Scissor Seven: un anime da polli

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Scissor Seven: un anime da polli

Cosa c’è di più rilassante di vivere in un’isola di polli?
Può sembrare una domanda strana e anche un po’ fuorviante, quindi la prendo più alla lontana: cosa c’è di più rilassante di vedere una serie tv, un anime, qualche cosa insomma che vi faccia ridere di gusto e staccare il cervello per staccare dalla voglia di staccare la testa alla gente?
Quindi stacchiamo con Scissor Seven, o Killer Seven, una serie di animazione cinese di cui vi parlo non perché sia stupenda e cinese, ma perché è stupenda punto.
Un po’ come quel complimento brutto che fanno agli italiani all’estero “Parli bene inglese…” e un attimo dopo aggiungono “… per essere italiano”.
Ecco qui non siamo davanti a un’opera che è bella tra le opere cinesi, è un gioiellino assoluto punto e basta.
Sebbene la “cinesità” non sia il motivo per cui ve la consiglio, vi suggerisco comunque di guardarla in lingua originale perché anche la sola componente sonora è così esilarante che pur senza sapere il cinese ce la si gusta di pancia proprio.

A ogni modo, andiamo con ordine.
Scissor Seven è un ONA dunque una serie animata nata direttamente su internet, dagli studi ‎Sharefun Studio e AHA Entertainment ed è approdata nel mondo internazionale (o meglio occidentale) grazie a Netflix.
Non avendo avuto la risonanza meritata, spero che vogliate seguire il mio consiglio fortissimo e andarla a recuperare subito.
Anche perché come in tutte le ossessioni, c’è la componente di condivisione che è importante, e voglio parlare delle battute più divertenti, delle ship… insomma tutto quello che si fa normalmente quando ti piace una serie insomma.
Continuiamo con un po’ di trama, anche se all’inizio non è così importante.

Abbiamo Wu Liuqi, Seven, il nostro protagonista che vive su quest’isola di polli, dove ci sono anche persone e tanti animali antropomorfi; per sbarcare il lunario vende frattaglie ma ben presto decide di intraprendere la carriera di killer, sotto consiglio anche del suo agente pollo. Sì, ha un agente pollo, il quale è accompagnato costantemente da un polletto carino buffo e tondo.
Confusi? Bene.
Durante i primi episodi che hanno una struttura molto classica di “singola missione”, oltre alle varie risate, andiamo a comprendere che Seven non ha la stoffa per fare il killer. Tuttavia, scopriamo anche che Qi ha perso la memoria due anni prima e vive tranquillo, ma flashback dopo flashback, ci rendiamo conto insieme a lui, che in realtà, fino al suo arrivo all’isola dei polli, era uno dei migliori killer viventi, se non il migliore in assoluto.

Invece questo ragazzetto imbranato che ha come unica abilità un magico controllo mentale sulle sue forbici, non riesce nemmeno a cavare gli occhi a un cane.
Ok, questa sembra una cosa brutta e anche decisamente poco rilassante, ma vi assicuro che nel contesto non è qualcosa di malvagio e terribile. Anche perché il mandante è una gattina dal cuore spezzato. E il nostro Seven si batterà a colpi di rock contro un cane randagio chitarrista. Ok ok, sto confondendo di più le idee.

Man mano che gli episodi procedono, le singole missioni da killer che erano il collante iniziale, diventano quasi un contorno di ritorni di personaggi appena presentati, o di nuovi antichi nemici di cui Seven non ha memoria.
Ecco allora che prende il via la vera avventura, che approda a pié pari nella seconda stagione, dove ormai tutti i personaggi principali del presente sono stati presentati, e allora la trama può infittirsi quanto vuole e scavare nel passato.
Arriviamo a conoscere perfino altri dei killer della banda di cui faceva parte Qi, il tutto con uno stile narrativo che personalmente ADORO, vale a dire quello stile che io definisco “di fiducia verso lo spettatore intelligente (o lettore nel caso dei libri)”.
Serve una certa fiducia anche nello spettatore/lettore di rimando, ma secondo me le storie migliori sono quelle raccontate in maniera naturale.
Niente spiegoni dal punto A al punto B.
Io seguo un protagonista e posso anche conoscere più cose di lui perché vedo altri personaggi e i loro punti di vista, tuttavia non c’è UN SOLO MOMENTO in cui qualcuno dice frasi come “ECCO TI HO TROVATO DOPO QUELLA VOLTA IN CUI AVEVAMO FATTO QUESTO”.
Che uccidono trama e dialogo in un istante.
Ebbene Scissor Seven si basa sull’intelligenza di chi lo guarda per rendersi comprensibile. Pur mantenendo alto il nonsense tutto il tempo. Bel paradosso vero?

E per chiudere, una chicca musicale che da musicista non può mancare: tutta la colonna sonora è pensata. Non che normalmente non lo sia, ma capisci che c’è lavoro dietro perché la senti. Quante volte guardate qualcosa senza badare alle musiche? Non perché non ci siano, ma perché sono insulse e non si fanno notare.
Qui ecco, non c’è niente di insulso, dalla musica alle immagini.
Al massimo grottosco, cringe, trash spesso e volentieri, ma con una passione e un sorriso contagiosi.

Buona visione e RELAX!

PS: La musichetta della sigla finale non vi si toglierà mai più dalla testa.

PPS: Se volete altri consigli su cosa guardare su Netflix di cinese, guardate il mio video! 😉

 

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