Felisi e Contenti

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Andò (quasi) tutto bene

C’era una volta un paese imperfetto.
Era un paese amato da molti e inviso da altri.
La sovranità apparteneva al popolo, ma spesso il popolo sembrava non saperlo.
Un giorno il paese si ammalò e venne il momento per chi lo governava di prendere decisioni difficili e impopolari.

Sembra l’inizio di una favola, vero?
Quella che tra qualche anno potremmo raccontare ai nostri figli (vabbè nel mio caso nipoti, dai)
Magari è la favola di come il mondo è cambiato, chi può dirlo.
Vediamo se mi riesce di raccontarla bene e se c’è un lieto fine.

Dunque… Si potrebbe narrare degli sforzi fatti per impedire al paese di ammalarsi sempre di più e di come, ad un certo punto, qualcuno al governo suggerì una sgradita soluzione.
Mentire.
“E dov’è la novità?” diranno i nostri figli (nipoti) “Lo facevano da sempre e la spacciavano per una cosa necessaria al bene comune.”
“Bè, pensa un po’.” risponderemo noi “Questa volta era vero.”

Per prima cosa il governo fece come quei genitori che impongono un divieto alla propria prole, la quale non ne capisce mai la ragione fino in fondo. D’altro canto non sembrava esserci altra scelta. Senza quel divieto si sarebbero fatti molto più male.
Poi decise di mentire per consentire al veto di non perdere di efficacia. Prese quella curva che giunta all’apice tutti aspettavano di veder scendere e la fecero proseguire diritta, in linea retta, a causa di una necessità imposta da un’altra linea; quella di partenza su cui le persone si ostinavano a sostare in attesa dello start.

Usò la paura per infondere coraggio perché la crisi lo aveva spaventato nello stesso modo in cui ci avevano terrorizzato le guerre che ci siamo lasciati alle spalle.
Con la perdita.
Nonostante tutto, la maggior parte delle persone credette davvero alla curva “dritta” e resistette all’impulso di disobbedire un po’ più a lungo di quanto avrebbe altrimenti fatto. I ricoveri smisero di tallonare le dimissioni e piano piano un certo equilibrio venne ristabilito.
Per dirla tutta i maniaci del complotto non avevano creduto ad una sola parola di tutta quella storia, ma quelli non lo fanno mai. Pensa quando scoprirono di aver avuto ragione per una volta. I No-Vax invece tossicchiavano imbarazzati e indicavano un punto alle spalle dei giornalisti scappando via quando questi si giravano a guardare.

Qui magari, giusto per addolcire la pillola, la nostra storia potrebbe fare una piccola deviazione mettendosi al servizio di alcuni effetti collaterali; l’inquinamento che era diminuito, le persone che avevano scoperto di poter lavorare da casa. Delle ricette abbandonate che riempivano le giornate in una continua sfida verso il nuovo. La polvere soffiata via dai libri su cui occhi ingordi erano tornati a posarsi. Degli artisti che si legavano a tecnologie mai provate prima per restare in contatto con il proprio lavoro e tante, tantissime storie che avevano preso il largo sulla rete.

Non parliamo poi dei delfini che per fortuna non ci avevano detto addio.
Tutta la comunità Nerd, avrebbe ceduto al panico.
Ma non sarebbe onesto parlare solo delle cose belle.
Neppure nelle favole ci sono solo momenti lieti.

Per colpa della malattia ogni giorno qualcuno perdeva genitori o amici. Qualche volta anche dei figli.
Brutto modo di levigare le differenze.
Per ogni persona con il senso della responsabilità ne spuntavano cinque con la coscienza in vacanza e il cervello in ammollo. Scoppiò la rivoluzione dell’ignoranza contro la ragione, che fece più vittime della malattia stessa. Tutti avevano il potere di cambiare le cose ma pochi provavano a farlo davvero. L’isolamento dava tempo ai pensieri di lievitare più delle pizze casalinghe la cui produzione di massa aveva portato alla crisi del lievito. I pensieri però erano conditi con superficialità e assenza di senno, altro che mozzarella e prosciutto.

Tuttavia, mentire sui numeri è abbastanza facile. Finanziare la menzogna per impedire ad un paese di scivolare verso il baratro è tutta un’altra faccenda. Dopo la crisi sanitaria sarebbe arrivata inevitabilmente quella economica. Ed è stato allora che il mondo è cambiato.
Quando si rese conto che poteva sopravvivere senza il tutto di prima.

Sempre più persone vollero continuare a lavorare da casa e con meno auto in circolazione l’aria restò più pulita. Nuovi investimenti per il settore sanitario fecero tornare i “cervelli” in Italia. I cinema e i teatri tornarono a riempirsi, ma questa volta le persone spegnevano davvero il cellulare. Venne inventata la quindicesima per gli infermieri, i dipendenti dei supermercati, dei magazzini, per i corrieri e tutte le categorie che ci avevano salvato la vita durante la crisi.

Così tante persone cominciarono ad andare in bicicletta, che presto ci furono più piste ciclabili che a Copenhagen. Le idee erano ancora in conflitto, ma le persone ne parlavano guardandosi negli occhi, forti di un’onestà intellettuale che si temeva fosse estinta. Chi durante la crisi non aveva aiutato gli anziani con la spesa, iniziò a farlo. I bicchieri erano sempre mezzi pieni, la pioggia non durava per sempre e la gente gioiva perché i cespugli spinosi hanno le rose e non perché le rose hanno le spine.

Io la racconterei così questa storia ai figli di mio figlio.
Come in una canzone di Lucio Dalla.
Vorrei farlo, lo giuro.
Invece tutto quello che sento rimbombare nella mia testa è sempre una frase dell’Agente K:
“Una persona è matura: la gente è un animale ottuso, pauroso e pericoloso, lo sai anche tu.”
Così mi prende la paura che non andrà tutto bene.
Però il quasi nel titolo ce lo lascio lo stesso.
A me l’idea di festeggiare il Natale tre volte all’anno in fondo non dispiace.

 

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