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Evolution: la teoria del Cosplay

Qualcosa in questi anni si è evoluto.
È accaduto sotto i nostri occhi e quasi non ce ne siamo accorti.
Molti di noi, compreso il sottoscritto, vi ha assistito senza rendersi conto d’essere di fronte a quella che in tutto e per tutto è l’evoluzione di un fenomeno.
Uno di cui, ne sono certo, anche diversi lettori hanno fatto parte, o del quale sono tuttora dei rappresentanti. Il sottoscritto ad esempio, appartiene a entrambe le categorie menzionate di seguito. Proprio questa duplice appartenenza mi ha portato ad una riflessione che in qualche modo unisce i due mondi.

Prendiamola larga e iniziamo da quel gruppo di persone che tutte le settimane si incontra nel teatrino dell’oratorio per le prove di uno spettacolo.
Riuscite a immaginarli?
Quello spettacolo, lo sappiamo, difficilmente verrà rappresentato in qualche altro teatro che non sia quello della parrocchia, ma questo non è importante. Quel piccolo teatro è un punto di ritrovo a misura della compagnia di quell’oratorio, che ne farà un perfetto luogo di aggregazione aperto a tutti.

In questa compagnia abbiamo tutto quello che serve per realizzare uno spettacolo, anche se ridotto alle sue figure essenziali. Persone che costruiranno la scenografia (quasi sempre l’interno di un appartamento), un regista e tante signore che cuciono costumi con impeto e passione.
Non manca nulla tranne che una formazione accademica.

E qui viene il bello perché in realtà la cosa non è mai stata determinante. Non soltanto per i membri di quella compagnia, ma anche per l’attività in sé dal momento che lo scopo è sempre stato quello di divertirsi. Così non importa se quando assistiamo allo spettacolo sentiamo la voce del suggeritore o se la dizione è tutta sbagliata. Il risultato intrattiene e diverte, ma soprattutto dà un senso all’impegno di quelle persone che tutte le settimane si sono trovate per realizzare lo spettacolo. Non dimentichiamo inoltre che spesso in questi gruppi militano attori e attrici che, anche se sprovvisti di un titolo di studio, hanno decenni di esperienza alle spalle.

Il teatro amatoriale si è meritatamente ritagliato una nicchia all’interno del settore. Questo proprio perché non riguarda solo il teatro in sé, ma piuttosto la voglia di realizzare un progetto in comune, come una squadra o meglio ancora, come una famiglia. Ci tengo a specificare che in molti casi la qualità delle scene e dei costumi non ha nulla da invidiare a quelli delle produzioni professionali. Ma questa è un’altra storia.

Veniamo adesso al punto. Esistono ancora gruppi amatoriali come questi?
La risposta è sì.
Soltanto che si sono evoluti e si fanno chiamare Cosplay.
Riassorbite le vostre espressioni indignate e concedetemi qualche altra riga di spiegazione.

I Cosplay a cui mi riferisco sono quelli che formano un gruppo, o che operano individualmente, per partecipare alle sempre più numerose gare e contest vari che si svolgono durante le fiere tematiche.
Se ci pensate bene il tipo di persone è dello stesso tipo: ci sono attori non professionisti, c’è qualcuno che dirige il lavoro, degli addetti (spesso un po’ tutti) che si occupano di realizzare i costumi e infine chi partecipa in misura minore (le comparse). Tutti sono uniti dalla stessa passione, che non sarà più solo quella per il teatro, bensì per ogni altra forma di narrazione conosciuta, quale cinema, serie televisive, anime e anche videogiochi.

Tanto lavoro, nessun guadagno monetario, notti insonni passate a cucire e alcuni momenti di frustrazione per come il lavoro sta procedendo. Analogamente ai gruppi teatrali da oratorio, non mancano tuttavia anche le esibizioni di ottimo livello nelle quali risulta evidente una preparazione accurata e un genuino talento. Soprattutto nei costumi, così complessi e sorprendenti che si potrebbe pensare siano frutto della mano di professionisti. Cosa questa che, se osservata da un altro punto di vista, evidenzia un fenomeno per certi aspetti incoraggiante. Il ritorno all’altro lavoro più antico del mondo.
L’artigianato.

Da teatrante e cosplayer penso davvero che qualcosa in questi anni si sia evoluto.
E per una volta, con buona pace del signor Darwin, non per sopravvivere, ma piuttosto per adattarsi alle preferenze del nuovo millennio, senza cambiare di una virgola nella sua essenza.
L’amore per le storie che ci appassionano.

Si ringrazia per le foto di copertina Paolo Bianco e la Compagnia teatrale Mattattori per l’inserto

1 comment

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