Quello che nessuno ci ha insegnato

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Quello che nessuno ci ha insegnato

Nessuno ce l’ha insegnato.
È vero, non tutto ci deve essere insegnato da qualcun altro, a volte dobbiamo fare le nostre esperienze da soli per maturare e per comprendere cosa è giusto e cosa non lo è. Ma qualcosa, forse, gli adulti ce lo avrebbero dovuto dire.
Come mai nessuno, durante la nostra adolescenza, ci ha parlato di violenza psicologica e fisica? Gli adulti ripetono solamente di fare sesso protetto, o al massimo, alle ragazze, raccomandano di pensarci bene, perché l’intimità è una cosa importante e non devono essere impulsive, perché in futuro potrebbero pentirsene. Va tutto bene, ma come mai nessuno ci ha detto che nelle relazioni c’è molto di più?

Si cresce senza sapere. Poi si scopre per caso, sentendo qualche racconto, metabolizzando a distanza di anni, confrontandosi. Si guarda indietro e si capisce che spesso non abbiamo riconosciuto ciò che stavamo vivendo perché nessuno ce ne aveva mai parlato. Semplicemente, non lo sapevamo. Ci sembrava normale. Anche se faceva star male.
Sono tanti gli argomenti di cui gli adulti dovrebbero parlare. E non basta un’ora all’anno di educazione sessuale, tenuta da Associazioni pro-life che raccontano la storia di come Beethoven non sarebbe mai nato se la madre avesse deciso di abortire. O che chiedono chi, in classe, creda nell’Amore vero.

Ormai sono passati più di dieci anni da quella lezione, ma la situazione non è molto cambiata nelle aule italiane. Gli articoli e i servizi al telegiornale sulle violenze sulle donne sono all’ordine del giorno, ma nessuno si vuole assumere la responsabilità di credere che tutto quello che si trova scritto nella cronaca nera di un quotidiano, possa accadere nel proprio istituto, nel proprio paese, nella propria casa. Lungi dallo scatenare una caccia al colpevole di queste mancanze educative (è la scuola o la famiglia a doverne parlare?), rimane scandaloso che non si sappia parlare di sesso, di relazioni (amorose o no, non importa), di violenza ai ragazzi.

Avete mai provato a contare i casi di violenza, più o meno gravi, accaduti nella vostra cerchia di conoscenze? Qualche confidenza sussurrata, o qualche voce che girava nei corridoi durante l’intervallo. Sono molti più di quanti vorremmo ricordare.
Ma nessuno ci diceva che quello no, non faceva parte del crescere e dell’essere adolescenti. Quando siamo piccoli viviamo tutto con maggiore intensità: ogni scoperta porta con sé un vortice caotico di emozioni. Tutto ci sembra rientrare in questa intensità, e tendiamo a giustificare più cose di quelle che dovremmo. È naturale: spinti da ciò che tutti dicono (ridere alle battute, perché in fondo è solo per scherzare), o spinti dai primi amori che ci rendono davvero ciechi.

La violenza ha tanti volti, e si comincia a scendere piano piano, magari senza arrivare mai a quei gesti fisici, nitidi e forti, più facilmente riconoscibili. Se ci fermiamo un attimo a riflettere, ad esempio, ci accorgiamo di quanto la violenza verbale sia diffusa: è spaventoso come ci siano dei modi di dire profondamente radicati che colpiscono soprattutto le donne, utilizzati anche da parte di ragazzi e ragazze che solitamente non hanno a che fare con la violenza. Un solo termine, detto per scherzo, per gelosia, o per qualsiasi altro motivo, anche se rimane rinchiuso tra poche persone, ha una sua conseguenza: le parole modellano sempre il pensiero, e il pensiero modella anche l’azione.

Ma è la violenza psicologica la più difficile da individuare, perché nella maggior parte delle relazioni adolescenziali ci sono situazioni esasperate, incomprensioni, mosse sbagliate: e si tende spesso a confondere tutto. Ma io voglio dirvi che no, non è normale che vi sentiate oppressi, limitati, forzati. Non è normale che vi sentiate in colpa, che le persone accanto a voi vi mettano costantemente alla prova, che mettano in dubbio ogni parte di voi. Le vostre fragilità sono parte di voi, ma nessuno ha il diritto di prenderle e usarle come strumento di potere. Che lo facciano consapevolmente o meno. È questo il punto: parlarne per rendere più consapevoli tutti, per renderci più consapevoli di ciò che facciamo agli altri e di ciò che gli altri fanno a noi.

Gli adulti spiegano queste cose solo dopo che sono accadute: ma serve spiegarle prima, serve spiegarle fin da subito ai bambini, perché ogni relazione è complessa e non si può dare per scontato una cosa così importante.

Ma cosa ci hanno insegnato, sulle relazioni?
Niente.
Ma ora gli adulti siamo noi, e noi ne vogliamo parlare.

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