Mutandine: allarme rosso

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Mutandine: allarme rosso

Vi siete mai chiesti cosa passa una donna quando ha il ciclo? Beh, spoiler, non è solo il dolore da ciclo, è proprio il male di vivere che lo accompagna, insieme a tutte le avvisaglie prima e alle maledizioni durante.
Biologicamente parlando quando si tratta di ciclo ovarico, si intende un periodo che dura 28 giorni circa e si ripete in continuazione nella vita di una donna dall’inizio della pubertà alla menopausa. Si divide in tre fasi: proliferativa, premestruale e mestruale.

Nella prima fase le ovaie producono i follicoli: solo uno di essi è destinato a maturare e liberare una cellula uovo, qui l’endometrio si sviluppa in seguito all’azione di ormoni estrogeni prodotti dal follicolo stesso che, a sua volta, è stimolato alla crescita da ormoni secreti dall’ipofisi. La fine di questa fase arriva quando c’è l’ovulazione, ovvero l’espulsione dell’ovulo da parte dell’ovaio in questione (un mese il destro e un mese il sinistro, per non far arrabbiare nessuno) nelle tube di Falloppio in seguito alla rottura del follicolo che ha completato la sua maturazione: a questo punto la cellula uovo è pronta per essere fecondata.

Nella seconda fase (premestruale) abbiamo la trasformazione di ciò che resta del follicolo in corpo luteo, ovvero una ghiandola secretoria transitoria in grado di secernere ormoni che andranno a coadiuvare il “lavoro” delle varie strutture in grado di accogliere l’ovulo fecondato. L’endometrio, da parte sua, andrà a formare una sorta di “impalcatura”, creando una fitta rete di vasi sanguigni che permetterà all’ovulo fecondato di annidarsi al suo interno e avere un sufficiente apporto ematico. Se la fecondazione non avviene, questa struttura si sfalda e i vasi sanguigni si rompono.

L’ultima fase, quella mestruale, avviene quando l’ovulo non è stato fecondato: si rende necessaria l’espulsione di tutto ciò che è stato creato per accogliere un eventuale feto. Quindi il miometrio comincerà a contrarsi ripetutamente per eliminare endometrio e ovulo non fecondato. Scomparso anche il corpo luteo, ipofisi e ipotalamo ricominceranno a produrre ormoni in grado di stimolare la maturazione di un nuovo follicolo per ricominciare un nuovo ciclo mestruale.

Come potete notare, una donna è soggetta alle mestruazioni solamente cinque giorni al mese, ma è un fenomeno fisiologico che la accompagna per buona parte della sua vita. Vi fa schifo? Beh, altro spoiler: anche voi siete arrivati da lì, non c’è nulla di male!

Nel corso della storia, ovviamente, non è sempre stato di dominio pubblico che la perdita di sangue fosse fisiologica, anzi, le donne sono state a lungo discriminate per questa condizione. Da sempre si sono susseguite molte credenze e superstizioni a riguardo, alcune le si notano ancora oggi, purtroppo. Banalità? “una donna non può montare la panna, tagliare i pomodori, fare la maionese […] durante il ciclo perché rovinerà tutto ciò che toccherà.” Spoilerone: nessuna di queste affermazioni ha rilevanza scientifica! Non c’è assolutamente nulla che una donna col ciclo non possa fare, neanche procreare! Eh già, perché anche durante il ciclo la donna potrebbe rimanere incinta, contando che il rilascio dell’ovulo maturo non ha una data precisa e che la vita di uno spermatozoo all’interno dell’utero è di circa cinque giorni. Perciò all’occhio, furbetti, non siete “al sicuro” comunque! Proteggetevi sempre, se non volete trovarvi la sorpresona a fine mese!

Mettiamo fine al momento Super Quark e parliamo di storia. Un tempo vedere una donna sanguinare quasi sette giorni al mese, ogni mese, e vederla uscirne miracolosamente illesa era quasi fantascienza o addirittura si associava ad uno stretto rapporto col diavolo in persona (poco importa se tutte le donne presentavano questo fenomeno, significava solo che tutte le donne erano figlie di Satana.).

I popoli dell’Età della Pietra, in realtà, vedevano nella donna un misticismo tale da farla venerare quasi, le si attribuiva la capacità di creare la vita, in cui il contributo dell’uomo era pressoché ignorato. Inoltre, la ritmicità con cui il ciclo si presentava, contribuiva anche alla concezione dello scorrere del tempo. I popoli indiani vedevano nel menarca (la prima mestruazione di una donna) un momento di rinnovo e di rigenerazione in cui una donna entrava nella sua fase adulta. L’Antico testamento definisce impura una donna con le mestruazioni e si pensava che potesse far deteriorare i cibi e rendere sterili i campi: “Quando una donna avrà i suoi corsi e il sangue le fluirà dalla carne, la sua impurità durerà sette giorni; e chiunque la toccherà sarà impuro fino alla sera.” (Levitico). Plinio il Vecchio sosteneva più o meno lo stesso: “All’arrivo di una donna mestruata il mosto inacidisce, toccate da lei le messi isteriliscono, muoiono gli innesti, bruciano le piante dei giardini; […] bevendo il liquido mestruale, i cani vengono presi dalla rabbia e il loro morso è affetto da un veleno insanabile.” (da “Naturalis historia VII, 63-67” di Plinio il Vecchio). Insomma: l’apocalisse.

Gli Indù credevano che l’uomo che si fosse avvicinato avesse addirittura toccato una donna col ciclo avrebbe perso per sempre la sua energia, saggezza, forza e vitalità. In Nepal questa credenza è ancora in auge tramite la pratica del Chaupadi, anche se abolita ufficialmente dallo stato nel 2005. Questa pratica prevede l’allontanamento della donna che si trova in fase mestruale dal nucleo familiare, esiliandola in baracche appositamente costruite, lontane dalla casa, dagli animali e dal cibo che potrebbero essere “corrotti”. Moltissime sono state le donne perite nel corso della storia a causa di questo rito, e ancora oggi molte ne muoiono.

Nei popoli dei nativi americani, alle donne seggette al mestruo era impedito di partecipare alle cerimonie religiose, di toccare gli uomini o anche solo di guardare la selvaggina uccisa. Anche fra i maori c’erano diverse credenze a riguardo: infatti il sangue mestruale era talmente temuto che gli “assorbenti” usati dovevano essere confezionati con un particolare muschio e nascosti nella foresta ogni volta (pensate che scarpinata ogni volta che ci si cambiava!).

In epoca Vittoriana era addirittura proibito alle donne di frequentare i giardini pubblici perché si pensava che facessero seccare tutte le piante. Addirittura, nel Codice del diritto Canonico del 1917 era severamente proibito ad una donna con le mestruazioni in corso di ricevere la comunione.

Tutte queste credenze e leggende che riteniamo essere ormai distanti da noi, così distanti non sono: a Bali, all’ingresso di un tempio Hindu, è ad oggi esposto un cartello che impedisce l’entrata alle persone con vestiario indecente e alle donne mestruate! Basti pensare che ancora oggi in Iran il 50% delle ragazzine pensa che le mestruazioni siano una malattia, o addirittura che una su tre in Asia non sa nulla riguardo al ciclo. In paesi ancora in via di sviluppo le ragazze non frequentano la scuola nei giorni del loro ciclo mestruale a causa di un persistente tabù o di insufficienti condizioni igieniche. Pensate anche solo quando siete a scuola o al lavoro e vi nascondete come ladre mentre andate in bagno con l’assorbente in mano.

A proposito, prima degli assorbenti le donne come accidenti facevano?

La risposta a questa domanda è più complicata del previsto: dato che la storia è stata scritta da uomini, e dato il tabù che aleggia su questo fenomeno fisiologico, le documentazioni che ci sono pervenute nel corso del tempo sono assai scarse. Quello che sappiamo è che le donne egiziane usavano del papiro ammorbidito che sistemavano nelle mutande dell’epoca, quelle romane usavano degli stracci di lana o stoffa. Nel Medioevo non tutte le signore si potevano permettere la biancheria intima, perciò si ipotizza che tenessero degli stracci in mezzo alle gambe, assicurati con una cintura, ma è anche probabile che le donne più povere non usassero nulla e sanguinassero direttamente sulle vesti.

La nascita degli assorbenti; come li conosciamo ora, risale invece alla prima guerra mondiale, mentre l’invenzione dei Tampax (per gli ometti: gli assorbenti interni) si deve ad un osteopata americano, dottor Earle Haas, che vendette il suo brevetto nel 1933 ad una donna tedesca, Gertrude Tendrich, che ne fece un prodotto di fama mondiale, ma solo dopo la seconda guerra mondiale, in quanto prima le pubblicità che riguardavano “queste cose” erano proibite in TV(almeno in America). Ora le pubblicità che li riguardano, per fortuna, sono di dominio pubblico, anche se ancora non abbiamo eliminato del tutto lo schifìo nel parlarne apertamente.

Non fatevi ingannare da falsi miti. Non c’è nulla che non potete fare, neanche quando avete il ciclo! E soprattutto non c’è nulla di innaturale o di soprannaturale, non sarete messe al rogo ne considerate figlie del demonio, ma solo donne. Ogni tanto ricordatevelo che non siete inferiori a nessuno!

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