Milano è stata complicata

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Milano è stata complicata

Ritornare a Milano è stato difficile, la nostra Milano. Per la prima volta in nove anni abbiamo saltato la Stramilano, non ce ne rendiamo ancora conto.
Prendere il treno, muoversi attraverso la metro è stato come tornare turisti in una città dove siamo stati una volta sola, da piccoli.
Una passeggiata lunare con uno sguardo sempre attento all’insediamento umano che ci ospita, perchè sappiamo da dove arriviamo, ma muoversi all’esterno è ancora un problema.
Di alieni non ce ne sono, e nemmeno di dinosauri grazie ad Albano, ma le preoccupazioni si, quelle rimangono.
I dati della lombardia sono ancora allarmanti, in miglioramento, ma allarmanti. La gestione della nostra regione non è stata cristallina e, complice l’informazione confusionaria, a fatto quasi più danni che altro.
Il mese scorso riflettevamo su un punto a favore riguardante la gestione della pandemia in relazione alla realizzazione dell’ospedale in zona fiera (qui), ma purtroppo sembra che gli sforzi politici in positivo si concludano qui.

La colpa più pressante è il caos generato. I problemi di comunicazione da parte dei ministri e delle personalità della regione, spesso contraddittori e vaghi. Discorsi complicati che si concludono con il classico “ci lavoreremo“, interventi impostati per prendere tempo più che decisioni.
Siamo stati vittima di questo modus operandi fin dai primi giorni di quarantena e molti hanno rivolto lo sguardo direttamente a Conte e alla Protezione Civile.
Il problema però è che la regolamentazione interna delle regione è, appunto, delle regioni, e senza nessun tipo di coesione i risultati sono stati il caos.

Caos su ogni aspetto di questa pandemia, cominciando dalle protezioni individuali e continuando sul modo di porsi con i cittadini, senza apparentemente avere una linea editoriale di termini e decisioni. Una zona grigia dove ogni politico tenta di sfangarla senza confrontarsi con gli altri, dove i rappresentanti della regione definiscono il virus “killer” senza pensare alle conseguenze e dove le informazioni non vanno lette, ma comprese e identificate in interventi lunghi e complessi.
Noi che amiamo la nostra Milano, ci rendiamo conto che c’è qualcosa di più pericoloso della pandemia ed è la mala-informazione.

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