Una Cena in Famiglia

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Una Cena in Famiglia

Milano è uno strano posto, ci vai e pensi che potrebbe succedere letteralmente qualsiasi cosa, di punto in bianco, meno imprevedibile di un’invasione di ectoplasmi.

Ad inizio dicembre, la Redazione si è trovata catapultata in una Cena di Famiglia, buona parte di noi all’udire le parole “cena” e “famiglia” insieme inizia a soffrire di flashback del Vietnam, ma questa volta Milano ha fatto il suo gioco e la storia è andata in modo un po’ diverso.

Avete mai visto “T come Tigro”? Forse è tra i lungometraggi più celebri con protagonisti gli abitanti del Bosco dei Cento Acri, ma come mai?

Chi di voi lo ha già visto forse si starà già commuovendo, ma per gli altri facciamo un po’ di chiarezza.

Stavolta è Tigro al centro della scena, l’eccentrico, saltellante, esuberante tigrotto, così speciale e così… solo. Eh già, il nostro amico si rende conto di essere l’unico Tigro che conosca, ed inizia a domandarsi come ciò sia possibile. Consultando gli altri animali ed osservando il rapporto tra il piccolo Roo e sua madre Kanga, cerca di organizzare un modo per rintracciare la sua famiglia.

Aiutato proprio da Roo, inizia a rovistare nel suo albero, trovando svariati “cimeli di famiglia” tra cui sciarpe, guanti (in realtà dei calzini) ed altro. Nessuno dei due animali è molto convinto, finché dal fondo di un barile non appare IL cimelio.

Un ciondolo dorato a forma di cuore, di quelli in cui si conserva la foto di famiglia.

Tigro, sovreccitato, fa di tutto per aprirlo e scoprire finalmente qualcosa sulla sua famiglia, e dopo aver letteralmente distrutto mezza casa, finalmente il cuoricino si apre. Tesissimi, il tigrotto e il canguro si avvicinano e… Il ciondolo è completamente vuoto. Tigro è deluso, e il premuroso Roo inizia a pensare ad un altro modo per contattare la famiglia di Tigro e finalmente eccola lì, la soluzione. Scrivere una lettera. Così Tigro si mette al lavoro, mettendo su carta tutta la sua voglia di essere amato e di amare, tutte le sue speranze, tutto il suo essere un tigro, e i due “spediscono” la lettera, affidandola al vento.

Ma la risposta non arriva, e in inverno gli abitanti del bosco decidono di scrivere personalmente una risposta, come “famiglia Tigro”. Ottengono l’effetto sperato, Tigro è di nuovo di buon umore, ma ha frainteso ed è convinto che verranno a trovarlo. Inzia quindi a preparare una grande festa. Gli animali non possono permettersi di deludere il loro amico, non resta altro che travestirsi da Tigri e sperare che vada tutto bene. Ma ad un certo punto, l’inganno viene svelato, e Tigro, ferito, abbandona la festa, dichiarando che non tornerà mai più, e si reca alla ricerca della sua “vera famiglia”.

Gli altri si radunano a casa di Tappo, preoccupati, per decidere che cosa fare, è pieno inverno, è pericoloso, nessuno ha avuto tempo per fare scorte di cibo e legna, e per di più si sta alzando una terribile tempesta di neve. Dovrebbero tornare tutti a casa il prima possibile. Ma non possono abbandonare così il loro amico. Per quanto esuberante e pasticcione, Tigro è pur sempre Tigro. Ha fatto tanto per loro “ed il bello di Tigro è che non esistono altri Tigri” ce n’è solo uno, ed è il loro amico. Non ha una sua famiglia che lo aspetta, non possono perderlo.

Si mettono tutti in marcia nella tempesta, e dopo molto camminare ritrovano il tigrotto su un gigantesco albero a strisce. Lui lo ha scambiato per il suo “albero genealogico” e sta cercando di arrivare in cima, dalla sua famiglia. Gli animali gli spiegano cos’è successo, e dopo averli sentiti recitare la lettera che solo lui poteva aver letto, Tigro si convince che sono loro la sua vera famiglia. Ma una valanga fa cadere l’albero, trascinando Tigro e Roo con sé, mentre gli altri osservano impotenti. Contro tutte le aspettative, Roo riesce finalmente ad eseguire un salto molto complesso, che solo i Tigri migliori sanno saltellare, ed entrambi si mettono in salvo.

Quella domenica a Milano c’eravamo tutti, chi dopo un assurdo viaggio-lampo, chi via telefono nonostante tutti i contrattempi, ma eravamo tutti lì. Qualcuno si incontrava per la prima volta, altri erano amici di vecchia data, ma tutti hanno ritrovato la stessa atmosfera. Si rideva e si chiacchierava a manetta di qualsiasi cosa, di film, fantasmi, cristalli, scienza, animali, teatro, progetti, cose e posti da vedere, Rinoceronti, Scimmie, degli Onigiri sul tavolo e di cose varie ed eventuali, più o meno nerd. La maggior parte di noi non aveva ben chiaro di cosa si stesse parlando, ma non importava, eravamo insieme e ci si ascoltava a vicenda, tra una battuta e discorsi serissimissimissimi.

Tornano tutti alla festa, e Tigro ringrazia i suoi amici. Tutti loro gli hanno dimostrato il significato di “Famiglia”. Ha capito di averla sempre avuta accanto, anche se non condividevano legami di sangue. Per anni e anni si sono supportati a vicenda, prendendosi cura gli uni degli altri e divertendosi insieme, non importa quanto lontani o quanto ci fosse da fare, in un modo o nell’altro trovavano sempre del tempo per non lasciare nessuno da solo.

Quella domenica a Milano è stato il nostro primoNatale in Famiglia” e ci ha dato la consapevolezza che non importa quanto le cose si faranno difficili, la nostra famiglia sarà sempre lì, distanze ed impegni si annulleranno, e potremo passare anche solo cinque minuti tutti insieme, per poi riprendere le nostre battaglie più forti di prima.

Perché Tigro non è più da solo, e nemmeno noi.

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