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Il paese delle feste

Verso la fine di Agosto, in Giappone, cominciano ad apparire in tutti i negozi le decorazioni di Halloween. Il 2 di Novembre sparisce tutto magicamente e, quasi come se spuntassero come funghetti dopo la pioggia, arrivano quelle natalizie. Festoni, Babbi Natale, cibi dai sapori tipici del periodo e le lucine, un sacco di lucine, una montagna di lucine.

Tra i quartieri di Tokyo c’è quasi una competizione a chi ha le lucine più belle e più fantasiose (per non dire pacchiane) e pare di essere in un carillon.

All’improvviso, il 26 di Dicembre, nuovamente tutto scompare.

Arriva quindi capodanno, poi sarà il turno di San Valentino e poi Pasqua e poi l’estate (conta come una sequela infinita di piccole festicciole con fuochi d’artificio e abiti tipici annessi) e poi di nuovo il ciclo ricomincia.

Sembra quasi non ci sia mai un attimo di stallo, un periodo dell’anno in cui non ci sia una scusa per tirare fuori una decorazione diversa.

Vi sarete sicuramente resi conto subito che nessuna, quasi, delle feste citate è particolarmente legata alla religione autoctona (per chi non lo sapesse è lo shintoismo, affiancata dal buddhismo e poi da tutte le altre).

Vero. Ma questo non li ha mai fermati.

In realtà la motivazione legata a questo fenomeno sarebbe da studiare approfonditamente da un punto di vista antropologico, ma potremmo fare qualche ipotesi.

Seconda guerra mondiale, il Giappone viene brutalmente piegato dagli Americani con le due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki. A seguito di ciò si dà il via ad un lungo periodo di occupazione. La lunga convivenza gomito a gomito di due culture diverse ha portato l’una ad influenzare molto l’altra.

La cultura giapponese, ha delle particolarità per alcuni forse troppo estreme, è sia estremamente duttile sia molto molto rigida.

Paradossale

Con una mano si tiene ancorata ad alcune tradizioni ben specifiche, con un’altra sfoglia, cerca, scopre e sceglie nuove caratteristiche, nuove mode, nuove ispirazioni.

Quindi per certi versi rimane sempre uguale, ancorata a determinati punti, per altri cambia continuamente, arricchendosi e modificandosi. Questo non vuol dire che qualcosa viene scartato in favore di qualcos’altro, bensì che un concetto si affiancherà e coesisterà con un altro.

Il Giappone ha tanti difetti, ma questo è un modus operandi che non è assolutamente da sottovalutare perché permette una crescita e una flessibilità che poche nazioni possiedono e che gli permette di essere in continua evoluzione.

Che poi in altri ambiti siano rigidi in maniera esasperante, beh, è un altro discorso.

Per ora ci godiamo un Paese in cui, per certi versi, sembra essere sempre festa.

Vi auguro di passare al meglio questo periodo, nel modo che preferite e con chi preferite.

Love, Monigiri

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