Tra noi c’è… Chimica!

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Tra noi c’è… Chimica!

Purtroppo, anche per noi Pessimi Elementi, è febbraio. E febbraio significa San Valentino: questo mese ci tocca parlare d’amore, smancerie e seccature varie derivate. Ma tranquilli, non temete, lo faremo come è nostro solito: all’insegna della scienza!  Naturalmente non siamo qui per svelarvi i segreti dell’amore eterno o della coppia perfetta; vogliamo piuttosto scoprire insieme quali siano le basi scientifiche dietro la sensazione di innamoramento e la creazione di un legame affettivo.

Senza sconfinare nel cliché, quando in giro sentiamo dire “Tra noi c’è chimica!” riferito ad un appuntamento andato particolarmente bene, potremmo pensare che alla fine sia solo un modo di dire. In realtà, questa frase nasconde una certa dose di verità per quanto riguarda la percezione dell’attrazione che si può sviluppare tra due individui.

Iniziamo sfatando un piccolo mito: quando si parla di sentimenti il cuore c’entra ben poco. Fin da sempre ritenuto la sede dei sentimenti e delle emozioni, il muscolo cardiaco non è altro che questo: un muscolo. Certo, si tratta del muscolo più importante del nostro corpo in quanto è responsabile di mantenerci in vita pompando il sangue, cosa che fa senza sosta dal momento in cui nasciamo. Tuttavia, esso riveste un ruolo puramente passivo, in quest’ottica. Durante situazioni di stress, o comunque in caso di emozioni forti, il cuore viene stimolato a battere con una frequenza aumentata per pompare un volume di sangue maggiore: si mette così a disposizione più ossigeno per un’eventuale risposta rapida da parte dell’organismo di fronte ad una minaccia.

Vi hanno spezzato il cuore? Non temete, il vostro miocardio è perfettamente integro: i casini stanno accadendo in un’altra parte del vostro corpo, e da lì si ripercuotono sul resto.
Gli antichi Egizi avevano questa simpatica abitudine: quando un personaggio di una certa importanza passava all’altro mondo, era consuetudine imbalsamarne il corpo e farne una mummia. Sì, ma non dopo aver estratto gli organi principali: solo il cuore, ritenuto sede dell’anima, veniva lasciato al suo posto. Polmoni, fegato, polmone e intestini venivano conservati in quattro appositi vasi, detti canopi, che accompagnavano la salma del defunto nella tomba in vista del viaggio nell’aldilà. Il cervello invece, che si pensava fosse solo un accumulo di grasso, veniva estratto attraverso il naso e gettato.

Sebbene gli egizi praticassero già la chirurgia alla testa e avessero esperienza nelle operazioni al cervello, bisognerà aspettare l’avvento del pensiero di Ippocrate per iniziare a riconoscere a questo organo la sua vera importanza. Nel mondo greco antico, infatti, si diffuse la convinzione che il cervello fosse la sede dell’intelligenza, intesa come ragionamento razionale: poiché era noto che l’uomo avesse un cervello più grande degli animali, si riteneva che servisse a raffreddare meglio il sangue, e quindi consentisse di elaborare pensieri logici.

Con il progredire della medicina moderna è apparso sempre più chiaro che in realtà il cervello e le strutture ad esso annesse costituiscono il fulcro della maggior parte delle attività del corpo umano. Il cervelletto, per esempio, posto dietro al cervello in fondo alla scatola cranica, è responsabile della coordinazione motoria e di moltissime funzioni cognitive, della memoria e del linguaggio. Parlando più propriamente, per cervello si intende solo la parte più voluminosa di quello che si definisce encefalo, ovvero l’insieme di organi del sistema nervoso contenuti all’interno della scatola cranica.

Potremmo tranquillamente dire che noi siamo il nostro cervello: in esso vengono elaborati tutti i nostri pensieri, sono conservati i nostri ricordi, e la nostra personalità non è altro che un riflesso di come sono organizzate certe strutture neurali situate in precise aree.

Perché allora diciamo che è un discorso di chimica? Fondamentalmente perché ogni pensiero non è altro che un insieme di impulsi nervosi che si propagano, e alla base di queste “trasmissioni di dati” ci sono alcune molecole chiamate neurotrasmettitori.

Una cellula nervosa è piuttosto diversa dalle altre cellule del nostro organismo: la sua forma ricorda un po’ quella di una piovra i cui tentacoli si ramificano nella parte terminale. Questa sorta di tentacoli prendono il nome di “assoni”: sono strutture la cui funzione ricorda quella di un cavo elettrico che deve fungere da conduttore per gli impulsi elettrici che vengono trasmessi da un neurone all’altro.

Esistono poi altre diramazioni più corte, dette dendriti, che funzionano da ricevitori: veicolano cioè gli impulsi in arrivo verso il neurone da cui si dipartono. La “magia” chimica avviene nei punti in cui assoni e dendriti si incontrano, nel momento i primi passano il testimone ai secondi; può anche capitare che un assone vada a finire direttamente sul corpo cellulare del neurone successivo. In ogni caso, questo punto di contatto tra una cellula nervosa e quella successiva all’interno di un circuito neurale prende il nome di sinapsi.

Le molecole di neurotrasmettitori sono inizialmente contenute nelle terminazioni degli assoni: quando giunge un impulso nervoso, i neurotrasmettitori vengono liberati nello spazio sinaptico e vanno a legarsi in appositi siti posti sul neurone successivo. Esistono diverse tipologie di queste molecole, ognuna delle quali svolge un preciso ruolo. Alcune si comportano come eccitanti, altre come inibitori del neurone post-sinaptico.
Benissimo, e cosa c’entra l’amore in tutto questo? Ci arriviamo subito.

Quando incontriamo qualcuno che ci piace, capita spesso di sentirci in imbarazzo, arrossiamo, ci batte forte il cuore e sudiamo molto più del solito. Questo accade perché nel nostro cervello si sta scatenando una tempesta di due diversi neurotrasmettitori: l’adrenalina e la noradrenalina. La prima è responsabile dell’aumento della frequenza cardiaca e dell’innalzamento della pressione arteriosa, mentre la seconda ha un effetto antidepressivo e di mobilitazione generale dell’organismo. La noradrenalina contribuisce non solo ad accelerare il cuore, ma anche ad aumentare il flusso sanguigno verso i muscoli scheletrici e a ridurlo nel tratto gastro-intestinale. Ed ecco spiegate le farfalle allo stomaco.

Anche gli ormoni, altre molecole responsabili di far “comunicare” tra loro diversi tipi di cellule, giocano un ruolo importante in questi fuochi d’artificio chimici: l’adrenalina è essa stessa un ormone. Il testosterone, ormone prodotto in prevalenza nei maschi e in quantità minore nelle femmine, è in buona parte responsabile dell’attrazione sessuale che sperimentiamo nei confronti di un possibile partner.

Con il procedere degli eventi, nella successiva fase dell’innamoramento, inizia ad essere prodotto nel cervello un altro ormone: la feniletilammina. Questo neurotrasmettitore altro non è che un alcaloide naturalmente rilasciato nel cervello. Non a caso è spesso definito come “droga dell’amore”: il suo effetto è allo stesso tempo sia eccitante che stimolante. Tuttavia, nasconde una sorta di effetto collaterale in grado di alterare la nostra percezione della realtà: insieme alla sensazione di benessere e contentezza derivante dallo stare con il nostro partner e prenderci cura di lui, siamo allo stesso tempo indotti a credere che questa persona sia perfetta per noi, sorvolando su eventuali difetti. Ecco perché, spesso, all’interno di una coppia alcune problematiche emergono solo tempo dopo: bombardati (e, diciamolo, intontiti) da questa pioggia di ormoni, non diamo peso ad alcuni aspetti che si manifestano più tardi e percepiamo solo con il passare del tempo.

Anche la dopamina, un altro importante neurotrasmettitore, svolge in tutto ciò il suo piacevole ruolo: viene rilasciata nel cervello in concomitanza di stimoli piacevoli ed è responsabile della sensazione di appagamento. Contribuisce così ad innalzare il tono del nostro umore, in particolar modo se gli stimoli a cui siamo sottoposti ci inducono a sperimentare motivazione e a sviluppare un senso di ricompensa.
Però, si sa, che una relazione non è sempre tutta rose e fiori: più si va avanti e la cosa diventa “seria” spesso si ha la sensazione che la magia dei primi tempi svanisca con il tempo. Ma non temete, la biochimica interviene in nostro aiuto.

Infatti, passati i momenti iniziale di fuoco e fiamme, un altro ormone interviene a consolidare il legame affettivo. Si tratta dell’ossitocina, una sostanza il cui rilascio è associato al contatto fisico e alle tenerezze. Riveste un ruolo importantissimo durante il parto, in cui è responsabile delle contrazioni uterine e successivamente della stimolazione dei dotti lattiferi, che vengono indotti a secernere il latte nelle mammelle quando il bambino è nato.

L’ossitocina non svolge solo una funzione prettamente ormonale, ma si può anche comportare come un neurotrasmettitore: viene prodotta dall’ipotalamo, una piccola regione del cervello situata nella zona centrale interna tra i due emisferi, e immagazzinata nella ghiandola ipofisi che la rilascia a seconda degli stimoli che riceve. Di solito si comporta come un agente stimolante che incrementa l’eccitazione sessuale, ma più in generale ci fa sentire emotivamente legati alla persona che amiamo, spingendoci a starle vicini.

Con il passare del tempo, la produzione di queste sostanze chimiche all’interno del nostro corpo va calando. Diversi studi hanno dimostrato che questi effetti dell’amore si possono manifestare per qualche anno, periodo di tempo durante il quale possono verificare modifiche sostanziale in alcune aree del cervello. L’innamoramento però non svanisce, piuttosto si trasforma in qualcos’altro: diminuendo gli ormoni dalle caratteristiche più “passionali”, ha inizio una nuova fase di consolidamento del rapporto grazie all’intervento di un altro ormone, la vasopressina.
Quando nella coppia si tende a cadere nei periodi di noia e di monotonia è a causa dei bassi livelli di ossitocina e fenilammina. La vasopressina, iniziando ad agire quando la relazione inizia ad essere matura, contribuisce al rafforzamento del rapporto creando complicità, sintonia, aiuta a immedesimarsi nell’altro anticipandone i bisogni. Insomma, probabilmente non sarà il periodo più esaltante, ma senz’altro è il più bello in quanto a fiducia, solidità e armonia.

Ora che vi abbiamo svelato cosa succede nel vostro cervello quando siete innamorati, prendete una scatola di cioccolatini e andate a conquistare la vostra dolce metà; se siete fortunati e già ce l’avete, passate più tempo possibile a coccolarvi: già dopo alcuni minuti i livelli di ossitocina di ciascuno inizieranno a beneficiarne. Se invece vi va proprio male, mangiateveli voi i cioccolatini: è noto che il cioccolato è in grado di innescare il rilascio di endorfine, neurotrasmettitori responsabili di indurre una sensazione di felicità e benessere.

Ricordate: ogni volta che direte a qualcuno “C’è chimica tra noi!”, beh, avrete praticamente sempre ragione. E adesso sapete anche come spiegarglielo. Cosa c’è di più sexy che un po’ di sana scienza?

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