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Alla scoperta di Makoto Shinkai

Salve naviganti, il Commodoro è ufficialmente approdato in questo felice porto ovviamente senza Nente Da Dire, ma tanto su cui scrivere!
Saremo orgoliosamente presenti su queste pagine amiche portandovi di volta in volta a scoprire il Nerd Side dalla prospettiva della redazione di DrCommodore.it

Siete comodi? Salpiamo alla scoperta di Makoto Shinkai in compagnia di Paolo Solazzo

L’animazione Giapponese ha avuto negli ultimi vent’anni un successo strepitoso, non solo in patria per il suo ruolo di uno dei maggiori motori dell’economia, ma anche in occidente. Questo successo lo si deve a tante cose ma in particolare all’avvento di internet che ha permesso una facile fruizione di opere non accessibili nel nostro paese e a delle figure che hanno fatto conoscere l’animazione ad alti livelli. Indubbiamente, della vecchia guardia, va ricordato Hayao Miyazaki, che vincendo un Oscar con il suo film “La città incantata” ha fatto capire perfettamente come il cinema animato Giapponese potesse offrire qualcosa di diverso da quello che gli occidentali si aspettano dalle produzioni del Sol Levante. Anche Mamoru Oshii è riuscito in questa ardua impresa creando uno dei brand più famosi in America: Ghost in the Shell. Se oggi ci affacciamo al cinema, più che alla serialità televisiva, le figure di spicco sono diverse. Hiroyuki Imaishi, ad esempio, ultimamente ha fatto molto parlare di se col suo Promare. Un film che ha ottenuto successo non solo nel pubblico (1 miliardo di Yen al botteghino) ma anche tra la critica. Masaaki Yuasa è un po’ meno famoso tra il pubblico generalista, ma molto apprezzato dalla critica. E ovviamente, argomento di questo articolo, Makoto Shinkai.

Un’evoluzione imprevista.

Makoto Shinkai lo seguo, praticamente, da sempre. Le sue produzioni non mi sono mai piaciute un gran ché perché l’ho sempre percepito come un autore troppo negativo. Parlando semplicemente dei film e non dei corti ho avuto una forte sensazione che il regista avesse una visione troppo pessimistica della realtà. Soprattutto in “Oltre le nuove” e in “5cm al secondo” ho avuto la sensazione che ci volesse comunicare come la vita fosse troppo dura e se qualcosa di positivo ci accadeva, inevitabilmente arrivava la bastonata che ci buttava giù. I finali dei due film infatti sono troppo duri per quanto sinceri. Rivedendoli oggi mi sono reso conto di cosa voleva lasciarci Makoto Shinkai, ma per il ragazzino d’allora fu un colpo troppo pesante e ciò mi fece odiare il regista.
La situazione poco cambia con “Viaggio verso agartha” che effettivamente sembra un film molto affrettato e poco strutturato con molti problemi dei prodotti precedenti, come i personaggi poco caratterizzati ma con dei nuovi e vecchi elementi che lo rendono comunque interessante.
Makoto Shinkai nel corso del tempo è riuscito a prendere le parti migliori delle sue scritture e le ha riproposte di film in film. Se “Oltre le nuvole”era un film molto lento e senza reali colpi di scena ma con un discreto sviluppo delle relazioni, Agartha è più veloce, con qualche colpo di scena e approfondisce meglio (ma ancora molto lontani dalla sufficienza) i personaggi.
Come un allievo di una maestro di spade che va affinando la sua tecnica scoprendo i trucchi del mestiere lo stesso è Makoto Shinkai che otterrà il suo primo ed effettivo cambiamento con Il Giardino delle parole. Mi piace pensare che gli errori del passato lo abbiano portato a questo piccolo gioiellino dove è riuscito ad empatizzare con i personaggi sviluppandoli, facendoli gioire e soffrire quando serviva. La sua poetica iper pessimista qui viene alleggerita per dar spazio a qualcosa di più agrodolce. Il trampolino di lancio per Your Name.

Your Name, un successo non solo di Shinkai

Your Name ha segnato uno spacco netto rispetto al passato di Makoto Shinkati; fino a Il Giardino delle Parole l’opinione comune era più orientata verso una tiepida ricezione. Pur avendo già tanto successo da essere definito, secondo me erroneamente, l’erede di Miyazaki in patria, lo si vedeva un pò come il classico regista molto talentuoso che però non ha ancora diretto il film della sua vita.
Naturalmente Kimi no na wa lo è stato, ma non è proprio correttissimo dare l’intero merito a Shinkai. Le sue scuse pubbliche sul risultato finale, associate ad un po’ di vergogna, hanno delle motivazione ben solide e non sono per nulla di circostanza: differentemente da praticamente tutti gli altri suoi lavori, Your Name è stato prodotto da pezzi grossi dell’industria dello spettacolo giapponese, come Toho, che si è occupata anche della distribuzione, nelle vesti del produttore Genki Kawamura e poi anche Kadokawa o Lawson.
Questo comporta una produzione di dimensioni notevolmente più grandi rispetto alle opere precedenti, ed essendo Shinkai abituato alle scarse risorse che Comix Wave poteva mettergli a disposizione non deve essere stato facile per lui avere a che fare con maggiori pressioni e una minore libertà d’azione su alcuni campi tecnici del film.
Se in quasi tutta la totalità della sua carriera Shinkai aveva ricoperto svariate posizioni oltre a quella del regista, come direttore della fotografia, color designer, art director e addirittura direttore del suono, in Your name si è limitato a montaggio e fotografia oltre che sceneggiatore. Aprendo una parentesi, bisogna comunque pensare che Comix Wave non è un colosso del settore e non ha molto staff, particolarmente è in mancanza di animatori perché non avendo mai dovuto affrontare una produzione di grandi dimensioni non hanno mai avuto la necessità di assumere più di quanto gli bastasse.
Ritornando a Shinkai, non avendo mai effettivamente lavorato come “direttore di talenti”, s’è dovuto trovare ad affrontare una situazione completamente nuova per un progetto parecchio importante per la sua carriera. Al suo posto in quei ruoli c’è stata la possibilità di assumere dei professionisti navigati ed abili, e il film ha assunto maggiori potenzialità tecniche quando allo staff sono stati aggiunti il character designer, Masayoshi Tanaka, e cinque animation director.
Tanaka è un character designer famosissimo capace di rendere oro tutto ciò tocca, in quanto tutte le serie e i film di cui ha curato i personaggi hanno avuto grande successo. Due esempi sono Toradora e AnoHana, tuttora anime conosciutissimi e apprezzati. Averlo nello staff è stata una grossa garanzia in quanto il suo stile è facilmente riconoscibile, ricco di forme piacevoli e soprattutto molto espressivo, quindi molto adatto ad un film con sfondo drammatico.
I cinque animatori invece sono Ei Inoue, animatrice molto importante con un curriculum notevole, Masashi Ando, character designer di Principessa Mononoke, Paprika e Una Lettera per Momo, Shunsuke Hirota, ex animatore Ghibli, Kazuchika Kise che è un animatore fondamentale per la storia di Production I.G., recentemente charadesigner di Made in Abyss e Kenichi Tsuchiya, veterano di The Answer Studio che è uno degli studi affiliati a Comix Wave.
Avere a disposizione un tale team di talenti, supportati nell’animazione da leggende come Hiroyuki Okiura o Norio Matsumoto, può essere confortante e spaventoso allo stesso tempo, soprattuo se non ci si è abituati. Qualche difettuccio di fotografia abbastanza evidente infatti c’è, e non si può dire certo che la camera 3D sia sempre usata così bene; però è anche importante dire che effettivamente ciò che Your Name ha in più rispetto alle opere precedenti è un comparto tecnico veramente bello da vedere.
Per affascinare lo spettatore, Shinkai era solito usare degli sfondi finemente realizzati, giocando molto con il digitale per ottenere un effetto quanto più realistico possibile; avendo a sua disposizione una forza, era anche legittimo utilizzarla. Ma con delle animazioni di buon livello, che alle produzioni Comix Wave son sempre mancate, si cattura lo spettatore allo stesso modo.
Pensate alla scena della cometa, o a quella splendida sequenza onirica verso la fine del film.
Your Name è subito interessante perché ha un lato estetico immediatamente riconoscibile, realizzato seguendo la moda perché Tanaka è rappresenta la moda Giapponese; in termini di scrittura per quanto sia più solido rispetto a prima non si è allontanato poi tanto in termini di tematiche e di struttura, ma anche se questo lo penso come un difetto ne parleremo meglio nel prossimo paragrafo.

Le critiche a Makoto Shinkai

Nonostante le plausibili giustificazioni dei casi sopracitati, ovvero inesperienza, difficoltà ad approcciarsi a professionisti con cui non aveva mai lavorato e cercare di trarre il meglio dai propri lavori passati, Makoto Shinkai è indubbiamente “povero” di fantasia. Il suo tratto distintivo è diventato quello del narrare le storie di alcuni ragazzini che condividono dei sentimenti: amore, amicizia e dolore sono alla cima. Questo elemento per molti potrebbe essere un difetto. Difetto come l’utilizzo continuo di insert song o campi lunghi in rotoscopio o l’utilizzo di colori contrastanti per accentuare determinati elementi. Per me invece no. Con molta difficoltà Makoto Shinkai è riuscito a definire un cinema d’autore ben preciso nel mondo dell’animazione, cosa che veramente pochi registi riescono a fare. Miyazaki, Rintaro e Takahata sono i primi nomi che mi vengono in mente per farvi capire come alcuni registi riescono ad essere riconoscibili da pochissimi frame perché hanno impresso il loro marchio di fabbrica. Che in alcuni casi poteva essere uno stile di animazione, un pool di tematiche o determinati elementi registici. Il papà di Your Name ha fatto suo il meglio delle varie produzioni e lo ha sempre portato e migliorato. Questo, a mio parere, è un grande pregio che andrebbe apprezzato perché ci mostra come un regista cerchi di captare e di analizzare le sue opere per tranne il meglio per il futuro.
Ciò che non va assolutamente bene è il Makoto Shinkai sceneggiatore. È assolutamente mediocre. Tutte le sue opere hanno vari difetti logici, personaggi che interpretano o vivono esperienze inaccettabili caratterialmente nei mondi proposti. Questi dettagli rendono le opere poco consistenti e, anche con la presenza di scene forti, tutto sembra un castello di sabbia. L’esempio principale lo si può proporre proprio con Your Name: nelle varie scene dell’insert song vengono mostrati spesso telefoni, calendari, orari scolastici. Come nessuno si sia accorto della realtà dei fatti è veramente troppo debole per tenere su una storia così bella e particolare. Indubbiamente il talentuoso regista avrebbe bisogno di essere affiancato da qualcuno nella storia per poter fare, a mio parere, il passo definitivo per essere consacrato al Pantheon dei registi Giapponesi più importanti di sempre, per ora rimane solo un autore con una grande capacità commerciale.

Grazie per aver navigato con noi, speriamo vi sia rimasto qualcosa da dire!

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