Potremo mai innamorarci di un’intelligenza artificiale?

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Potremo mai innamorarci di un’intelligenza artificiale?

“I’ve got a query for your mainframe.”

È il 2020. Ci siamo appena lasciati alle spalle il 2019, l’anno del Cyberpunk per eccellenza, anno nel quale scrittori e sceneggiatori dei decenni passati hanno ambientato iconiche opere che vedevano un futuro distopico e completamente dipendente dalla tecnologia.
Abbiamo raggiunto e superato il fatidico anno e ci siamo resi conto che, nonostante il continuo rapidissimo sviluppo tecnologico, non siamo giunti ad avere macchine volanti o androidi e replicanti dall’aspetto quasi indistinguibile da quello umano come in Blade Runner.

Eppure non possiamo negare che la tecnologia si stia sviluppando costantemente e velocemente, portando alla creazione di robot in grado di compiere azioni sempre più sofisticate e di intelligenze artificiali capaci di imparare ed adattarsi.
Ma un conto è parlare di intelligenze artificiali in grado di migliorarsi seguendo una programmazione che le spinge ad auto-correggersi continuamente in seguito agli errori, un conto è parlare di intelligenze artificiali in grado di pensare, ovvero di formulare dei pensieri propri e spontanei. Uno dei criteri per stabilire se una macchina sia effettivamente in grado di pensare è il test di Touring, sviluppato da Alan Touring all’interno del suo articolo Computing machinery and intelligence, pubblicato nel 1950 sulla rivista Mind.
Il test si ispira ad un gioco, chiamato “gioco dell’imitazione” nel quale si hanno tre soggetti: un uomo (A), una donna (B) ed una terza persona (C). Il soggetto C si troverà separato dagli altri due e dovrà porre una serie di domande ad A e B per cercare di capire quale dei due sia un uomo e quale sia una donna. A dovrà cercare di ingannare C, mentre B avrà il compito di aiutarlo. Ovviamente C non potrà sentire la voce o analizzare la calligrafia di A e B per ottenere ulteriori informazioni, quindi le risposte alle domande gli verranno fornite scritte a macchina. Il test di Touring funziona nel medesimo modo, ma si sostituisce una macchina al soggetto A. Se la macchina risulterà indistinguibile dal soggetto umano, allora avrà superato il test e sarà quindi considerata in grado di pensare, ovvero capace di formulare idee, di concatenarle tra di loro e di esprimerle.

Fino ad ora i casi di intelligenze artificiali che siano state in grado di superare il testi di Touring si contano sulle dita di una mano ed il test stesso ha subito molte variazioni ed aggiustamenti nel corso dei decenni. L’intelligenza artificiale con una propria coscienza e capacità di pensiero è però un tema ricorrente all’interno della fantascienza. E anche quello delle relazioni (amorose e non) tra umani e robot o addirittura intelligenze artificiali è un tema ampiamente esplorato dalla fantascienza. Si parte dal lontano 1927 con lo scrittore Fritz Lang che si immagina una relazione amorosa tra il protagonista di Metropolis ed il robot Maria!, per poi passare a film più recenti come HER (2013), Ex-Machina (2015) e Blade Runner 2049 (2017), e videogiochi, come la trilogia di Mass Effect e Detroit: Become Human, solo per citarne un paio.

 

Intelligenza artificiale

 

In fondo provare affetto per un robot o un’intelligenza artificiale non è un concetto incomprensibile. Gli esseri umani hanno sempre teso a proiettare emozioni e sentimenti umani sugli animali e persino sugli oggetti inanimati. Il fenomeno è chiamato antropomorfismo e ne sono esempi l’attaccamento che si sviluppa da bambini nei confronti dei propri giocattoli preferiti, il dare un nome ai propri veicoli, l’arrabbiarsi ed inveire nei confronti degli oggetti quando si inceppano o non funzionano.
Con le intelligenze artificiali che diventano sempre più sviluppate, come ad esempio i bot che girano su internet studiando il modo di esprimersi degli utenti per poi cercare di spacciarsi per persone reali, viene sempre meno difficile pensare che un giorno riusciremo davvero ad interagire e a conversare con i robot e con le IA nello stesso modo nel quale interagiamo con i nostri simili. D’altronde sempre più elementi della nostra tecnologia stanno diventando “smart” con l’inserimento di assistenti vocali intelligenti, in grado di attivarsi al suono della nostra voce e di rispondere ai nostri comandi.
Questo concetto è ben esplorato nel film HER nel quale il protagonista Theodore Twombly (interpretato da un eccezionale Joaquin Phoenix), un uomo estremamente sensibile ma con grandi difficoltà a mantenere relazioni sociali, si ritrova a costruire un legame sempre più profondo con l’intelligenza artificiale che gli fa da assistente, fino ad avere una vera e propria relazione con lei.

Senza andare a scomodare le intelligenze artificiali, anche nel mondo reale abbiamo diversi esempi di persone che si sono dette innamorate di oggetti inanimati, dall’uomo che ha sposato un dakimakura, ovvero un cuscino rappresentante un personaggio di un anime nel 2010, alla donna che nel 2017 ha deciso di sposare la stazione del treno con la quale ha dichiarato di avere una relazione da 36 anni. Il concetto è ripreso nel film del 2007 Lars e una ragazza tutta sua, diretto da Craig Gillespie, nel quale il ventisettenne Lars Lindstrom (Ryan Gosling) è una persona estremamente introversa e ha grosse difficoltà anche solo a stringere rapporti di amicizia. Un giorno Lars confessa al fratello Gus di aver trovato la ragazza dei suoi sogni, Bianca, conosciuta tramite chat su Internet. Ma quando Lars presenta Bianca alla famiglia come una missionaria costretta su una sedia a rotelle, la famiglia scopre con disappunto che si tratta in realtà di una real doll di silicone.

 

intelligenza artificiale

 

Ma se l’amore si basa anche sulle sensazioni fisiche e sugli ormoni, com’è possibile innamorarsi di un’IA o addirittura di un oggetto inanimato?
È vero che quando si incontra una persona con la quale ci sentiamo istintivamente compatibili, i feromoni ed altri stimoli sensoriali giocano una parte importante, per quanto il più delle volte non ce ne rendiamo conto razionalmente. Però l’amore non è solo quello. In fondo, nell’era della comunicazione digitale quante persone hanno finito per innamorarsi di qualcuno conosciuto tramite internet, magari molto prima di potersi incontrare di persona? E, sì, è impossibile percepire odori e feromoni tramite uno schermo, quindi è evidente come essi non siano comunque una condizione fondamentale. Infatti un altro elemento che ci permette di innamorati di qualcuno è la conversazione: ci si innamora della personalità di qualcuno e questo può andare a trascendere completamente l’aspetto fisico della faccenda. Esattamente come accade in HER.

Sono sicura che noi umani potremo finire per innamorarci di un’intelligenza artificiale, un giorno.
Quello che mi chiedo davvero è: potrà mai un’intelligenza artificiale innamorarsi di noi?
Potrà mai imparare ad apprezzare tutti i nostri difetti, la nostra fallibilità, la nostra limitatezza ed i nostri difetti?
Potrà davvero imparare ad amare tutto ciò che ci rende imperfetti, ma meravigliosamente umani?

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