Onigiri Calibro 38

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Quest’estate tra le varie notizie di cronaca in TV sono state mostrate più di una volta le proteste coreane contro il governo giapponese.

Ad una  esplicita richiesta di spiegazioni da parte dell’inviato, molti protestanti hanno affermato che apprezzavano molto il Giappone ma che odiavano profondamente Abe (l’attuale primo ministro giapponese) e l’operato della sua fazione politica.

Cosa che non può stupire visto che parliamo di un partito di destra molto ben marcato.

Parliamo di un primo ministro che non ha mai fatto grande segreto del suo desiderio di riportare la sua Nazione alla “grandezza di un tempo “. Che nella sua lingua vuol dire riportare le donne e gli stranieri a non avere quasi diritti e a ricreare un esercito che possa essere chiamato tale.  Questo senso di superiorità razziale è purtroppo sempre stato presente e in una buona fetta della popolazione.

Sarà perché sono sempre stati cresciuti con nelle orecchie qualcuno che gli diceva di discendere dalle divinità, ma nella loro educazione è sempre spiccato questo tratto non troppo positivo, nonostante ad un livello superficiale con lo straniero si comportino in maniera ineccepibile, ma di questo ne ho già parlato in uno dei miei precedenti articoli. 

Quanto a immigrazione, invece, hanno sempre avuto regole e comportamenti particolarmente rigidi e poco flessibili (poco flessibili è un eufemismo). Permessi concessi solo con presenza di garanti e lavori già confermati, appartamenti difficili da trovare perché non tutti vogliono affittare a un gaijin. 

Qui però ho bisogno di spezzare una mini lancia a loro favore. Come sapete la società giapponese si fonda su una serie di regole infinite, e funziona bene come vediamo proprio perché tutti le rispettano con un gran senso civico ed etico e morale. Chi viene da fuori spesso non le conosce e quando le conosce non le capisce e quando le capisce ahimè decide che è troppo furbo per seguirle e così nasce il caos e il castello di carte crolla. Ed è anche per questo motivo che spesso faticano ad affittare a chi viene da fuori, perché non sanno rapportarcisi e perché temono che dall’altra parte non ci sia il rispetto necessario. Sebbene non accettabile è comunque un ragionamento per certi versi comprensibile… Soprattutto se pensiamo a come si comportano molti di noi.  Spesso quindi quando noi, gli esterni, vorremmo entrare, loro cercano di lasciarci fuori. 

Cosa che fanno anche con i Coreani che ormai sono Giapponesi di seconda o terza generazione, tendono comunque a escluderli è discriminarli. E la situazione non sembra tantissimo migliorare, anche se ultimamente il quartiere coreano di Tokyo è uno dei più frequentati e in divenire, così come tutto quello proveniente dalla Corea genera interesse e desiderio.  Cercano il diverso ma lo temono. Ne sono incuriositi ma vogliono mantenere un certo distacco. 

Hanno creato dei muri che neanche loro sanno come abbattere, e li hanno creati nel posto più difficile da raggiungere: dentro di loro.  

Love, Monigiri

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