237 motivi per non aprire la porta rossa: The Shining

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237 motivi per non aprire la porta rossa: The Shining

C’è sempre una porta che non va aperta, nella nostra vita.

Certe volte è quella della sala da pranzo dove la nonna ripone tutti i servizi buoni e l’argenteria, e ci proibisce severamente di entrare chiudendo il tutto a doppia mandata; oppure è lo studio di nostro padre, dove tiene gelosamente la sua collezione di qualsivoglia passione/ossessione che lo ha portato ad accumulare edizioni limitate o pezzi unici che non vanno assolutamente toccati. Per non parlare della porta che ci separa dai regali di Natale il giorno della vigilia, contenente la magia e il mistero che i nostri genitori hanno faticosamente creato per poterci stupire da piccoli.

Ma certe volte, quella porta nasconde qualcosa di molto più astratto e profondamente più terrificante delle sgridate che riceveresti se osassi aprirla. Qualcosa di cui noi abbiamo orribilmente paura ma, al contempo, ne siamo affascinati. Nonostante la vocina che risiede nel nostro cervello ci dica costantemente di non farlo, di non aprirla mai. Perché non è soltanto una porta fisica, ma è la porta che ci separa dal male. Un male che ci appartiene, ma che abbiamo deciso di non abbracciare. Ma ciò non significa che esso scompare: rimane lì ad attendere che tu o magari qualcun altro l’apra per potersi liberare, portando con sé tutti gli orrori che ci spaventano sin dalla nostra infanzia.
Ha una forma nitida, quella porta: è fatta di legno ridipinta di giallo, scheggiata e invecchiata dal tempo. Ha anche un nome, quella porta, scritta in rosso acceso su di essa, come marchiata dal sangue. Un nome che è difficile dimenticare…

Rivedere Shining al cinema, nella versione estesa e restaurata in 4K , ha un suo fascino morboso. Molti di noi appassionati della pellicola, nata dal connubio tra il genio cinematografico di Stanley Kubrick e la sapiente scrittura di Stephen King,non erano ancora nati quando uscì nel lontano 1980, spaventando il pubblico dell’epoca. Riuscimmo a recuperare quel gioiello cinematografico solo in videocassetta o in dvd/bluray, quindi poter quindi tornare al cinema (anche solo per due date, fatte appositamente per lanciare il sequel Doctor Sleep, in arrivo il 31 Ottobre) è un’emozione indescrivibile che soltanto un fan può provare. Il pubblico odierno è cambiato, è più temprato agli anni ottanta. Non si fa più intimorire dall’horror di quel periodo, fatto di scene lente e in costante ascesa di musica e inquietudine; sangue finto e orrende mutilazioni fatte con vecchi effetti speciali fin troppo visibili. Quindi, è normale sentire in sala risatine e commenti in sottofondo, anche alla visione di un film considerato uno dei più terrificanti della storia del cinema horror.

Ma la scena dell’apertura della camera 237 è ben altra cosa…lì non ridi. Lì puoi solo farti piccolo e guardare in silenzio terrorizzato.
In quel momento, tu sei il piccolo Danny Torrence, timoroso e impaurito, che vede solo uno spiraglio di ciò che la camera contiene. Tutte le sinapsi del tuo cervello urlano a gran voce di non entrare, di richiudere la stanza e scappare il più lontano possibile, ma il tuo corpo si muove automaticamente verso l’interno, spinto da quella inefrenabile curiosità che rende quasi affascinante il mostruoso pericolo che esso contiene. Il pubblico in sala sussurra a Danny di non entrare, lo sussurra a sé stesso perché sa che cosa lo aspetta dietro quella porta. Sa che cosa risiede in quella maledetta camera. Il film stesso ce lo mostra, attraverso lo stesso Danny e noi siamo obbligati a vedere colmi di terrore; noi diventiamo Danny.

E vediamo una vecchia signora imputridita dalla morte che danza con nostro padre; vediamo il suo volto deformarsi in una maschera grottesca e ricolma di oscurità, mentre afferra una grossa scure con un ghigno malefico; vediamo l’uomo che ci ha donato la vita e l’ha riempito di affetto e amore paterno sfondare a colpi di ascia un’altra porta, la porta della nostra infanzia dove ci rifugiamo quando abbiamo davvero paura, e sporgere la sua faccia oscura e i suoi occhi luciferini, urlandoci divertito “Sono il Lupo Cattivo!”
Con Shining, noi vediamo il male che risiede nella porta che ogni uomo e donna possiede. Una porta che, purtroppo, certe persone decidono di aprire. Kubrick e King ci lanciano un monito chiaro e semplice, a distanza di anni e con una versione sapientemente restaurata e montata ad arte…

Certe porte è meglio lasciarle chiuse.

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