Abby: ci piacciono le ragazze muscolari

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Abby: ci piacciono le ragazze muscolari

Non ho mai fatto segreto che amo i fianchi “abbondanti”, mi irrita dire così perchè implica che ci sia un corpo “base” o “giusto” e quella che apprezzo io sia una variante, quando, in realtà, è sufficiente essere sani per considerare il proprio corpo “giusto”.
Ma tra le decine di kink che mi colpiscono come uno sciame d’api colpisce Nicholas Cage c’è anche quello delle “fit-girl”, le fit girl, da non confondere con el Muscle-Girl, è una tipologia di corpo doove i muscoli sono ben delineati oppure si delineano nettamente sotto sforzo.
Le “muscle-girl“, invece sono i corpi da Body Builder che, ovviamente, hanno un loro pubblico di estimatori.
Il mese scorso abbiamo parlato di questa tragedia nata dal bodyshaming della rete, lo ha fatto Monica, Onigiri, potete recuperare la vicenda qui.
E oggi parliamo di Abby di The Last of Us 2 che, anche se è inventata, sta subendo lo stesso trattamento. Perfino l’attrice che le ha prestato il volto è stata vittima di minacce.
Ma cosa è successo?

The Last of Us Part II è uscito ormai da un mese e ancora non si sono calmate le polemiche a sfondo sessista e omofobo. Queste hanno preso di mira i personaggi di Ellie e Abby, la prima per la sua sessualità e il suo rapporto con Dina; la seconda invece per la sua fisicità.
Proprio il personaggio di Abby, interpretato dalla doppiatrice Laura Bailey, è stato recentemente al centro di ulteriori discriminazioni. La solita parte marcia della comunità dei videogiocatori, ha rivolto verso questo personaggio il peggio dei commenti sessisti possibili e immaginabili, trascendendo anche nel body-shaming. Secondo questi utenti una donna non è realistico che abbia i muscoli che ha Abby, ma quello che questi utenti non sanno è che non solo questo è errato, ma che il personaggio in questione è stato modellato sulle fattezze dell’atleta di Cross-Fit Colleen Fotsch.
La miriade di insulti sessisti e misogini rivolti al personaggio sono però usciti anche dall’opera di Naughty Dog, colpendo direttamente i membri del cast. La doppiatrice Laura Bailey è infatti stata vittima di una serie di insulti e di vere e proprie minacce di morte.
Sfortunatamente il mondo dei videogiochi ha avuto altre storie molto simili a questa, se non addirittura peggiori come nel caso del Gamergate. In generale sembra che in una piccola parte della comunità dei videogiocatori sia presente un sentimento estremamente poco progressista, con un conservatorismo che vuole trattare il medium video ludico come il sogno del “maschio bianco etero”. In questo sogno la donna è la principessa da salvare, indossa sempre vestiti succinti, non può essere muscolosa e deve avere delle forme il più sessualizzate possibile. Per fortuna non tutta la comunità è così, e in molti si sono uniti attorno alla doppiatrice per supportarla. La speranza è che il personaggio di Abby possa ispirare altri videogiochi nel cercare di trasporre fedelmente i personaggi femminili, togliendo tutte le connotazioni retrograde che hanno caratterizzato la rappresentazione della donna nel corso della storia del medium.

Sui miei social ho raccontato di questa mia preferenza, in realtà la faccio presente da sempre. Avete presente Gina Carano di The Mandalorian? Ecco.
Ma questa volta ho pubblicato Abby e sono rimasto colpito dall’enorme ignoranza e superficialità con il quale il tema è stato accolto.
Perchè passino le preferenze, ma si è trattato di accusare chi apprezza le fit-girl di sforzarsi di trovarle attraenti in maniera fasulla esclusivamente per spingere la lotta verso la parità LGBTQ.
Perchè per alcuni, e qui tenetevi forte, è incomprensibile apprezzare un fisico del genere su una ragazza, perciò se lo si fa è commedia e serve solo per veicolare un’idea “politica”.
Non di diritti umani eh, politica.
Il passaggio mentale, nella mente di un bigotto è: una ragazza muscolosa ha un fisico da uomo, una che ha un fisico da uomo è un uomo, se sei un uomo, ma piaci a un uomo fai parte della comunità lgbtq, se fai parte della comunità lgbtq e fai parte di un’opera, quell’opera è politica.

Questo è ciò che dobbiamo affrontare. Un castello di luoghi comuni che si nasconde dietro “anche io ho diritto a una opinione”.
Il diritto di limitare la libertà degli altri, non è un diritto. Nessuno deve avere la possibilità di fare del male.

Un grazie al collega Damiano D’Agostino.

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