Facciamoci le Feste nostre

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Facciamoci le Feste nostre

Già. Ma per farlo, dovremmo definire un po’ il concetto di “festa nostra”.
Supponiamo che un amico mi inviti a una grigliata durante la quale lui e il suo gruppo jazz allietano gli ospiti con la loro musica. Supponiamo che io mi diverta un mondo e dica “Che meraviglia! L’anno prossimo la facciamo da me!”. Qualcuno penserebbe mai di esclamare “Eh no! Questa festa non è roba tua! Tu neanche sai suonare!” in risposta alla mia iniziativa?
Improbabile.
E questa è la mia prima argomentazione sul tema “Halloween non è roba nostra”.

MA È UNA FESTA SATANICA!
Beh, il maligno & co. avrebbero potuto scegliere un nome più appropriato ai loro fini di “All Hallows Eve” (poi contratto in Halloween”), che significa “Vigilia di Ognissanti”.

MA LE FESTE PIENE DI MOSTRI CHE SFILANO IN STRADA SONO ROBA DA PAGANI: NOI IN ITALIA NON ABBIAMO SCIOCCHEZZE SIMILI.

Ecco. Qui veniamo al fulcro dell’articolo. Mi rincalzo sul naso gli occhiali del dottor Spengler, apro la “Guida spiritica Tobin” del Bel Paese e vado a elencare sommariamente.

Cominciamo da un animaletto grazioso che conoscono già in tanti.
Il Krampus. Sì, ha origini germaniche, ma questo non gli ha impedito di entrare nell’immaginario di molte culture, tra cui quella italiana.
Che dire di questo ragazzotto? È un demonio. Fu sconfitto da San Nicola e da allora è condannato a seguirlo come servitore e a portare via i bambini cattivi. La festa durante la quale si rievoca questa orripilante leggenda di esorcismi e di bimbi trascinati all’inferno, ha nientemeno che il nome di…
Natale.

Non mancano però le strane creature che, proprio alla vigilia di Ognissanti, popolano da sempre le strade italiane.

Maria Punta Boru è probabilmente classificabile come fantasma iterativo non terminale di quarta classe. È una vecchietta che appare la notte del 31 ottobre nel nord della Sardegna e si insinua di casa in casa alla ricerca di qualcosa da mangiare. Se i padroni di casa sono stati così incauti da non lasciarle niente, l’adorabile signora bucherà le loro pance e provvederà da sola a saziarsi.

È generalmente diffusa la credenza che, in occasione di Ognissanti, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigli e che quindi gli spiriti siano liberi di vagare per le nostre strade.
In Piemonte si crede che, recandosi al cimitero in quella fatidica notte, ci si possa imbattere nelle anime dei nostri cari, prodighe di avvertimenti e di buoni consigli.

L’Italia straripa di creature ed entità sovrannaturali non necessariamente collegate al ponte di Ognissanti: dall’infido Monaciello, pronto a elargire ricchezze sconfinate a chiunque riesca a sottrargli il prezioso copricapo, alla Dama Nera che vaga per parco Sempione a Milano.
C’è il drago Tarantasio, che col suo fiato pestilenziale diffondeva la febbre gialla nella zona dell’ormai prosciugato lago Gerundo, nel Lodigiano.
Lungo la cascata delle Marmore, vicino Terni, vive lo Gnefro, un folletto dispettoso dall’aspetto simile a quello di un rospo.
Per non parlare, naturalmente, di tutti i fantasmi che popolano le nostre regioni.

La più conosciuta è forse la piccola Azzurrina, figlia del castellano della rocca di Montebello. La piccola era albina, cosa vista di pessimo occhio ai suoi tempi (parliamo del 1300). Per questo la sua mamma le tingeva i capelli con pigmenti vegetali neri, che però, sul bianco argentato, producevano un effetto bluastro. Da qui il nomignolo “Azzurrina”.

Una notte di tempesta, la bimba giocava con la palla, sempre sotto la sorveglianza di due guardie del padre. A un tratto, la palla iniziò a ruzzolare giù per le scale. Azzurrina la rincorse cercando di prenderla… e svanì. Non se ne seppe più nulla. Ad eccezione del fatto che, negli anniversari della sua scomparsa, e particolarmente nelle notti tempestose, pare che i corridoi del castello risuonino ancora della voce della piccola che chiama la mamma.

A Roma, davanti a Castel Sant’angelo, compare invece il fantasma di Beatrice Cenci, decapitata l’11 settembre 1599. Apparirebbe reggendo in mano la propria testa.

 

Sempre a Roma, si riportano numerosi avvistamenti del fantasma di Mastro Titta, storico boia papale, e della terribile donna Olimpia, che percorrerebbe le strade del centro storico su una carrozza in fiamme.

 

A Soriano Nel Cimino si racconta che, negli anni ’50, un lupo mannaro si aggirasse di notte per le vie del paese, e dalla Sicilia alla Valle d’Aosta non mancano storie di vampiri, morti viventi, cannibali, streghe e diavoli.

 

Insomma, l’Italia straripa di creature ed entità ben degne di essere festeggiate durante una nostrana “festa dei mostri”, ma Halloween è qualcosa di più.

È la ricorrenza durante la quale scacciamo la nostra paura del buio ammantando noi stessi di quella medesima oscurità, anche se solo per gioco. È la notte in cui i nostri cari defunti ci ricordano che, anche se non riusciamo più a vederli, non sono poi così lontani da noi, e magari possono anche tornare per darci una mano.
Poi, come dire… se ci spaventiamo comunque, è un problema nostro.

 

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