La creatività è una cosa seria: la grammatica per un mondo migliore

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La creatività è una cosa seria: la grammatica per un mondo migliore

Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma, all’uomo intero, e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché, in apparenza, non servono a niente.

Ogni grammatica è composta di regole. Poi arriva la Grammatica della fantasia e saltiamo sulla poltrona con un sonoro “ohibò”: il mondo della fantasia non ha regole, abbiamo sempre pensato così.
Ma la grammatica rodariana è una grammatica che disegna un confine e saltella sempre da una parte all’altra: crea le regole per creare le loro stesse sovversioni.

Gianni Rodari indaga i meccanismi della creatività, inventa tecniche e giochi per stimolare la fantasia. Ci fa sorridere con i suoi esempi bizzarri e con il suo amato nonsense, oppure ci ricorda le ingiustizie del mondo e ci fa piangere un po’. Tutto in un libricino che, all’apparenza, vuol solo consigliare come inventare storie nuove. Non ci stupisce se siamo lettori rodariani: lo conosciamo, il buon Rodari, tanto gentile quanto pungente, lui che vuole farci ridere ed evadere dalla realtà solo quanta basta per tornare qui giù a cambiare le cose che non vanno.
Ma l’utopia tanto amata da Rodari deve passare necessariamente dalla creatività, cioè dalla capacità di pensiero divergente e di rottura degli schemi.

Perché quindi dovremmo fare esercizi di creatività? Intanto, per divertirci. Una società sempre tesa solo e soltanto all’utile è una società che dobbiamo combattere.
Ma divertendoci, possiamo imparare: la pedagogia che Rodari ha sempre cercato di portare tra i banchi di scuola, ma che si rivolge a tutti, e non solo ai bambini.

La Grammatica della fantasia si trova all’incrocio tra saggio e quaderno di scrittura, tra critica letteraria e pedagogia. In lei incappano quindi scrittori, maestri, professori, educatori, psicologi, genitori e bambini. Ma l’opera in realtà si rivolge a tutti, “Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.”
La Grammatica della fantasia ha alcuni nuclei tematici: binomio fantastico, fiaba, psicologia infantile.
La teoria si incrocia con la pratica, perché Rodari ci mostra alcuni esercizi creativi, ci accompagna nel procedimento e ci lascia con spunti d’invenzione continui.

Ne ho selezionati tre per voi. 

  1. ACROSTICO

“Ma l’esplorazione della parola sasso non è finita. Debbo ancora rifiutarla come organismo che ha un certo significato e un certo suono, scomporla nelle sue lettere…”

Prendi una parola qualsiasi, la prima che ti viene in mente, e scomponila scrivendo le sue lettere una sotto l’altra. Accanto ad ogni lettera scrivi la prima parola che ti viene in mente, e da quelle parole inventa una storia. Oppure, crea una frase di senso compiuto.
Eccovi la mia proposta, ispirata dal primo periodo di quarantena.

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  1. BINOMIO FANTASTICO

In realtà non basta un polo elettrico a suscitare una scintilla, ce ne vogliono due. La parola singola <<agisce>> solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe a uscire dai binari dell’abitudine, a scoprirsi nuove capacità di significare. […] Una storia può nascere solo da un binomio fantastico. […] Occorre una certa distanza tra le due parole, occorre che l’una sia sufficientemente estranea all’altra, e il loro accostamento discretamente insolito, perché l’immaginazione sia costretta a mettersi in moto per istituire tra loro una parentela, per costruire un insieme (fantastico) in cui i due elementi estranei possano convivere.

Tutta la prima sezione del libro si occupa delle varie tipologie di binomi fantastici che possiamo utilizzare per divertirci e creare. Prendi due nomi (puoi pescarli anche da un vocabolario) e collegali tramite preposizioni articolate. Da qui, inventa una storia.

La tartaruga con la lampada
La lampada della tartaruga
La lampada sulla tartaruga

Personalmente mi piace molto l’immagine di una tartaruga che si porta sopra il carapace una lampada. Come l’ha trovata? Cosa se ne fa? È famosa per questa sua particolarità? Ne soffre?
Da queste domande si può facilmente inventare una storia.

  1. IPOTESI FANTASTICA

Essa è, a conti fatti, soltanto un caso particolare di binomio fantastico, rappresentato dall’unione arbitraria tra un determinato soggetto e un determinato predicato. Si uniscono un nome e un verbo, un soggetto e un predicato, o anche un soggetto e un attributo.

Cosa succederebbe se… è uno dei giochi più antichi del mondo.
Siamo proprio al centro del nonsense. Io giocherei con:

Bignè – piovere: Come mai cominciano a piovere dei bignè? Quali sono le conseguenze (i pasticcieri rischiano la chiusura, le persone devono andare in giro con l’ombrello e stare attenti a non sporcarsi di crema)? Qualcuno cerca di rimediare?

Durante il progetto di lettura condivisa che ho avviato ormai nove mesi fa, il #rodarinsieme, La grammatica della fantasia è stata la sorpresa più grande, anche perché è un libro che non si legge da bambini ma in cui si ritrova tanto della propria infanzia. È uno di quei libri che, una volta letti, continui a riaprire, cercando questa o quella cosa, rimuginandoci sopra, desiderando un nuovo incontro.
È una lettura che ora potrebbe aiutarci molto a costruire il futuro incerto che ci aspetta: con impegno etico, solidarietà, e tutta la creatività che sapremo osare.

Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione.

Non nego che ci voglia una buona dose anche oggi di immaginazione per credere che il mondo possa continuare e diventare più umano.

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