Un obolo per l’Australia

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Un obolo per l’Australia

Anche oggi ci ritroviamo a parlare di un disastro ambientale che, per quanto si stia verificando lontano dai nostri usci, ci riguarda come esseri umani e abitanti di questa Terra.

Un ramingo una volta disse “[…] Ci sarà un giorno in cui il coraggio degli uomini cederà, in cui abbandoneremo gli amici e spezzeremo ogni legame di fratellanza, ma non è questo il giorno! Ci sarà l’ora dei lupi e degli scudi frantumati quando l’era degli uomini arriverà al crollo, ma non è questo il giorno! Quest’oggi combattiamo… Per tutto ciò che ritenete caro su questa bella Terra vi invito a resistere! Uomini dell’ovest!” (Aragorn, nella versione cinematografica de “Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re” prima della battaglia al Nero Cancello).

Mi è sempre piaciuto tantissimo questo pezzo, e ora lo trovo più che mai attuale. Stiamo attraversando tempi difficili, tempi in cui il “piccolo gesto” di ognuno di noi può fare la differenza.

Da ottobre 2019 sono bruciati circa 8 milioni di ettari di territorio tra New South Wales, Victoria, Sud Australia e Queensland. Vi ricordate gli incendi in Siberia e Amazzonia di questa estate? Il territorio perduto è quasi il doppio. Il problema più grave al momento è che si stanno sviluppando tanti, troppi roghi in contemporanea che stanno devastando la flora e la fauna locali.

Il fatto è questo: l’Australia è per sua natura uno dei continenti più secchi e torridi del nostro pianeta e a causa di questo roghi e incendi sono tutt’altro che infrequenti in estate. Nei territori del Centro-Nord bruciano in media 38 milioni di ettari di praterie ogni anno, ma quello che ora stiamo perdendo è un ecosistema completamente diverso dal solito.

La definizione di “Bush” è stata dato al paesaggio tipico delle savane e delle praterie australiane che comprendono una vegetazione che si è evoluta specificatamente per sopravvivere agli incendi: germogli ben protetti e in grado di sopravvivere a temperature estreme e arbusti dotati di oli e resine molto infiammabili. Nell’ecologia di questo ecosistema tutto ciò ha un significato ben preciso: il fuoco in queste regioni non è necessariamente nocivo, tutt’altro, rinnova e dà spazio ai nuovi esemplari che rinascono dalle proprie ceneri come le fenici. Ma oggi, quello che brucia, non è più solo il “Bush”, bruciano ecosistemi normalmente più umidi, non adatti a sopravvivere a queste condizioni climatiche perché mai interessate così da vicino dai roghi.

Il 2019 è stato registrato come l’anno più secco e caldo dal 1900, è stata registrata una temperatura da record a dicembre: una media di 42°C, con picchi che arrivavano fino ai 49° C. Sono mostruosamente diminuite le precipitazioni, la siccità è alle stelle. Quando una pianta è esposta ad un clima del genere succede che l’acqua, al suo interno, evapora; normalmente solo i rami più piccoli si seccano, quando però le temperature raggiungono certi picchi, anche i rami più grandi e i fusti delle piante si seccano: più siccità significa più legna da ardere. Solo che non siamo in un camino, anche se è quello che è diventato.

Non sono solo gli animali ad essere in pericolo, la situazione si aggrava ogni giorno di più, anche alcune rare specie botaniche sono a rischio di estinzione. Il fumo causato da questi roghi rende l’aria addirittura pericolosa da respirare, gli incendi creano erosioni che a loro volta portano all’aumento del rischio idrogeologico, inoltre le emanazioni di CO2 stanno aumentando esponenzialmente. La Nasa informa che fino ad ora, in quasi 4 mesi di roghi, sono state diffuse quasi 306 milioni di tonnellate di CO2, pare alle emissioni totale australiane del 2018. Non è finita qui, le correnti trasportano le ceneri di questo disastro verso i ghiacciai neozelandesi che, resi scuri, rischiano di sciogliersi con maggior rapidità.

Se desiderate fare qualcosa nell’immediato, sappiate che moltissime raccolte fondi sono state lanciate su ogni social network, ma quella che ci teniamo maggiormente a segnalarvi appartiene al noto ente di protezione ambientale: il WWF. Potete scegliere la cifra della vostra donazione, senza costrizione alcuna, potete decidere se adottare a distanza un Koala, un altro animale o albero a rischio di estinzione, oppure potreste dare supporto a chi combatte gli incendi, a restaurare degli habitat oppure a piantare nuovi alberi, la scelta sta nelle vostre mani.

Una modella statunitense, residente a Los Angeles, ha avuto la brillante idea di promuovere una raccolta fondi molto particolare a favore dell’Australia tramite i suoi profili Twitter ed Instagram (chiusi poco dopo). Kaylen Ward offriva foto proprie in cui era ritratta nuda e in pose succinte in cambio di una donazione documentata di 10 dollari, inutile dire che ha avuto enorme successo: ha ottenuto in poco tempo quasi mezzo milione di dollari!

Quello che oggi vorremo farvi presente è che ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa. Non sappiamo quando episodi del genere si verificheranno vicino alla nostra porta di casa, forse sarà solo allora che ci renderemo conto di quanto è in pericolo il nostro pianeta, i nostri animali, ma anche noi stessi e i nostri eredi.

Possiamo ridurre l’impatto ambientale che ognuno di noi ha, possiamo ridurre le nostre emissioni e i nostri consumi, possiamo fare attenzione alle piccole cose, come non lasciare gli elettrodomestici in stand-by o il caricabatterie del telefono attaccato alla presa anche quando non lo usiamo. Sono piccole cose, insignificanti se ci pensate, ma queste piccole cose possono aiutarci a cambiare giorno per giorno la piega che stanno prendendo gli eventi.

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