La Strega è Donna

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La Strega è Donna

Strega. Vi sarà capitato mille volte durante la vostra vita di sentire questo termine. Voi come ve la immaginate una strega? Brutta, cattiva, vecchia, con grossi porri sul naso, con una scopa, un gran cappello nero a punta e in compagnia di un fedele gatto nero.

Innanzitutto, il termine di per sé deriva dal latino “strix” o “strige”, nelle leggende latine era un uccello notturno nato da una metamorfosi, costretto a cibarsi di sangue e carne umana. Da questo derivano i termini “strega” in italiano, “strigoi” del rumeno e “shtriga” dell’albanese.

Verso la fine del Medioevo e l’inizio dell’Era Moderna, precisamente nel 1486, venne redatto da due monaci domenicani tedeschi, Heinrich Institor Krämer e Jakob Sprenger, il famoso Malleus Maleficarum (il Martello delle Streghe), divenuto celebre anche grazie all’introduzione della stampa. In questo tomo venivano descritti i modi per riconoscere la stregoneria e il motivo per cui le donne ne erano più “affette” degli uomini, le varie forme di stregonerie e come combatterle e infine il modo in cui riconoscere una strega e i metodi giudiziari da praticare (comprensivi di torture e morte sul rogo).

Sarebbe riduttivo addurre le cause della caccia alle streghe solamente a questo tomo (che sfociò in una serie di libri dedicati all’argomento). La misoginia ha radici ben anteriori a questo libro, ma le fedi monoteiste non fecero altro che accrescere quest’odio irrazionale nei confronti della donna. La femmina in ogni società è sempre stata considerata capace di fenomeni speciali: è in grado di sanguinare una settimana al mese senza morire, è in grado di inglobare il sesso turgido dell’uomo per restituirlo flaccido e, nove mesi dopo, dare alla luce una nuova vita. La spiegazione del mistero della vita si riconduceva alla capacità della donna di privare l’uomo di energia vitale, quindi di potere, per poter partorire un figlio.

Questi e molti altre erano i motivi per cui la donna, considerata impura, doveva essere soggiogata all’uomo, per poter essere controllata, per potersi assicurare una discendenza che fosse certa, perciò il tradimento di una donna non era assolutamente alla stregua di quello di un uomo, che era invece accettato e incoraggiato per dimostrare la propria virilità.

Basti pensare che grandi filosofi come Platone, Pitagora ed Euripide consideravano la donna intellettualmente inferiore, volubile, frivola, dedita ai piaceri della carne e, fino alla sua morte, soggetta alle decisioni di un uomo, prima del padre poi del marito che potevano disporne a proprio piacimento. Una cosa che mi ha sempre incuriosita è che nel momento in cui la donna non riusciva ad avere prole, il “malfunzionamento” era necessariamente suo, non è mai stato preso in considerazione, fino ai giorni nostri, che potesse essere l’uomo ad essere infertile e non la donna.

Nel Medioevo la donna poteva avere duplice valenza: essere demoniaco e tentatore oppure essere perfetto, puro e angelico, figura nutrita dalla mentalità cristiana che voleva la donna, colpevole del peccato originale, soggiogata all’uomo. La donna difficilmente aveva la facoltà di uscire di casa se non accompagnata, per non destabilizzare l’ordine sociale. La sua libertà era limitata e difficilmente le era concesso di svolgere mansioni, si occupava infatti della sfera privata, del crescere i figli e del mantenere la casa, tranne nei casi di estrema povertà in cui erano costrette a lavorare.

È naturale che nel corso dei secoli il ruolo della donna avesse assunto nella sua figura anche il ruolo di guaritrice in quanto era colei che doveva occuparsi dei figli, del suo uomo e del far partorire le altre donne. Unito al fatto che è ritenuta responsabile della scoperta dell’agricoltura, otteniamo la sua figura di erborista e detentrice della conoscenza della medicina naturale. Nel corso dei secoli, col formarsi delle corporazioni e dei monasteri risultò scomodo il fatto che la donna avesse così tanto potere soprattutto in realtà rurali e magari più legate alla terra.

Mi sembrano ora abbastanza chiare le cause che condussero la società patriarcale e profondamente cristiana alla spietata caccia alle streghe che caratterizzò i secoli tra il 1300 e il 1700. Non è mai stato riconosciuto come un vero e proprio sterminio, perché, in fondo, il maschio era conscio del fatto che l’eliminazione totale della donna significava l’estinzione, ma nessuno mancò di punire e purgare qualsiasi donna che si discostasse dai canoni sociali del tempo. Il numero delle vittime che oggi sono documentate è irreale rispetto a quelle realmente mietute da questo movimento spietato.

In fin dei conti, finora abbiamo parlato tanto della donna, ma chi potenzialmente poteva essere definita “strega“?

In realtà strega poteva essere chiunque, sebbene furono bruciati anche alcuni uomini ritenuti stregoni, le vittime dell’Inquisizione furono per la maggior parte donne. Donne indipendenti, sole, non sposate, guaritrici di campagna, prostitute, levatrici, ostetriche, giovani, anziane, straniere, malinconiche, dai capelli rossi. Soprattutto donne che si discostavano dal controllo dell’uomo. Secondo gli studiosi dell’epoca, Strega era colei che aveva stretto un patto col Diavolo, che traeva il suo potere e le sue conoscenze da questa unione, che si nutriva del sangue degli infanti, che stregava i raccolti perché fossero infruttuosi, che causava morie di animali da macello, che malediva e stregava gli uomini non potendo confrontarsi con la loro forza fisica.

Durante i processi, bastava un nonnulla per assicurarsi la condanna. Gli Inquisitori erano istruiti a riconoscere il marchio del Diavolo sul corpo di una donna. Durante le udienze la ragazza era totalmente messa a nudo, rasato, esaminato con dovizia di particolari per poter trovare qualsiasi prova, fosse essa un neo, una cicatrice, una macchia della pelle. Ciò bastava per essere accusata e ritenuta colpevole. In ogni caso, per andare sul sicuro, le donne erano torturate finché non confessavano le loro colpe, solamente perché non sopportavano più il dolore delle torture.

Uno dei metodi più famosi per scoprire se una donna fosse una strega o meno era immergerla nell’acqua per dieci minuti: se galleggiava era sicuramente colpevole perché la sua natura maligna era rifiutata anche dall’acqua, se invece moriva annegata (ovviamente) era ritenuta innocente, e la sua anima poteva aspirare all’accoglienza in Paradiso. Forse. In ogni caso, il metodo certo al 100% per liberarsi di una strega era bruciarla viva sul rogo. Annientare il suo corpo, ridurre in cenere la sua impura femminilità. Era così che l’uomo ritrovava il controllo: distruggendo ciò che non poteva dominare.

Gli inquisitori, dall’alto della loro virilità, non potevano accettare che le donne avessero conoscenze o poteri a loro sconosciuti. Affermavano quindi che questi provenissero unicamente dall’unione carnale con il Diavolo (atto che suggellava il famoso patto). La stregoneria, di per sé, veniva considerata come “crimen exceptum“, ovvero crimine speciale, diverso dagli altri e più grave. Era la somma colpa che poteva essere addossata ad una donna, in questi casi erano private di qualsiasi diritto, anche un qualsiasi altro colpevole (di qualsiasi reato) era comunque trattato con maggior rispetto. La presunzione della colpevolezza era generalmente sufficiente a procedere alla condanna a morte, ma era comunque accompagnata dalla confessione dell’accusata, estorta, ovviamente, con la tortura.

Prima di procedere con la pena capitale, gli Inquisitori erano tenuti ad estorcere un altro nome, in modo da alimentare quasi all’infinito questa catena di morti. Un modo particolarmente brutale che avevano per accusare una donna era l’utilizzo dei minori, soprattutto le bambine, nei processi: venivano istruiti per poter testimoniare nei processi contro le loro stesse madri. Arrivò un momento in cui queste persecuzioni sfuggirono al controllo, chiunque divenne passibile di denuncia. Molte, infatti, vennero sporte anche solo per vendetta o per profitto.

Questo tremendo pregiudizio nei confronti delle donne che non sottostavano ai canoni sociali dell’epoca, si ripercuote ancora oggi, seppure molti passi avanti siano stati fatti. Ogni giorno possiamo vedere la realtà delle cose: ci sono donne discriminate perché considerate brutte, perché sono sovrappeso, perché sono diverse, perché sono sensibili, perché amano la natura, perché hanno le mestruazioni, perché lottano per i pari diritti, perché pretendono un salario equo.

È la diversità che è condannata a livello Mondiale e sulle donne ha ancora strascichi importanti. Una donna, anche agli occhi di un’altra, può ancora essere considerata colpevole se subisce uno stupro. È giudicata male se non desidera dei figli o non riesce ad averne, altrimenti non può essere considerata una vera donna. Una donna non può vestirsi in modo succinto perché viene additata come una prostituta. Una donna non può sentirsi libera di girare da sola, perché potrebbe diventare preda di violenze verbali e fisiche. Ad una donna non può piacere il sesso, perchè è considerata una poco di buono.

Non serve essere streghe per essere messe in pubblica gogna, ancora oggi basta essere donne.

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