Gli idioti al tempo del colera

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Gli idioti al tempo del colera

Il bello/brutto di andare spesso al lavoro in metro è che le voci di corridoio non mancano. I mezzi pubblici sono il vivaio perfetto in cui farle proliferare.

Da un po’ di tempo, ahimè, c’è ben più di una “voce” a tenermi sveglio la notte: c’è un fatto.

Il temibile coronavirus di Wuhan continua a mietere vittime e sono stati registrati (e già isolati) i primi tre casi in Italia: una coppia di coniugi cinesi e uno degli italiani rimpatriati da Wuhan, che si trovava già in quarantena all’ospedale militare della Cecchignola.

Questo è il fatto.

Ma i mezzi pubblici, l’abbiamo detto in apertura, sono l’habitat ideale per le voci di corridoio, che spesso e volentieri coi fatti hanno poco a che spartire.

E quindi, a voler tenere aperte le orecchie in metropolitana, diciamo  nelle quindici fermate tra Battistini e San Giovanni, la situazione appare disperata.

C’è questo virus creato in laboratorio come arma biologica (che poi la cura ce l’hanno già ma non ce lo dicono) che ha sterminato mezza Cina. E si sta diffondendo anche in Italia (anche se non ce lo dicono). È molto più contagioso di quanto ci dicono, e bisogna evitare i contatti con i cinesi (anche questo, ovviamente, non ce lo dicono). Che poi… Cinesi, Giapponesi, Coreani, Vietnamiti, Guatemaltechi, Esquimesi… vabbe’, è uguale, no? Per sicurezza, bisogna starne alla larga.

Emergono due considerazioni:

La prima è che possa essere la forma vagamente allungata degli occhi a trasmettere il virus.

La seconda è che ci sono un sacco di “cose-che-non-ci-dicono” ma che, misteriosamente, tutti sanno.

Giorni fa, il nostro rinocerontico direttore scriveva con tragicomico sgomento che in un ristorante “cino-giappo”, i clienti ordinavano solo “giappo” come se i due menu arrivassero da cucine diverse.

Proprio ieri ho letto di un ragazzo filippino, cittadino italiano, che è stato aggredito a Cagliari al grido di “Vattene! Ci infetti!”.

Una coppia di studenti cinesi è stata presa a sassate…

Scusate, ripeto:

Una coppia di studenti cinesi

È stata presa a sassate.

A sassate.

E altri casi di persone aggredite a insulti e sputi, di cartelli appesi fuori dai negozi, nei quali si fa presente che “A causa dell’emergenza sanitaria”, gli asiatici non possono entrare.

Vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi.

Dove per “cinesi” si intende chiunque non abbia gli occhi perfettamente tondi, ovviamente.

Perché tanto sono tutti uguali, no?

Ecco.

No.

Perché la fobia che mi sta assalendo, il terrore che mi mette a disagio quando esco di casa e che non mi fa sentire al sicuro nemmeno quando ci sono rientrato, non è il coronavirus.

Direte: “È il razzismo”.

Neanche. Il razzismo è solo un sintomo.

È l’idiozia. Quel cocktail letale di stupidità, ignoranza, faciloneria, supponenza, paura e grettezza, dal quale poi scaturiscono aberrazioni del pensiero umano quali il razzismo.

“Ma non siamo razzisti! Siamo solo legittimamente preoccupati!”

Eh no, tesoro bello. Perché se una cosa mi preoccupa, io leggo, mi informo, la studio per quanto mi è possibile. E lascia che ti dia una dritta: le fonti che aprono con “NON CIELO DIKONO!1!!11!” non contano. Perché se “non cielo dikono”, è probabile che “non cielo dikano” perché è una boiata.

E allora la tua paura, che tu stesso alimenti (dis)informandoti, diventa solo una miserabile scusa per essere una persona un pochino peggiore di quanto fossi ieri. Giorno dopo giorno.

La caccia all’untore veniva già raccontata come una barbarie insensata ne “I promessi sposi”.

Avete paura?

Ne ho anch’io.

Per questo vi rimando all’ottimo articolo del nostro Giovanni Recalcati:

Articolo

E al video della nostra direttrice Alessandra:

Video

Oggi va molto di moda dire “restiamo umani”. Capisco che possa essere una richiesta pretenziosa per alcuni.

Almeno, però, cerchiamo di non comportarci come degli idioti.

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