Aisha Romano: la verità tra corano e bibbia

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Aisha Romano: la verità tra corano e bibbia

Aisha, il nome scelto da Silvia Romano dopo essersi convertita volontariamente all’islam, ha un grande significato. È un nome molto popolare nella tradizione islamica e in arabo significa “viva”, oppure “madre dei credenti”. Fu il nome della seconda moglie di Maometto, molto amata dal profeta, che egli sposò quando era una bambina, ma che rimase al suo fianco fino alla morte di lui.

Silvia Romano è arrivata in Italia alle 14 del giorno 11 maggio, dopo 538 giorni di prigionia: era stata rapita in Kenya il 20 novembre del 2018. Le trattative sono iniziate durante l’estate del 2019 ma il negoziato vero e proprio è venuto solo a partire da gennaio di quest’anno, grazie anche alla cooperazione dei servizi segreti turchi. Sono ancora molti i dettagli da chiarire sul suo rapimento, ma la ragazza ha subito dichiarato di stare bene mentalmente e fisicamente e sarà ascoltata con attenzione dagli inquirenti.

Che poi la sua dichiarazione “mi hanno trattata bene” sia stata strumentalizza per far credere a molti che abbia passato un anno in una specie di parco divertimenti, è un’altra storia.
Perchè quando ti rapiscono e alla fine dici “mi hanno trattata bene” lo dici nel contesto e significa che non l’hanno torturata, che non hanno abusato di lei.
Ecco cosa significa.

Stando ad una prima ricostruzione, Silvia sarebbe stata rapita da un gruppo di jihadisti Somali con lo scopo di ottenere soldi in cambio del suo rilascio. la giovane, dopo il suo rapimento, è stata costretta da effettuare diversi spostamenti insieme ai suoi rapitori fino a raggiungere la Somalia, dove è rimasta reclusa per molti mesi. Silvia ha più volte dichiarato di non aver subito violenze durante la prigionia e che di fatto la sua conversione alla religione islamica non sia stata forzata dai suoi carcerieri, ma che si sia trattato di una scelta del tutto volontaria.

Mi fa pensare, e molto, che in questo momento che dovrebbe essere di giubilo e di accoglienza dia luogo ad attimi di odio, anche fisico (pare che abbiano lasciato dei vetri contro il condominio dove abita Aisha).
Perché non è sufficiente che una ragazza abbia passato diciotto mesi prigioniera, deve anche essere vittima della pressione dei giornalisti, di strumentalizzazione politiche e, soprattutto, dell’odio dei suoi compatrioti.
Perché l’Italia è così, un paese semplice che cerca sempre un nuovo nemico, qualsiasi, meglio se più debole e che dia appigli per giustificare la propria voglia di sguazzare nel patetico.

Un mese fa portavo la mia speranza a livello “Star Wars Episodio 4” perché pensavo che il COVID ci avesse insegnato qualcosa, magari attraverso la paura, ma comunque qualcosa.
Ora mi accorgo che non basta dare una mano di vernice a un muro pericolante, i mattoni logori sono sempre lì anche se non li vedi.

L’unica cosa è abbattere e ricostruire.
Oggi la penso così.

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