Sogno di una notte di pieno gaming

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Sogno di una notte di pieno gaming

Ognuno quando fruisce di qualcosa ed esprime anche solo una vaghissima passione verso di essa si prodiga naturalmente nel volerla personalizzare, farla propria, cambiarne le regole a sua immagine e somiglianza. Plasmarla secondo la sua mente, perché solo la sua mente è la migliore delle menti possibili, e senz’altro partorirà i migliori cambiamenti e le migliori modifiche nell’ambito di un bene superiore.
Tutti sono critici cinematografici dopo aver visto un film, tutti sono critici letterari dopo aver letto un libro. E che dire degli allenatori dopo le partite di calcio, o degli chef al ristorante. Non c’è persona che non abbia voluto apporre il proprio sogno all’oggetto, contestualmente volendolo peraltro appioppare a tutti. Se il sogno è solo di uno, gli altri cosa fanno?

Ognuno quindi ha un sogno su come dovrebbe essere il videogioco perfetto. E a una prima vista questo tutto sommato può anche essere accettabile, ma siamo proprio sicuri che valga la pena svenarsi nel tentativo di descriverlo e mostrarlo agli altri, facendoci venare la venazza di fuori quando la gente pare non ascoltarci?
Una cosa che accade continuamente quando il nostro animo freme di elargire morte e giudizi è che le modifiche sono uni-direzionali. Potremmo dire single-player, nel senso che il pensiero proviene dall’io e non tiene conto degli altri. E la cosa incredibile è che è sempre eccezionalmente convincente, per chi l’ha prodotto.

Insomma la realizzazione del sogno di uno presuppone l’annullamento del sogno degli altri, o per lo meno la loro totale accondiscendenza. Non è un caso infatti che a chiunque sarà capitato in quel tale forum o in quella tale discussione di scontrarsi con qualche matto totale che aveva delle idee irragionevoli su un determinato videogioco (o per la verità, su qualsiasi prodotto artistico) e bramava di cambiamento, ed era convintissimo delle sue posizioni. E a buon diritto, visto che era stato lui stesso a formularle: almeno era vagamente coerente con se stesso.

Tornando ai videogiochi, e specie a quelli multiplayer dei quali siamo soliti parlare, per la loro natura mutevole essi sono i più colpiti dalla volontà dei giocatori di realizzare ognuno di loro il suo specifico sogno. E’ il monolitico feedback. La feature cambiata qui, il bilanciamento cambiato là, l’aggiunta di quel contenuto lì, la rimozione di quella categoria di players là.

Ha senso basarsi sul feedback? E’ corretta questa moda tipica dei nostri tempi di vantarsi di seguire l’utenza e di fare attenzione alle proposte dei giocatori? Con ogni probabilità no. La dimostrazione sta in quanto si diceva prima: quasi mai l’idea di uno presuppone la coesistenza degli altri, per sua immutabile natura. Ma nel mondo del multiplayer i sogni sono tanti quanti gli utenti e le loro interazioni sono imprevedibili. Qualsiasi prodotto, anche se avente in qualche modo un’ambizione artistica, che faccia eccessiva leva sulle voci dei molti non rispetta questa semplice legge naturale e si tramuta in un niente, in un qualcosa di effimero che non rispecchia il sogno di nessuno.

Al contrario, l’arte si crea quando il creatore ha una linea prefissata, decisa sin dall’origine, granitica fino al fallimento totale. Non è che Michelangelo ascoltava il feedback dei fedeli mentre dipingeva la Sistina, né Dante quello dei lettori quando vergava i rotoli, e così anche non facevano quelli di Ion Storm quando producevano Deus Ex o Avellone quando scriveva Planescape Torment. Insomma, in questo mondo ideale non è il sogno che produce la realtà e la influenza nel caos, ma la realtà che produce il sogno e in questo modo parla e piace ad ognuno.

Articolo di Giacomo Conti, MMO.it.

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