Non ti scordar di te

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Non ti scordar di te

Caffè per la mente. Tè per l’anima.

 

Chi mi conosce personalmente sa bene quanto io sia una persona fondamentalmente irrequieta. Incapace di stare seduta ferma e composta, senza tormentarmi costantemente le mani, mordermi il labbro e far rimbalzare il ginocchio. Con la testa che salta continuamente da un pensiero all’altro, incapace di fermare il treno dei pensieri (che nel mio caso sarebbe più appropriato descrivere come un incidente ferroviario) persino a notte fonda. Eterne notti insonni, seguite da mattinate di stordimento innaffiato da diverse tazze di caffè bollente.

Eppure c’è una sola cosa, un piccolo gesto, che sembra placarmi almeno un poco: prepararmi il . Nell’eterna battaglia tra i bevitori di tè e quelli di caffè non mi sono mai schierata con l’una o l’altra delle due squadre. Amo e bevo entrambe le bevande, ma con una sostanziale differenza: il caffè è una dipendenza, il tè è una coccola.

Bevo tè caldo fin da quando ero piccola. Mi piace sorseggiarlo bollente e senza zucchero, per gustarne ogni singola nota dell’aroma, senza alcun tipo di edulcorazione. Per questo motivo non sono mai stata una grande fan del classico tè in filtri da supermercato. Amo il tè in foglie, in tutte le sue forme, dalle miscele più pure ai vari melange speziati, non solo per una questione di gusto ed aroma, ma anche e soprattutto per il gesto.

Perchè mi sono resa conto che una delle proprietà rilassanti derivanti dal prepararsi una tazza di , sta proprio nel gesto. Mettere il pentolino con l’acqua sul fuoco e attendere pazientemente che arrivi ad ebollizione. Scegliere con cura la miscela di tè tra le decine di scatole di latta e i sacchettini di tela in cui lo conservo accuratamente. Riempire un cucchiaino raso e porlo nel piccolo filtro in metallo a forma di casetta, facendo attenzione a non far cadere al di fuori neanche una delle preziose foglioline. Ascoltare il tintinnio del filtro mentre lo si mette all’interno della tazza preferita, in ceramica bianca, con ideogrammi neri e rossi dipinti sui fianchi bombati. Spegnere il fuoco sotto il pentolino e versare con cautela l’acqua all’interno della tazza. Osservare il vapore che sale in delicate volute, mentre si attende che trascorrano i minuti necessari per l’infusione perfetta. Sorseggiare con calma il tè, lentamente, in piccoli sorsi.

 

La mia tazza preferita.

La mia tazza preferita.

 

Amo prepararmi il tè, perchè, a differenza del caffè, non si può mettere fretta al . Ci sono dei tempi da rispettare. Bisogna attendere che l’acqua arrivi alla giusta temperatura. Bisogna aspettare che l’aroma del tè si diffonda all’interno della tazza. Non lo si può bere avidamente, tutto di un fiato, correndo il rischio di scottarsi.

Ci sarebbero veramente moltissime cose che vorrei raccontarvi riguardo al tè, alla sua affascinantissima storia ed all’importanza che ricopre nelle varie culture… Oggi ho però deciso di coccolarvi con una curiosità di stampo linguistico.

Sapevate che il tè viene chiamato con solamente due famiglie di parole in tutto il mondo?

Esatto, se escludiamo un paio di trascurabili eccezioni, il tè ha solamente due parole per essere chiamato: te e cha, entrambe con i loro rispettivi derivati. Inoltre, entrambe le parole trovano la loro origine nell’antica Cina. Ma quindi, come mai si sono diffuse solamente queste due famiglie di parole?

Il segreto sta nel modo in cui il tè è stato trasportato.

La parola cha ha origine Sinti: ciò significa che ha una pronuncia comune tra le diverse varietà della lingua Cinese. Cha e le sue varianti sono state trasportate via terra, insieme alle carovane che viaggiavano lungo la Via Della Seta. Partendo dalla Cina orientale, cha arrivò fino in Persia, dove la parola mutò in chay. Da lì la parola giunse pressochè immutata nella vicina India, in Turchia ed in Russia, mentre si trasformò leggermente nel corso del suo viaggio nel continente africano, divenendo shay in lingua araba e chai in Swahili.

La parola te è invece originaria della regione costiera Cinese di Min Nan. Te viaggiò a bordo dei vascelli che, partendo dai porti cinesi, solcarono gli oceani, trasportando le preziose foglioline fino a Java e nel sud dell’India, per poi giungere fino in Europa, dove troviamo l’Olandese thee, l’Inglese tea e l’Italiano . Dal Regno Unito e dall’Olanda, tea viaggiò nuovamente per mare fino al Sud Africa, dove mutò in tee in lingua Afrikaans.

 

 

Il punto è che, fondamentalmente, che lo chiamiate te o cha, il tè è una bevanda che si è diffusa in tutto il mondo, unendo culture diverse ad un livello quasi spirituale.

Ogni volta che mi preparo una tazza di tè, mi rendo conto che si tratta di qualcosa che faccio finalmente per me stessa. Mentre lo sorseggio lentamente chiudo gli occhi e riesco ad abbandonarmi al suo aroma. E, almeno in quel momento, il mio animo trova un po’ di pace.

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