Il Virus che ci ha tolto le coperte

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Il Virus che ci ha tolto le coperte

Essere abituati al peggio aiuta.  Non ricordo, da anni, un giorno nel quale non sono stato indignato per qualcosa successo nel mio paese. Non parlo di facezie come “Bugo” che lascia il palco, parlo di disservizi, ingiustizie e crimini, tutti ambientati nel nostro ridente paese.
Le lamentele sono diventate talmente tante che ora vengono, purtroppo, bollate come normalità e visto che “lamentarsi non serve a niente” il peggio si è posato sul fondo limaccioso di quel lago pieno di scorie che è l’Italia.
L’arrivo della pandemia ne ha scoperchiate altre di ingiustizie, lentezze e speranze infrante, qualche tubo di scolo che scarica nel nostro lago è saltato fuori, ovviamente, ma questa volta è differente.
Essere abituati al peggio trasforma l’assennatezza in miracolo, muta una decisione logica in un’altra fatta con il cuore.

Per questo, oggi, credo in quei “ce la faremo” che spuntano sui balconi e per questo voglio credere negli sforzi continui del nostro sistema sanitario, nella protezione civile e perfino nel nostro premier.
Non si tratta di necessità, di un pensiero alla action movie: andrà bene altrimenti siamo fo#ç@.é
Si tratta di aver visto il limite della pigrizia.

Gran parte delle ingiustizie che accadono in Italia rimangono insolute e cadono nel dimenticatoio perché, banalmente, siamo pigri.
Perchè ormai siamo rassegnati, quando ti indigni ogni giorno rimani anestetizzato quando sotto gli occhi ti compare una famiglia sfrattata, dimenticata dalla sanità o qualcosa di peggio.
Quando hai già superato abbondantemente l’orario che la notte prima avevi settato sulla sveglia del tuo cellulare, sei ancora tra le coperte, nel dormiveglia e lentamente, come granelli di sabbia, i sensi di colpa si accumulano nella tua testa.
Devo fare questo, devo fare quell’altro, devo disegnare, scrivere, il peso nella tua testa cresce, diventa grave come un fermaporta pieno di sassi, è capitato a tutti.
Le coperte, calde dell’immobilità, sono troppo piacevoli e tutto si ammonticchia davanti a te come una collina di errori.

Per decenni siamo stati sotto le coperte per paura di perdere il tepore che ci abbracciava, ora qualcuno, qualcuno che non possiamo incolpare, qualcuno che non ha un colore diverso di squadra, di pelle o politico, ce lo ha portato via. Ci ha allontanato il cellulare obbligandoci ad alzarci per schiacciare snooze. Ci ha fatto capire che siamo arrivati al limite dei sensi di colpa che potevamo accumulare, che il nostro lavoro, questa volta, non lo farà qualcun altro e, questa volta, se falliremo, non potremo semplicemente lamentarci e voltare pagina, l’italiano non s’indigna, s’impegna e poi getta la spugna con gran dignità, non questa volta.

Le coperte per quanto tempo staranno sul pavimento? Fino alla prossima notte, quando tutto tornerà normale? Non lo so, ma almeno ora siamo svegli e ci stiamo togliendo un po’ di quei sassi che abbiamo accumulato alzandoci tardi.

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