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Felisi e Contenti

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Brexit Compliance: prove generali di turismo in UK

– Questo gennaio ci siamo recati a Londra per assistere allo spettacolo Cyranò de Bergerac con James McAvoy…
– Dacci un taglio Valerio! Ormai lo sanno anche i sassi che siamo andati a Londra.
Stavo facendo l’introduzione.
– Abbiamo solo 4000 caratteri. Non sprecarli con le introduzioni superflue.
– Quindi come vogliamo iniziare?
– Dal titolo. Mi pare ovvio.
– Va bene. Vado io?
– Vai.
– Dunque… BREXIT COMPLIANCE, ovvero, l’ultimo viaggio a Londra prima della Brexit, ovvero l’avventura di Valerio e Alessandro in missione a Londra per assistere allo spettacolo Cyranò de Bergerac con James McAvoy, ovvero quanto era facile andare in Gran Bretagna e quanto sarà difficoltoso dopo, ovvero…
– L’hai fatto di nuovo.
– Cosa?
– Hai messo un’introduzione.
– Scusa.
– E poi secondo me ci sono pochi “ovvero”. Io ne avrei inseriti ancora un paio.
– Non capisco mai quando fai una battuta.
– Inoltre non puoi mettere il tuo nome prima del mio.
– Perché?
– Questa è la mia rubrica.
– Avevi detto che avremmo firmato l’articolo insieme.
– Sì ma è pur sempre la rubrica “Felisi & Contenti” e non “Valerio e gli Ovvero”. Rispettiamo almeno l’ordine alfabetico.
– È quello che ho fatto. Angelucci viene prima di Felisi.
– Ti odio.
– Rifacciamo?
– Ci penso io. Guarda e impara… BREXIT COMPLIANCE, prove generali di turismo in UK.
– Bello.
– Grazie.
– Apprezzo quel “prove generali” che riconduce al nostro lavoro come attori.
– Valerio…
– Sì?
– Iniziamo l’articolo.
– Ok.

BREXIT COMPLIANCE, ecc, ecc.

Quanto segue non è solo il riepilogo del nostro viaggio a Londra, ma piuttosto una lista di differenze tra un turista conforme alle nuove regole per il turismo in UK, che verranno presumibilmente introdotte nei prossimi mesi per via della Brexit, e un turista che non lo è per niente.
Valerio.

Settimane prima di partire Alessandro aveva preventivamente cambiato un po’ di euro in sterline.
Valerio lo ha fatto in aeroporto all’ultimo momento, firmando con il sangue e dando in garanzia un rene.

Ai controlli Alessandro è passato in otto secondi e tre decimi stabilendo un nuovo record personale.
Valerio è stato fermato, il suo bagaglio perquisito e alcuni beni requisiti. Un addetto alla sicurezza di un metro e novantadue con delle mani grosse come badili gli ha chiesto che lavoro faceva. Alla risposta “l’attore” l’addetto ha avuto pietà di lui e l’ha lasciato andare.
Si è tenuto il suo shampoo alla verbena.

Giunti al Gate 27 la coda arrivava ormai al 32 e noi ci siamo imbarcati per ultimi. La hostess addetta al controllo biglietti smette di sorridere quando vede Valerio e dichiara che sono finiti i posti nelle cappelliere. Il suo bagaglio, brutto e bitorzoluto, dovrà essere caricato in stiva.
Quello di Alessandro (che era in coda dietro Valerio) lo fanno passare perché era più bello a vedersi.

Atterrati a Gatwick i cartelli ci fanno subito capire che uno di noi due non uscirà tanto presto dall’aeroporto. Le persone munite di passaporto vengono infatti dirottate verso il sistema a scanner, dal quale emergono illese e accolte con calore sul suolo britannico. Quelli con la carta di identità iniziano il cammino di Santiago, ma tutto in coda. Mentre aspetta Valerio, Alessandro fa in tempo a mandare quattro mail, finire un articolo, chiamare casa e compiere gli anni.
Valerio emerge dai controlli con aria frastornata e confessa di aver dormito un po’ mentre era in coda.

Al ritiro bagagli, le valigie scivolano elegantemente sul nastro.
Quella di Valerio viene sputata fuori e bullizzata dalle valigie più grosse.

Ai biglietti per l’autobus aveva pensato Alessandro fin dall’Italia per cui tutto fila liscio.
Giunti in Victoria Station, Valerio si accinge a caricare la sua Oyster Card, ma non gli è chiaro come funzionano i biglietti. Un addetto gli spiega che la Oyster Card “è” il biglietto.
Alessandro la sua se l’è fatta arrivare a casa, compresa di un credito di 25 sterline, già un mese prima.

In hotel Valerio può finalmente collegarsi ad un Wi-Fi gratuito tornando nel mondo dei connessi alla rete. Non avendo verificato il profilo tariffario del suo gestore prima di partire, si è giocato l’altro rene appena ha mandato un messaggio a casa dall’aeroporto di Gatwick. Voleva anche mettere un post su Instagram, ma non aveva un primogenito da dare in cambio.
Alessandro intanto regalava giga ai poveri, che a lui tanto avanzavano.

Il primo pasto è a base di Fish&Chips, uno degli unici due piatti commestibili della cucina tradizionale inglese. Valerio però è allergico al pesce e pasteggia con una sfoglia di cartone spacciata per tortino di carne.
Per fortuna a Londra c’è un Subway ogni due Pub.

Avendo a disposizione solo due giorni e mezzo, Alessandro prepara un itinerario in grado di mostrare al collega quanta più Londra possibile. Tuttavia qualcosa in Valerio deve aver interferito perché il Big Ben è in ristrutturazione e si vedono solo le impalcature.

Gli acquisti imprevisti, in caso di extra-budget, non sono un problema per chi può contare anche su una carta di credito. Ma agli attori la carta di credito non la danno e Valerio guarda l’interno dei negozi con le mani sui vetri. L’immagine è molto dickensiana.

L’esperienza al Playhouse Theatre è meravigliosa quanto bizzarra. A quanto pare puoi portarti in platea quello che hai preso da bere al bar del teatro. Tutto il primo atto è stato un tintinnare sommesso di calici. All’uscita ci mettiamo in coda per il selfie con McAvoy, ma l’omino della sicurezza ci fa segno che mr. McAvoy farà selfie con tutte le persone in coda fino al lampione.
Quello immediatamente “dopo” il quale siamo io e Valerio.

Il giorno dopo a cena, Valerio scopre che la sua categoria professionale è tenuta in gran conto a Londra e segna un punto. Presso il pub The Victoria, le cui sale sono allestite come una biblioteca o come un teatro dell’opera, la cameriera ci chiede in quale preferiamo accomodarci. Valerio esplode in un “Theatre! I’m an actor”. La cameriera gli elargisce un genuino sorriso di apprezzamento e ci conduce alla “sala dell’opera” mentre Alessandro fa scivolare fuori le parole “Ok, but I’m a writer”, ma nessuno le sente.

La gita al Forbidden Planet si rivela un errore tattico, ma questo Alessandro lo capisce solo dopo essere stato costretto a trascinare via Valerio in lacrime. Tornati in Victoria Station saliamo sull’autobus diretti in aeroporto. Valerio si addormenta soddisfatto dato che in fondo è stata una bella esperienza. Atterrati a Linate però si accorge di non aver tenuto conto dell’ora in più tra Londra e Milano e capisce di aver perso il treno delle 22 per tornare a casa.
Alessandro magnanimamente gli regala un fazzolettino per soffiarsi il naso e lo scarica davanti alla stazione centrale.

A conti fatti non lo sappiamo se questo articolo sia di qualche reale utilità. Diciamo che, nonostante gli imprevisti, non è stato difficile arrivare fin lì e goderci Londra in inverno. Il 18 Gennaio eravamo ancora membri di una comunità di cui la Gran Bretagna faceva parte e anche se qualche volta la coperta è stata un po’ corta, ci è sempre bastata.
Per adesso possiamo solo immaginare a quali nuove regolamentazioni andremo incontro e non ci sono reali consigli o raccomandazioni che possiamo darvi.
Di sicuro quando Valerio tonerà a Londra sarà più preparato.

Alessandro Felisi
Valerio Angelucci

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