Basta Voci di corridoio

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Basta Voci di corridoio

In tempi di quarantena come quelli che stiamo vivendo, si potrebbe pensare che i corridoi siano deserti, che non ci sia nessuna “voce” a percorrerli.

E invece no, perché quando la paura e l’incertezza sono alle stelle, basta un sussurro, un “forse” accennato, origliato da qualche parte, per innescare processi (il)logici che ci portano a trasformare quel timido “forse” in una sicurezza con tanto di dati clinici e statistici alla mano.

E questo è vero ed è stato vero in qualunque epoca.

Moltiplicatelo per dieci miliardi e avrete un’idea di quanto possa essere vero oggi, nell’epoca dei social, delle fake news e della disinformazione di massa.

E allora basta voci di corridoio. Lo dico proprio qui, nella rubrica che porta questo nome.

Basta. Ne abbiamo piene le orecchie dalla mattina alla sera. Sul serio. Basta.

Probabilmente, da quando avrò scritto questo articolo a quando lo leggerete, saranno fiorite altre voci, altre leggende metropolitane su questa pandemia, ma per quello che è in mio potere, questo mese, qui su “Voci di Corridoio”, voglio fare un po’ di chiarezza e, se possibile, demolire tutte quelle voci che stanno avvelenando i pozzi.

Non parlo del messaggio vocale che consiglia di non prendere il covid-19 perché a settembre esce il 20: chi riesce a strappare una risata in questi giorni travagliati è poco meno che un eroe.

Parlo, ad esempio, dello studio cinese che dimostrava come il covid-19 potesse trasmettersi fino a quattro metri e mezzo di distanza e che sopravvivesse nell’aria fino a 30 minuti.

No. Non sappiamo se si tratti di una bufala o di uno studio condotto secondo criteri errati, ma questi dati sono falsi. Lo studio è stato ritirato dopo neanche due giorni.

Girava voce di una delibera della protezione civile che avrebbe disposto su territorio nazionale imponenti opere di sanificazione mediante il ricorso a elicotteri muniti di irroratori.

Falso. Falsissimo. Strano, perché il messaggio che aveva diffuso la notizia (e che ho ricevuto personalmente) recitava:

«Avvisare a tutti PASSAPAROLA: Dalle 23:00 stasera fino alle 05:00 di domani mattina passerà un elicottero e disinfettará tutto, mi raccomando nn rimanete i panni scarpe e altre cose fuori e soprattutto attenti ai cani!»

Voglio dire… Voi non ci avreste creduto?

È stata poi diffusa la notizia che negli ospedali sarebbero stati curati solo i pazienti con maggiori probabilità di sopravvivere.

Ora… Se la situazione dovesse continuare ad aggravarsi, la sanità si ritroverebbe al collasso, con strutture ospedaliere drammaticamente insufficienti a contenere tutti i malati. E a quel punto, non possiamo prevedere che cosa verrà deliberato dalle autorità sanitarie. Quel che è certo, però, è che al momento attuale, i pazienti non devono effettuare un tiro costituzione per essere ammessi in ospedale: si curano tutti, senza distinzioni.

C’è poi una voce di corridoio molto ben narrata. Una di quelle piene di date, di sigle, di protocolli con nomi in codice. Questa è fatta davvero bene. Ve la riassumo.

Dice sostanzialmente che, qualora l’OMS dovesse dichiarare lo stato di pandemia (cosa peraltro accaduta), il mondo intero si fermerà per ventuno giorni. Non venti né ventidue. Ventuno. Tutto bloccato: governi, borse, scuole, uffici, industrie, strade… Tutto congelato. Militari schierati in strada per bloccare chiunque sia tanto pazzo da mettere il naso fuori dalla porta, insomma… scenari apocalittici su scala planetaria.

No.

E sapete perché no? Perché, a differenza di quello che l’autore della bufala vuole suggerire, non esiste un governo globale del pianeta in grado di staccare la spina di ogni singola attività umana da Roma a Wellington, da Calcutta a Dawson, da Tokyo a Casablanca. Quindi non saccheggiate i supermercati e non assaltate le farmacie: la vita andrà avanti e sarà garantito che vada avanti. I governi (plurale) esistono per questo. Paghiamo le tasse anche per questo. Calma.

C’è un’altra voce di corridoio fantastica. Una di quelle che “28 giorni dopo” può solo accompagnare.

Il Covid-19 è stato creato in laboratorio!

L’hanno creato gli americani per castigare l’economia cinese che li stava facendo a pezzi.

L’hanno creato i cinesi che, guarda caso, hanno già debellato l’epidemia e adesso si arricchiscono vendendo supporti sanitari al resto del mondo che è al collasso.

L’ha creato mia zia in un tentativo poco riuscito di confezionare una marmellata di susine riscaldando la frutta su un fornello a raggi gamma.

No.

I virus creati in laboratorio hanno caratteristiche genetiche molto precise: una specie di “marchio di fabbrica”. Il Covid-19 è stato isolato, studiato, passato al setaccio in lungo e in largo, e i virologi che lo hanno fatto (e che continuano a farlo) in tutto il mondo, hanno sentenziato senza possibilità di replica che le caratteristiche sono quelle di un virus che si è generato ed evoluto in natura, senza “aiutini” da scienziati malvagi al soldo di governi corrotti o di incaute zie appassionate di susine e raggi gamma.

C’è poi una voce di corridoio che mi irrita particolarmente perché a farne le spese sono i nostri amici a quattro zampe: quella secondo la quale gli animali domestici sarebbero veicoli privilegiati per la trasmissione del virus.

No.

Mantenere una buona igiene dopo il contatto con cani e gatti è importante, ma non ci sono prove scientifiche a suffragio di questa tesi. È addirittura improbabile che possano contrarlo. Quindi non abbandonateli.

Ecco. Queste erano le più significative e ricorrenti voci di corridoio che circolano tra gli allarmisti. C’è però una seconda categoria di voci di corridoio. Le più odiose, secondo me. Le più pericolose.

La vitamina C protegge dal coronavirus! Quindi giù a spritz con gli amici: una bella fetta d’arancia e passa la paura.

No.

No, per l’amor del cielo. No. La vitamina C fa bene, consumatene e consumiamone sempre tanta, ma contro il covid-19 è utile quanto una tazza di latte e miele.

Il virus muore a 26 gradi centigradi!

Certo. Quindi suppongo che tutti i contagiati abbiano una temperatura corporea inferiore ai 26 gradi. Suppongo altresì che nelle corsie in cui sono ricoverati gli infetti, la temperatura non arrivi mai ai 26 gradi. Sicuramente. Geniale.

No. Il virus non muore a 26 gradi. Non è così facile. Scordatevelo.

È tutta una panzana! Ma quale virus? Quale epidemia? Siamo italiani, siamo intelligenti, siamo sani! Il Paese non si ferma! Usciamo, viviamo, divertiamoci: non c’è pericolo.

Se questa sequela di insensatezze fosse stata biascicata da un ubriacone abbrutito dopo l’ultimo cicchetto di una lunga serie al bar dello sport del suo paesino sperduto, poco male.

Però se l’ubriacone abbrutito in questione è un personaggio politico o un noto critico d’arte e la sua sequela di insensatezze la biascica sì dopo l’ultimo cicchetto di una lunga serie, ma lo fa attraverso la televisione o i propri canali social, la panzana diventa criminosa.

Non è una panzana.

Il virus esiste.

Nessuna epidemia? È vero. Non più. Ora è una PANdemia. E dobbiamo ringraziare gente convinta che fossero tutte sciocchezze, che questo covid-19 fosse poco più (o addirittura poco meno) di un’influenza.

Lo ripetiamo per l’ennesima volta: è vero, il tasso di mortalità dovuta al nuovo coronavirus è molto basso. Molti pazienti guariscono e vengono dimessi.

Ah! Ecco la parola magica.

Dimessi.

Da dove?

Dagli ospedali.

Quindi ci sono andati, in ospedale. Sono stati ricoverati.

Ecco. I posti in ospedale non sono infiniti. Tutt’altro.

Gli operatori sanitari non sono infiniti. Tutt’altro.

Continuiamo a ignorare le norme di contenimento del virus e quei posti finiranno. Quei professionisti che da settimane, eroicamente, dormono due ore a notte, coi volti segnati dalle maschere protettive, finiranno.

E allora…

Unghia incarnita? Prova col disinfettante e prega. Alle brutte, si taglierà il dito.

Ah, no, scusa. Serve un medico, per tagliarlo.

Stai per diventare papà? Tanti auguri! In tutti i sensi. Vedi se trovi qualche buon tutorial per far partorire tua moglie in casa.

Appendicite? Ah, brutta storia. Non brutta quanto la peritonite, come potrai constatare fra qualche giorno.

Ti sei beccato il coronavirus? Anche tu? Mh. Mi dispiace. Siamo pieni.

Per questo la seconda categoria di voci di corridoio mi è particolarmente odiosa: perché questo virus si può contenere, non è la peste nera del 1300.

Basterebbe davvero poco per arginarlo. Pochissimo.

Basterebbe non essere così idioti da abbassare la guardia. E sono proprio le persone che invitano ad abbassare la guardia, i veri untori dei nostri tempi. Sono questi pericolosi cialtroni (tanto più pericolosi quanto più sono mediaticamente esposti) i veri propagatori del morbo. Loro e le mandrie che gli danno ascolto.

Tra molti anni, racconteremo di questi giorni ai nostri figli e nipoti. Racconteremo di come un’epidemia che poteva essere contenuta e severamente rallentata con poche, semplici misure di sicurezza, si sia trasformata in una pandemia per colpa di qualche manipolo di irresponsabili decerebrati che hanno pensato bene di ribellarsi fieramente a ogni buonsenso.

Racconteremo di come, in questo putiferio, tra la sanità al collasso e le istituzioni che tentavano di arginare la follia di massa, ci sia stata gente che si è presa la briga di diffondere disinformazione a tutti i livelli, aumentando il caos e i pericoli in un momento storico così delicato.

Sarà un racconto potenzialmente molto educativo.

Ammesso e non concesso che i nostri nipoti ci credano.

 

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