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Fabio Sironi, l’indagatore dello sguardo

llustratore e copertinista, vignettista e a volte fumettista, ritrattista (dal 1987 per il Corriere della Sera) nonché pittore di rango, l’eclettico Fabio Sironi («Il bello è proprio questo: è lecito usare di tutto, dal mozzicone di matita allo strumento più sofisticato») è un milanese del 1956, figlio legittimo dell’Accademia di Brera e dello studio di Fulvio Bianconi, che stupisce sempre per l’umiltà con cui affronta ogni giorno il suo lavoro e la grandezza dei suoi risultati.

Può vantare vignette politiche uscite in prima pagina su Il Giorno nel 1982, ma anche lavori per El Mundo e The Times, opere su La Domenica del Corriere e Capital, riviste agli antipodi come Playboy e Nigrizia, nonché Humor Graphic e La Rivista dei Libri (da The New York Review of Books), fino a ricevere nel 1992 il Premio UNICEF per l’Illustrazione alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna (vale a dire, il riferimento mondiale per la letteratura d’infanzia: mica male).

Spesso capita di vedere il suo talento a illustrare Calendari come quelli per il celebre Asilo Mariuccia del capoluogo lombardo («Milano è una città da disegnare: è contraddittoria, è stimolante. Bisogna mettere in risalto tutte le sue sfumature, la sua incoerenza») o l’associazione Amani, dopo un viaggio in Kenya con padre Renato “Kizito” Sesana incontro ai bambini di strada nelle baraccopoli di Nairobi, nonché reportage come “I sognatori della Pace” insieme al grande corrispondente di guerra Ettore Mo per il Giubileo del 2000 o acqueforti su san Francesco: la sua arte e la sua curiosità affascinano mentre cercano e creano sempre qualcosa di nuovo.

Il meglio di sé Fabio lo dà forse quando può dare liberamente spazio alla fantasia, magari per mettere alla berlina “il bestiario dirigenziale” della “classe digerente” (per citare una sua mostra di qualche anno fa) o quando gira Milano con un taccuino e una penna come strumento di indagine per svelare il volto nascosto e le situazioni che tendiamo a notare di meno.

Per chi riuscisse a recuperarlo, c’è perfino un bel documentario-intervista su di lui, realizzato dall’università telematica RAI Nettuno: “Lezioni d’Autore: Fabio Sironi tra cronaca e arte” (2001) che mostra le tante sfaccettature di un artista a tutto tondo. E chissà mai che un giorno riusciremo a scoprire l’ulteriore chicca di sentirlo suonare il suo amato strumento musicale: «Il saxofono è come una penna. Può avere un suono sporco, spezzato. Ma anche dolce e morbido. È come il segno di una biro».

E con il giusto punto d’appoggio, si può sollevare un mondo… e (ri)scoprirlo insieme a chi ce lo fa guardare con occhi nuovi.

 

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