persona meravigliosa che si cura e rispetta le vite altrui.
Parimenti puoi fare schifo a prescindere dal genere che ti rappresenta.
Il problema non sono le donne forti che fanno paura.
Quello che fa paura è la diversità da ciò che siamo.
E ciò che siamo spesso non lo conosciamo bene nemmeno noi! Non ci rendiamo conto che noi per primi siamo (o dovremmo essere) un ciclo di continua evoluzione. Eppure, la semplicità e la banalizzazione della vita, unite alla fretta, all’ignoranza, alla superficialità, portano l’umanità a guardare appena qualcosa, e giudicarla subito, ponendola nel cassetto del “buono” se somigliante, e del “cattivo” se diverso e più difficilmente comprensibile.
Non sono parole semplici per me, sono stata in dubbio fino all’ultimo se pubblicare o no questo articolo, ma quel che mi ha convinto è stato un pensiero che ho rivolto a me stessa.

Questa è la tua storia. Più lunga e complessa di un articolo, sicuramente. Ma pensa alle infinite storie di chiunque voglia leggerti.
Pensa a tutte le volte che LORO non hanno detto ciò che pensavano, a tutte le storie molto più complesse e dolorose magari, che hanno vissuto e vivono.
Quante volte ti sei sentita sbagliata solo perché ti hanno fatto un complimento di troppo, ma tu volevi essere presa sul serio perché ti sei impegnata in un lavoro e non per come ti sei messa il rossetto?
A tutte le volte che non sei stata presa in considerazione solo perché non stavi urlando.
A tutte le volte che hai dovuto sorridere mentre il tuo capo ti umiliava facendoti il culo per un maglione storto o una bottiglietta spostata, solo perché alcune persone sono così minuscole che possono solo abusare del proprio potere per sentirsi qualcuno.
A tutte le volte che in virtù del dio denaro, hai ingoiato rospi che poi hai vomitato per il resto del mese stando così male da preferire una vita di stenti a una vita stentata.

Se ci fosse stato qualcun altro a dirti che ci era passato come te, anche solo un “I feel you bro”? Non ti saresti sentita meglio?

Chiunque legga queste parole, magari, penserà di essere meno solo e meno sbagliato.

 

2 comments

  1. Claudia Andreetti
     —  Rispondi

    Grazie Alessandra , un articolo scritto bene… mi ha sollevato un po’ l’animo sapere che altre persone hanno gli stessi miei “pensieri” .

  2. Gio
     —  Rispondi

    sante parole. Capisco tutto, condivido ogni frase, e capisco anche la lotta interiore del “pubblicare o no?”.
    Hai fatto bene a scrivere, a condividere. Ha un che di liberatorio anche per me

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