Natale al Cinema… forse!

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Natale al Cinema… forse!

Le festività natalizie non portano soltanto gioia e letizia (ad alcuni) o disagio e fastidio (ad altri). No, le suddette festività portano anche una ondata non sempre gradita di film con i quali tutte le case produttrici si sfidano al Miglior Incasso di Natale. Se negli USA è il weekend del 4 luglio a segnare lo spartiacque fra le annate produttive e il momento adatto per sganciare i pezzi da novanta sul fronte cinematografico in Italia accade la stessa cosa nel mese di dicembre.

In questo 2019 le vacanze natalizie porteranno agli spettatori nostrani “Il Primo Natale” di Ficarra e Picone, il “Pinocchio” di Matteo Garrone” e “La Dea Fortuna” di Ferzan Ozpetek. Tutto questo in attesa, lo sappiamo, dell’impatto che avrà il ritorno su grande schermo di Checco Zalone con il suo “Tolo Tolo” che invaderà il Paese a partire dal primo gennaio. La cosa che colpisce subito dell’elenco sopracitato è il suo essere particolarmente eterogeneo. C’è la commedia interpretata dai comici televisivi, la favola ad alto budget per tutta la famiglia, il film impegnato con attori molto amati e il campione di incassi in carica con la sua nuova produzione… non manca nulla per poter soddisfare i target più diversi!
A onor del vero, questa attitudine a diversificare la produzione nel periodo cinematograficamente più affollato dell’anno, non è una novità imputabile al solo 2019. Già lo scorso anno avevamo assistito a una sfida fra un (pessimo) film sulla befana con Paola Cortellesi, un (pessimo) film sui Moschettieri del Re e un (modesto) film di viaggi nel tempo compiuti in piena epoca della Banda della Magliana. Al di là della qualità complessiva, stupiva la volontà di non ridurre il tradizionale appuntamento con il Cinema di Natale al genere che più di tutti aveva dettato le regole nei decenni precedenti: la commedia all’insegna degli equivoci pecorecci targata Massimo Boldi e Christian De Sica, universalmente nota con il termine “Cinepanettone”. La domanda che ci poniamo da allora, però, è una soltanto: perché quei film risultavano in grado di connotare questo periodo dell’anno più di tutti quelli contemporanei?

bored to death

A partire da quel 1983 che aveva visto debuttare in sala il primo “Vacanze di Natale”, il genere si era imposto come la tradizionale strenna natalizia che il pubblico sembrava gradire oltre ogni ragionevole dubbio e che la critica detestava come fosse una ciclica colata di acido solforico sulla gamba. Quei film incassarono uno sproposito e rappresentarono una vetrina di lusso per una infinita serie di caratteristi ma anche di attori apparentemente distanti da questo genere come Claudio Bisio, Fabio De Luigi o Massimo Ghini. Furono la palestra per il futuro regista di successo Fausto Brizzi che ne sceneggiò una grossa quantità prima di dedicarsi a commedie meno caciarone (più o meno).
Durante gli anni ‘80 e ‘90 ci si confrontò spessissimo sul segreto di quel successo. C’era chi lo imputava al desiderio di evasione del pubblico dalle brutture quotidiane e chi ci vedeva una sorta di “godimento” provato nell’assistere alla ostentazione dei propri difetti. Gli uomini traditori seriali e incompetenti e le donne eccessivamente volubili e sovente canzonate erano delle esasperazioni che ripulivano la coscienza e permettevano di ironizzare su caratteristiche negative e su luoghi comuni reiterati.

Lungi da noi considerare questo tipo di film più di un semplice divertimento trash o sottovalutare l’importanza di quegli esorbitanti incassi per il sostentamento del costoso mondo del Cinema ma la domanda rimane: perché venivano considerati Film di Natale?
Non avevano che uno striminzito pretesto (l’idea, appunto, delle vacanze di fine anno) a riecheggiare quell’atmosfera! Il resto era una sequela di corna, bugie, gag scatologiche, turpiloquio andante e belle ragazze discinte. Ora, forse tutto questo incarna lo spirito natalizio in qualche sperduto pianeta nella Rotta di Kessel ma siamo relativamente certi che nel nostro Sistema Solare suoni bizzarro. Eppure le commedie targate Neri Parenti riuscirono nell’impresa di rappresentare l’appuntamento delle feste per milioni di spettatori molto più di quanto ci riescano le attuali produzioni rigorosamente “in sintonia” con l’atmosfera del momento (con l’eccezione di Zalone che, però, è un caso a parte).

Evidentemente noi italiani, giunti alla fine dell’anno, non nutriamo il desiderio di comportarci bene ma preferiamo rassicurare noi stessi guardando qualcuno che si comporta molto peggio di quanto sapremmo fare.

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