Beatrice Penco Sechi, burattinaia d’emozioni

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Beatrice Penco Sechi, burattinaia d’emozioni

Nata a Cagliari nel 1987 (il 28 settembre come Audrey Hepburn), illustratrice, colorista e fumettista di talento completamente autodidatta, che dimostra una volta di più come il grande amore per i propri sogni possa far miracoli, in realtà degne ricompense al proprio lavoro: “Tutti i bambini amano i giocattoli, e naturalmente non ero un’eccezione, ma disegnare per me era un intrattenimento quotidiano, un qualcosa che mi spegneva del tutto il cervello per ore e ore”.

Il suo stile accattivante appare con forza già dalla prima pubblicazione, l’esordio di Lady Doll nella collezione BlackBerry della prestigiosa casa editrice francese Soleil, di cui è disegnatrice e colorista su testi di Daniele Vessella, “storia che ricalca molto il romanzo ottocentesco intimista al femminile, con un tocco dickensiano”, seguita da Jappeloup su testi di Maxe L’Hermenier per l’editore Jungle in cui può riversare tutto il suo grande amore per i cavalli (con cui gareggia nei campionati di salto ostacoli).

In realtà le sue opere risultano un affascinante melange di molteplici influenze, il classico “bel calderone con un miscuglio impossibile dentro”, in cui è impossibile non scorgere – per sua stessa ammissione – frammenti di Claire Wendling, come di Juanjo Guarnido (e il suo celebre Blacksad) e il duo Alessandro Barbucci & Barbara Canepa di Sky Doll. Colpisce soprattutto la sua capacità di fare a ogni progetto quasi tabula rasa dei precedenti: “mi piace molto reinventarmi, sia a livello di genere, che di stile di disegno, che di colorazione. Voglio che ogni mio progetto sia qualcosa a sé stante, che non suggerisca un plagio di me stessa”.

Come ha svelato sulla nascita della propria carriera artistica, “di sogni se ne fanno tanti, tendono ad arrivare velocemente, velocemente andarsene, poi magari ritornare, molto leggeri. Questo mio sogno però è ritornato con la leggerezza di un mattone”, quando ha visto David Lloyd firmare la riedizione di V for Vendetta nella fumetteria frequentata un giorno sì e l’altro pure. “Niente ha più realtà del sogno”, cantava Roberto Vecchioni. E grazie a Beatrice,  altri viaggi con la fantasia continuano.

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