Nessuno ringrazia mai l'healer

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Nessuno ringrazia mai l’healer

L’healer è forse uno dei ruoli più bistrattati in qualsiasi gioco di ruolo, sia online che cartaceo. Eppure, anche se la sua utilità è scontata e innegabile all’interno di un gruppo, non molti giocatori intraprendono la scelta di accollarsi il compito di curare la squadra, rinunciando alla possibilità di fare danno (il ruolo del DPS) o di avere comunque un ruolo da protagonista durante l’azione di gioco.

Solitamente chi gioca quel ruolo lo fa momentaneamente, perché gli amici lo hanno scelto per coprire un buco nella squadra, più o meno come quando da ragazzini si facevano le squadre per giocare a calcio e puntualmente l’ultimo scelto, oltre a essere il più bullizzato di tutta la classe, veniva immediatamente spedito in porta. Sono pochi i giocatori che scelgono di giocare questo particolare ruolo di loro spontanea volontà e, solitamente, questo avviene in due diverse occasioni: quando si ha una passione per giocare di supporto e non si desidera magari essere costantemente al centro dell’azione, oppure perché risulta indifferente la scelta del ruolo da giocare e si sanno giocare tutti i ruoli (i factotum).
Molti giocatori poi spesso non riconoscono il lavoro che un healer sta svolgendo nel portare avanti il gruppo, senza farlo morire o senza esporlo troppo a pericoli. Il party arriva alla fine del raid o del dungeon con vita piena e non si pone neppure il problema. Nessuno ringrazia mai l’healer.

In una dinamica di gruppo spesso ci si dimentica del fatto che gli eroi o i personaggi che concentrano la maggior parte delle loro skill nelle cure hanno però poca vita: non sono in grado di reggere se non a pochi colpi. Questo li rende decisamente vulnerabili se presi di mira da parte di una squadra nemica o da parte di un boss a fine dungeon. Insomma oltre a farsi in quattro per curare la gente in prima linea l’healer rischia pure di morire perché è scarsamente protetto. Un grazie alla fine sarebbe quantomeno dovuto, come all’autista dell’autobus. E come non ci si cura dei curatori nei giochi, così anche non ci si rende spesso conto del loro equivalente nella vita reale: i medici. Sono personaggi e individui fondamentali per la nostra vita e spesso ci dimentichiamo di ringraziarli ed apprezzarli per il lavoro che svolgono. Esatto: un lavoro. La professione di medico è nobile, ma non deve essere esposta al pericolo più di quanto non sia necessario.

L’emergenza Coronavirus, o CoVid-19, ha scatenato sui social un plauso gigantesco alla nostra classe medica e al lavoro che svolge, ma in pochi si sono preoccupati della loro effettiva situazione lavorativa. Molti medici e infermieri sono costantemente esposti a malati con un virus particolarmente infettivo senza che nessuno abbia fornito loro l’attrezzatura adeguata: i cosiddetti DPI (Dispositivi di Protezione Individuale). Un healer, durante un combattimento, non può ritrovarsi a curare tutti esponendosi agli attacchi dei nemici senza che un incantatore o un chierico abbia lanciato una spell di scudo o di protezione: è quantomeno impensabile. Così come un infermiere o un’infermiera in reparto non può curare le persone senza possedere le giuste protezioni. Ma anche l’attenzione di ognuno svolge un ruolo fondamentale, sia nel gioco che nella realtà. Il comportamento individuale di tutti può complicare il lavoro dei curatori o renderlo più semplice: un cattivo movimento in un gioco causa un danno, che sarà compito dell’healer annullare. Un comportamento scorretto in tema di igiene nella realtà può rendere più difficoltosa una situazione già compromessa, com’è stato in questa pandemia. Nei videogiochi e nella realtà, esiste un danno prevedibile, causato da fattori conosciuti: le epidemie annuali di influenza, oppure il danno normale del boss, che il tank deve obbligatoriamente prendersi. E ne esiste uno imprevedibile, dovuto agli errori degli altri: il contagiato asintomatico che sparge il morbo, oppure il dps che non fa attenzione e resta fermo sotto alla meteora che gli cade in testa.

Comportarsi in modo superficiale e disattento implica anche il considerare scontato delle donne e uomini che rischiano la vita tutti i giorni, virtualmente ma soprattutto nel mondo vero. Un gruppo di gioco può essere considerato una piccola rappresentazione della società al microscopio. I ruoli ricoperti dai giocatori sono complementari: ognuno ha un compito da svolgere al fine di far funzionare la strategia comune. Come nel gioco, così anche nella realtà è necessario apprezzare i ruoli che ognuno ha: piccole parti di un ingranaggio più grande, ognuna delle quali ha bisogno dell’impegno delle altre per un funzionamento coretto.

Comprendete quindi la difficoltà del lavoro e alla fine del dungeon (o della malattia) ringraziate l’healer, ma non lasciatelo senza protezioni.

Articolo di Damiano D’Agostino (Niente da Dire, MMO.it) e Giacomo Conti (MMO.it)

 

 

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