Hollywood : quando l’Unione fa la Serie!

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Hollywood : quando l’Unione fa la Serie!

A volte, i titoli di testa di una serie TV sono una semplice carrellata di nomi con una grafica caratteristica. Altre volte, e Hollywood rientra fra le eccezioni, i titoli di testa raccontano il tono, lo stile e i personaggi che si muoveranno nella storia in maniera niente affatto scontata. La sequenza di apertura per ogni episodio di questa nuova miniserie targata Netflix che abbiamo visto in anteprima è un gioiellino visivo, una specie di cortometraggio musicale che vede i giovani protagonisti intenti ad arrampicarsi sulla gigantesca insegna di Hollywood.

Si affannano, a volte scivolano e rischiano di cadere nel vuoto ma trovano sempre chi, all’interno del gruppetto, riesca ad afferrarli e a sorreggerli. Quando raggiungono la cima li vediamo in un campo lungo che li fa stagliare, bagnati dalla luce del sole, come fossero i veri conquistatori di quella Terra dei Sogni che è il mondo del Cinema.
Ma come ci arrivano lì sopra? Arrampicandosi, come abbiamo detto… ma dal retro dell’insegna, celati agli occhi di tutti quanti. Con immensi sforzi e grandissima collaborazione reciproca, emergono all’improvviso davanti a un mondo che, fino a pochi istanti prima, era ignaro della loro scalata. Questo è, probabilmente, il dettaglio più rappresentativo nel simbolismo dell’intera sequenza: i nostri eroi ottengono successo perché riescono a raggiungere la cima con impegno, lontano dagli sguardi di chi li vorrebbe abbattere e aiutandosi l’uno con l’altro.

Hollywood è l’ennesima creazione di Ryan Murphy, un autore-produttore che viene spesso affiancato a Shonda Rhimes e Greg Berlanti nella Triade della televisione USA. Artista versatile che passa dalla spensieratezza teen di Glee al nichilismo esasperante di Nip-Tuck (rivoluzionando anche il brivido in TV con American Horror Story), Murphy sembra avere ormai trovato una cifra stilistica che gli permette di veicolare gli argomenti che più gli stanno a cuore, indipendentemente dal genere trattato.
L’inclusività, la voglia di riscatto, i tradimenti, le passioni, la caparbietà e l’intraprendenza fanno parte della personalità di tutti i personaggi di Hollywood, incarnati da giovani interpreti tutti estremamente ben diretti. Dall’attore che si presta a fare il benzinaio-gigolò pur di sfondare passando per il regista che accetta di investire sul talento della sua compagna (brava ma relegata in ruoli da comprimaria buffa in quanto di colore) fino al timido Roy Fitzgerald, destinato a diventare il leggendario Rock Hudson, assistiamo a una girandola di avventure che hanno la Mecca dei Sogni come obiettivo primario.

 

Il loro sogno, però, non passa attraverso il più convenzionale percorso del “Vince il più forte” bensì seguendo la ferrea regola del “Tutti per uno, uno per Tutti”. La riuscita della loro impresa sta nella cooperazione, nella costante collaborazione e nella necessità di sostenersi a vicenda. Se uno solo di loro ottiene un successo farà il possibile per coinvolgere anche gli altri e dividere Fortuna e Gloria. Questo atteggiamento da parte di tutti i protagonisti è talmente rasserenante e rinfrancante da mettere, per una volta, in secondo piano i personaggi più sgradevoli come il talent scout Henry Wilson (realmente esistito), interpretato da un Jim Parsons che mette in pratica i vezzi del suo Sheldon Cooper in chiave (finalmente) apprezzabile.

Certo, tutto questo viene in parte adombrato da un ottimismo di fondo forse un poco banalizzante e da una certa apparente superficialità nel modo in cui vengono trattati alcuni rovesciamenti della Storia a favore della Fiction. Proprio come la Sharon Tate rediviva dell’ultimo film di Tarantino anche qui si modificano destini e cambiano vicende reali per prendere la direzione del “Cosa sarebbe accaduto se…?” ma, forse, lo si fa senza la medesima passione del buon Quentin bensì in modo schematico e quasi inconsistente nei riguardi di alcuni messaggi che intende veicolare. Ed è un piccolo peccato perché questa serie mette in campo temi quali la discriminazione, il razzismo, l’omosessualità forzatamente celata; tutti argomenti che meritavano un approccio in certi momenti più attento.
Questa è Hollywood, però. La patria delle opportunità, dei sogni spezzati e delle ambizioni mai sopite. Un regno patinato e scintillante che Ryan Murphy mette in scena per abbagliarci e farci sognare anche e soprattutto in un momento come questo.

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