Halloween: fa più paura il diavolo o l’ignoranza?

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Halloween: fa più paura il diavolo o l’ignoranza?

Siamo a ottobre inoltrato, e ottobre è un mese di certezze.

Certi che il caldo sia finito, che gli alberi si tingano di colori e sfumature che poeti sono in grado di immortalare con la loro penna meglio di me, che la scuola e l’università siano ricominciate martellanti… E soprattutto è indubbio che chi ha fatto delle ferie (già, chi?) abbia ormai ripreso i suoi ritmi lavorativi costanti: insomma, siamo a quella equidistanza dolorosa tra vacanze estive e invernali che ci sconforta nel ricordo dell’estate perduta e al contempo ci addolora nel non vedere mai il periodo natalizio arrivare.

Ebbene in questa altalena di emozioni disperate, c’è un bagliore di luce che ci illumina con un piccolo ponte di respiro e sospiro che arriva a fine mese: no non mi riferisco a Lucca Comics and Games che di riposante non ha niente, ma è certo uno dei momenti più gioiosi dell’anno, almeno per me.

Qui parliamo di un’altra celebrazione, quella festa religiosa cristiana sentitissima perché ci crea dei ponti magici per allungare il weekend.

Ah no, non era così?

Beh è una festa cristiana però, giusto? Come dite? Mh, pare ci siano delle interferenze e mi sembra di sentire “pagana” invece che “cristiana”.

Già una festa sacra che più di duemila anni fa veniva celebrata dai Celti come Samhain per fare onore al momento che ricorre tra equinozio e solstizio, in una notte solitamente molto oscura dove sembrava quasi che gli spiriti uscissero dal loro mondo per infestare il nostro.  Per questo, si accendevano enormi fuochi, per tenere lontane le creature malevoli, e già che c’erano, per festeggiare qualcosa di positivo, come la fine del raccolto.

E allora, mi vien da chiedere, perché ogni anno rispuntano tutte quelle paladine del buoncostume, e non mi riferisco a costumi di Halloween di raro pregio, armate di crocifissi e paroline clericabili? Qual è la paura? Il timore che le spinge oltre ogni razionalità a ridicolizzarsi sui social?

Uno degli orrori che le mamme fomentate dai preti lamentano riguardo la celebrazione “americana”, risiede nell’effetto blasfemo in grado di traviare le menti dei nostri giovini virgulti italici.

Perché la cristianità soffre della sindrome dell’abbandono ed è assolutamente opera del demonio che interviene ad Halloween, almeno secondo molte pagine facebook, interviste e video facilmente reperibili in rete (non indico esplicitamente qui ma vi assicuro che google offre molti spunti).

Perché per secoli, le credenze religiose antiche e le tradizioni popolari più semplici, sono state sempre sostituite con rigore e precisione certosina dalla Cristianità.

Hanno messo a posto le cose col solstizio di inverno, creato qualcosa che tamponasse i primi di novembre, ma il 31 ottobre proprio non ci sono riusciti.

 

 

Il terrore che porta con sé questa festa è che i poveri bambini (qualcuno pensy ai bambiny) si traumatizzino a vedere mostri orrendi che infestano le loro case, i loro cortili, i loro giardini. L’evocazione demoniaca dal vestirsi da demonetto è una conseguenza diretta e ovvia, insomma.

La difesa a questa tesi è che i bambini vadano protetti, tenuti all’oscuro, delle cose brutte il più possibile.

E fin qui siamo tutti d’accordo, ma il brutto “estetico” è davvero qualcosa da cui proteggere un ragazzino?

Naturalmente va considerata l’età e i modi, ma tendenzialmente cosa vediamo noi di Halloween? Promozioni al supermercato e festicciole a tema, che si da il caso, siano sempre e comunque “divise” per fasce d’età quindi un fantasma che fa boo, farà ridere un quindicenne e invece piangere un bambino di pochi anni. Fare queste distinzioni è ridicolo ma necessario, perché si leggono molti articoli che invece inneggiano a questa mania terrificante di “far paura ai piccoli”. Lo scopo di Samhain era quello catartico di dare un volto a ciò che ci fa paura, perché è ciò che non vediamo che ci spaventa. E in questo in realtà, forse siamo tutti bambini, no?

Torniamo al principio dell’italico orgoglio per cui Halloween è un abominio yankee: noi cos’abbiamo? La festa di Ognissanti, che presuppone il ricordo di tutte le figure “Sante” del pantheon cristiano, ossia gente morta nei modi più atroci e tendenzialmente inerme solo perché professava un messaggio di pace. E il giorno seguente, la visita al cimitero dei propri cari (cosa che non credo venga poi fatta così tanto) per esempio del nonno o della nonna, che mancheranno come non mai ai bambini che li hanno persi, e di certo non saranno di buon umore.

E questo in che modo è meglio o meno doloroso/dannoso?

Attenzione che la mia non è un’apologia di Halloween, che detesto abbastanza come ricorrenza primo perché tanto non posso festeggiarlo visto che sono sempre a lavorare a Lucca, e secondo, perché ricordo che l’ultima volta che mi sono vestita da “qualcosa” era un Carnevale di tanti anni fa. Sono entrata in un pub e il tipico tabbozzo con la giacca di jeans anche a febbraio mi ha squadrata ridendo “Cos’è? Halloween?” e per tale ragione molto poco razionale, ho preso l’evento come emblema di perdita delle proprie tradizioni.
Quindi non sto difendendo Halloween, come sempre, me la prendo solo con l’assenza di cultura e curiosità, con la mancanza di comprensione e di apertura mentale.

Ciò che fa davvero paura di queste feste è dunque l’ignoranza.

Naturalmente il mondo è pieno di mamme intelligenti e di cristiani raziocinanti, che non si sentiranno attaccati da questa riflessione, e anzi sono certa che saranno i primi a condividere questo pensiero ed è a loro che mi rivolgo, perché so che mi capiranno.

 

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