Sanremo e Rula Jebreal: una sconfitta televisiva

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Sanremo e Rula Jebreal: una sconfitta televisiva

Sanremo, il festival canoro più amato e odiato, ma soprattutto il più discusso dal popolo italiano, sta per ritornare nelle televisioni di tutta Italia. Con i suoi ospiti illustri, la grande scalinata e, ovviamente, i grandi volti della canzone italiana (vecchi e nuovi), il festival tocca la sua 70° edizione e si prospetta essere una delle più importanti ed innovative sul fronte canoro e scenico, con al timone uno dei presentatori più stimati e capaci della scena televisiva, ovvero Amadeus.

Ma non può esserci Sanremo senza una bella polemica ad accompagnarla…e anche quest’anno non siamo rimasti a bocca asciutta.

La polemica in questione è nata a proposito delle scelte per la kermesse femminile che affiancheranno il famoso conduttore, nonché direttore artistico, nelle cinque serate del festival (due diverse presentatrici per serata): Nella lista dei nomi scelti da Amadeus, tramite un’indiscrezione, spunta fuori il nome di Rula Jebreal, affermata giornalista palestinese con cittadinanza Italiana. Donna d’incredibile bellezza e grande spessore giornalistico, impegnata anche in missioni di dialogo di pace e autrice di romanzi, tra cui La Strada Dei Fiori Di Miral, sua autobiografia.

Ed ecco che la bomba mediatica esplode: l’ipotesi fa scatenare alcuni giornali di centrodestra e i cosidetti “Sovranisti“, che commentano la presunta scelta in maniera eccessivamente negativa e infiocchettando il tutto con attacchi diretti alla Rai e a Sanremo stesso. Il filo conduttore degli sprezzanti e velenosi commenti è stato quello di voler trasformare Sanremo in un mero strumento di propaganda, vista la chiara posizione della Jebreal e la sua valenza nella politica mondiale. La polemica è stata così aspra e infuocata che la Rai decide di troncare le trattative con la giornalista per “una questione di opportunità politica” e chiede velatamente alla Jebreal di fare “un passo indietro”, cosa che la giornalista coraggiosamente non ha voluto fare. Alla fine si è arrivati ad un compromesso: Rula Jebreal sarà ospite di una delle serate, ma parlerà solamente d’importanti argomenti sulla violenza sulle donne e reciterà una poesia di Prévert che è dedicata proprio alla tematica scelta.

Ma questa non è una vittoria, nossignore. Qui siamo davanti ad una piccola sconfitta mediatica.

Sanremo non è nuovo alle situazioni e ai momenti scomodi, in cui idee e pensieri su argomenti ritenuti scottanti (politici e non) vengono messi davanti allo schermo usando proprio il festival come veicolo: Basti pensare alla canzone “Cancella il Debito” improvvisata da Jovanotti nel 2000, il monologo sulla cristianità di Celentano nel 2012 o il breve monologo di Geppi Cucciari su Rossella Urru nel 2017. Dire che Sanremo non è una tribuna politica ma impedire alla Jebreal di partecipare come presentatrice accanto ad Amadeus per una questione di natura politica è, di fatto, un gigantesco controsenso. O più semplicemente, una grossa scusa.

Una scusa per impedire di mostrare finalmente un nuovo volto in un evento istituzionale che dica esattamente quello che sta succedendo politicamente nel nostro paese, parlandone con conoscenza, decisione e argomentandola in maniera ineccepibile. Una scusa per censurare preventivamente una verità per permettere che persone ancorata a pensieri retrogradi e colmi di odio non vengano svergognati sulla pubblica piazza, poiché incapaci di possedere i mezzi per poter rispondere adeguatamente ed evitare di finire seppelliti dalla spaventosa realtà dei fatti.

Una scusa per mantenere intatta una maschera di neutralità che ormai si sta sgretolando da sola per le crepe che la deturpano. Ma è una maschera che va comunque indossata, nel bene e nel male…

Perché Sanremo è Sanremo.

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