Il volo di Starman

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Il volo di Starman

Poche cose lasciano tutti senza niente da dire come il lancio di un razzo orbitale. Il conto alla rovescia, l’accensione dei motori, il boato che spacca i timpani, letteralmente. È qualcosa di spettacolare, ed esaltante. Specie se questo razzo è il Falcon Heavy della SpaceX.

Il 6 Febbraio 2018 è una data memorabile per la Space Exploration Technologies Corporation di Elon Musk: alle ore 15.45 locali, dalla base di Cape Canaveral avvenne la partenza del primo volo sperimentale del lanciatore super-pesante di classe Heavy.  Anche per essere stato un lancio inaugurale scandito dalle solite operazioni di routine sulla rampa di lancio, la missione ebbe ben poche cose ordinarie. Per cominciare, il pad di lancio utilizzato fu il 39A, lo stesso già impiegato dalle missioni Apollo che portarono l’uomo sulla Luna, e successivamente anche dallo Space Shuttle.

Tipicamente, quando un vettore spaziale viene testato per la prima volta, si usa collocarvi un carico di test (dummy payload) al fine di simulare la massa di un satellite da portare in orbita. Per volere di Musk, tale payload fu la sua personale Tesla Roadster rosso fiammante, opportunamente ancorata alla sommità del secondo stadio. Come venne dichiarato al pubblico, doveva essere “qualcosa di divertente e dall’insostituibile valore sentimentale”. L’eccentricità del fondatore di SpaceX è cosa nota, ma per l’occasione superò sè stesso adottando tutta una serie di accorgimenti che resero assolutamente indimenticabile quell’evento storico.

La Tesla doveva avere, giustamente, un pilota: fu scelto un manichino vestito con la tuta spaziale della SpaceX, comodamente posizionato sul sedile di guida con una mano sul volante e l’altra appoggiata fuori dal finestrino, in una posa disinvolta. Il nome scelto per battezzare l’inanimato cosmonauta non fu casuale: Starman.

Poco più di due anni prima, il 10 Gennaio 2016 ci lasciava il Duca Bianco: il cantante David Bowie moriva in una clinica privata a seguito dell’aggravarsi di un tumore al fegato che lo affliggeva da tempo. Come omaggio alla sua memoria si volle affettuosamente nominare quello spericolato manichino con il titolo di uno dei suoi brani più famosi. E non finisce qui: il lettore mp3 dell’automobile ha riprodotto in loop i brani “Space Oddity” e “Life on Mars” per tutta la durata del volo, finché le batterie non si sono esaurite qualche ora dopo.

Questi tributi hanno reso definitivamente immortale il nome di David Bowie non solo nella memoria e nei cuori dei fan, ma anche nella storia di internet: il viaggio inaugurale del Falcon Heavy è il secondo evento più seguito in diretta su YouTube dopo il lancio con paracadute dalla stratosfera di Felix Baumgartner del 14 Ottobre 2012.

Chi c’era quel giorno ricorderà senz’altro il brivido collettivo che attraversò tutti, chi era presente al centro di controllo, chi seguiva la diretta da casa, o dallo smartphone su un mezzo pubblico. Quando le due metà della capsula di protezione si separarono rivelando la Tesla Roadster con Starman alla guida, e dietro il profilo tondeggiante della Terra vista dallo spazio, il boato degli applausi proveniente dagli spettatori di tutto il mondo superò quello dei propulsori al decollo.

La SpaceX volle ricordare un’altra importante personalità legata alla letteratura di fantascienza: Douglas Adams. Per omaggiare la sua celeberrima “Guida Galattica per gli autostoppisti”, ne venne collocata una copia nella cappelliera insieme ad un asciugamano, indispensabile oggetto dalle svariate utilità per l’autostoppista spaziale. Il display sul cruscotto mostrava la scritta “DON’T PANIC”.

Il lancio del Falcon Heavy riveste anche un’importante ruolo scientifico: si tratta del razzo spaziale più potente mai costruito e testato dai tempi del Saturn V utilizzato nelle missioni Apollo. Con una capacità di carico doppia rispetto allo Space Shuttle, e grazie alla possibilità di riutilizzo di molte delle sue parti, sta dimostrando che è possibile abbattere i costi dei voli orbitali ed interplanetari, aprendo così le porte verso una nuova Era Spaziale in un futuro non troppo remoto.

Un Falcon Heavy è costituito da 3 primi stadi (core) di un razzo Falcon 9 opportunamente adattati; sopra al core centrale è montato il secondo stadio che ha il compito di inserire il carico trasportato nell’orbita finale desiderata. Il fatto rivoluzionario consiste nella caratteristica unica che contraddistingue i primi stadi dei razzi Falcon: sono stati progettati per tornare a terra dopo aver sganciato il secondo stadio. Una volta terminata la prima fase del lancio, il core effettua una sorta di capovolta in volo che ne inverte la rotta: durante la discesa, l’accensione di alcuni motori (entry burn) ne frena la caduta. Elementi aerodinamici costituiti da alette in titanio contribuiscono alla frenata, guidando al contempo il razzo verso la zona di atterraggio. Una volta in prossimità del terreno, un’ultima accensione dei razzi rallenta il modulo mentre dispiega i supporti di atterraggio: quando la velocità è esattamente zero, nell’istante in cui tocca terra, i motori vengono spenti annullando la spinta che teneva lo stadio in aria. E il Falcon è atterrato.

Nel caso del lancio di un Falcon Heavy (finora ne contiamo 3) la fase di atterraggio risulta particolarmente spettacolare, in quanto si assiste all’atterraggio di ben 3 stadi, ciascuno alto 47 metri: i booster laterali atterrano contemporaneamente in una sorta di danza sincronizzata.

Lo scopo di tutto ciò? Beh, come disse lo stesso Musk in occasione di un’intervista, non ha molto senso spendere milioni di dollari per costruire un aereo di linea, farci un viaggio, e lasciare che si schianti da qualche parte nell’oceano. Rendere un razzo spaziale completamente, o anche solo in buona parte riutilizzabile, comporterebbe di ridurre notevolmente i costi dei viaggi spaziali. Stiamo parlando di un mezzo in grado di raggiungere l’orbita lunare, e persino quella di Marte, come è stato dimostrato dal lancio della Tesla: l’orbita finale dell’auto di Musk attraverso il Sistema Solare si estende dall’orbita terrestre fino a superare di poco quella marziana.

È noto da tempo che Marte sia il nuovo obiettivo dell’esplorazione spaziale moderna, il prossimo “grande passo” che l’umanità dovrà fronteggiare: la sua colonizzazione è considerata uno step inevitabile. Ma una cosa alla volta. Prima dello sbarco su Marte, si attende con grande trepidazione il ritorno dell’uomo sulla Luna, previsto nel 2023 nell’ambito delle missioni Artemis della NASA. Anche la SpaceX ha in progetto di portare l’uomo sulla Luna: sempre nel 2023, il lanciatore Starship – al momento in fase di test – porterà in orbita lunare il miliardario giapponese Yūsaku Maezawa, finanziatore del progetto dearMoon, che a tutti gli effetti si può considerare come missione di turismo spaziale.

Le tecnologie finora sviluppate dalla SpaceX sono frutto di studi e ricerche di altissimo livello che stanno rivoluzionando l’esplorazione dello spazio sotto ogni punto di vista: i materiali, i sistemi elettronici di guida, il design delle capsule con equipaggio, l’hardware per far tornare a terra gli stadi lanciatori, e tanto altro. L’ultima volta che un essere umano superò l’orbita terrestre fu nel Dicembre del ’72, durante la missione Apollo 17, quasi 50 anni fa. È giunto il momento che l’uomo si rimetta in gioco per continuare il processo di esplorazione ed espansione iniziato un milione e mezzo di anni fa, quando le prime scimmie antropomorfe lasciarono l’Africa.

Perché l’esplorazione è qualcosa che contraddistingue noi umani come specie, ci porta a scoprire nuove frontiere e mette costantemente alla prova le nostre capacità di adattamento. È fonte di ispirazione e di progresso, perché ci porta a guardare oltre i nostri piedi, oltre l’orizzonte e fino alle stelle. Per questo, vogliamo concludere con la frase che Elon Musk pronunciò durante il video di ringraziamento ai fan di SpaceX dopo il volo inaugurale del Falcon Heavy:
«La vita non può essere solo la risoluzione di un problema triste alla volta. Ci devono essere cose che ispirino, che rendano lieti di alzarsi al mattino e di fare parte dell’umanità. Ecco perché l’abbiamo fatto. L’abbiamo fatto per voi.»

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