The Last Dance: il trionfo di una Leggenda

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The Last Dance: il trionfo di una Leggenda

The Last Dance“, l’ultimo fenomeno mediatico di Netflix abbordato sulla piattaforma non più di qualche settimana fa, sta facendo rivivere un sacco di ricordi a molti di noi con la storia del campione di basket assoluto Michael Jordan. Una pratica barbarica che mira a: 1) farci sentire anziani, per chi l’ha vissuto; 2) venire una nostalgia pazzesca di quegli anni; ah bonus: 3) l’invidia, quella proprio nelle ossa, per chi l’ha visto giocare dal vivo.

L’emozionante storia agonistica di Michael Jordan, viene completamente messa a nudo, ogni evento della sua vita viene analizzato e spiegato, da fatti, dall’interessato stesso e da una serie di interviste di svariate persone che l’hanno conosciuto o che sono venute a contatto con lui. Si tratta di: compagni di squadra, avversari, amici, familiari, corrispondenti di varie testate giornalistiche sportive. Insomma, un progetto immenso che è riuscito a fondere il tutto in dieci appassionanti puntate.

Lo spirito agonistico e competitivo di Jordan è la chiave di lettura fondamentale di tutti gli episodi. La sua crudeltà, anche verso i compagni che insultava e spronava in ogni modo, ci porta a capire il suo modo unico e inarrivabile di approcciarsi allo sport. L’unica cosa che desiderava per sé e la squadra era vincere a tutti i costi e tutti dovevano essere al suo livello, e se non ci arrivavano era disposto a esortarli fino ad ottenere i risultati voluti.

Non vediamo solo Michael l’ “alieno“, ma scorgiamo anche l’umano che è in lui: quello che non trova più stimoli, che vuole cambiare la sua vita, che soffre per la morte del padre, quello che torna sui suoi passi, quello che piange e finalmente si lascia andare alle emozioni. In tutto ciò rimane comunque “alieno” nel modo in cui lo fa, non fraintendetemi.

Lo spirito con cui Jordan affronta ogni sfida è rimarchevole. Un uomo in grado anche di costruirsi degli artefatti mentali pur di affrontare al meglio ogni partita ed ogni situazione. Non gli dai la mano prima di una partita? Se la prende sul personale e ti distrugge sul campo. Non che avesse bisogno di questi escamotage per dare il meglio di sé, ma gli davano quella carica speciale che solo lui era in grado di scovare dentro di sé. Jordan non è stato sempre invincibile, ha avuto giornate no, ha perso anche lui, ha mandato giù dei rospi clamorosi, ma non si è mai lasciato spezzare: è tornato ogni volta a riprendersi le sue rivincite e ciò che, a parer suo, gli spettava di diritto.

Nella mia vita sportiva ho sempre cercato di affrontare ogni singola sfida con la maggior forza d’animo possibile. Quello che ad oggi significa per me lo sport è molto più di uno svago, gioco perché amo quello che faccio e come mi sento nel mentre. Nonostante io giochi a calcio a cinque, so che alla fine il mio è un ruolo solitario, pieno di ombre, più che di luce. Posso contare sulle mie compagne di squadra, ma la responsabilità ultima di un portiere resta nelle sue uniche mani, nessuno può salvare un tiro se non lui, se non io. O il palo, ma quello è un altro discorso. Il bello di questa serie è che è la storia di un campione, ma i campioni non esistono solo nel basket, i campioni esistono in ogni dove, sia sportivo che quotidiano. La competitività di un uomo che lo ha reso il migliore del mondo, non c’entra solamente il talento, ma quello che è disposto a fare per raggiungere il suo obiettivo.

Immagino che la sua storia possa essere un valido esempio per chiunque la ascolti e la guardi. Come molte altre icone sportive, Michael ci ha dimostrato ancora una volta cosa può significare sacrificare tutto per raggiungere i propri obiettivi, un’instancabile lavoratore che ha speso tutto sé stesso per realizzare i suoi sogni in un’eterna corsa contro sé stesso e contro gli altri. È difficile vivere paragonandosi costantemente agli, ma lui riuscì a trasformare il suo bisogno di vincere e di competizione in qualcosa di costruttivo fino ad arrivare ai massimi livelli, dimostrandoci che tutto è possibile se siamo disposti a crederci fino in fondo.

Detto questo, come non citare Zlatan Ibrahimović, l’immenso? “Bello vedere The Last Dance. Ora vedete com’è giocare con un Vincente. O vi piace, oppure no. E se non vi piace, allora non giocate”.

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