Un'estate di fuoco

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Un’estate di fuoco

Questa è stata una delle estati più tristi degli ultimi anni, che forse ci farà aprire gli occhi sulla nostra attuale situazione. Parlo della nostra perché, per quanto “kilometricamente” sia distante, ci riguarda tutti, indiscriminatamente; il clima è di tutti, e lo stiamo sfasciando.

In Alaska, tra giugno e luglio, sono andati a fuoco circa 700’000 ettari di foresta boreale. 150’000 gli ettari che sono stati bruciati in Alberta, 15’000 quelli in Canada, un minimo di 3 milioni di ettari in Siberia (anche se Greenpeace Russia ne ha quantificati quasi 4,5 milioni), altri 225’000 ettari nella foresta amazzonica. Un centinaio di altri grossi incendi sono stati registrati in Groenlandia. Questi dati provengono dal sito ufficiale di National Geographic, non un “Libero” a caso. Il nostro mondo è mangiato dalle fiamme e la causa siamo noi.

Luglio 2019 è stato definito il mese più torrido e caldo della storia. Questo non comporta solo afa o male di vivere, ma anche siccità, calore improvviso e inatteso in zone dove normalmente regnano l’umidità e il “freschetto”. È vero che, nelle zone dell’Artide, diversi sono stati gli incendi registrati nel corso degli anni in questo periodo, ma mai e poi mai sono stati così estesi e incontrollati. In Siberia soprattutto la situazione sta diventando drammatica per il semplice fatto che i roghi sono stati a lungo ignorati (e continuano ad esserlo) e negati dal governo Russo permettendo alla situazione di sfuggire al controllo umano.

Non si tratta solo di innalzamento delle temperature che hanno causato estrema siccità, si tratta anche di zone date intenzionalmente a fuoco per favorire la deforestazione (soprattutto in Brasile). Si tratta di fuochi in zone di agricoltura estensiva causati intenzionalmente ma anche in territori appartenenti a piccoli agricoltori che cercano nuovo spazio per un sostentamento, si tratta di roghi, utili a rigenerare pascoli e campi coltivati, sfuggiti al controllo umano, che nessuno è stato più in grado di fermare. Si tratta di una tragedia che sta mettendo in risalto l’incapacità umana di pensare al proprio futuro e alle conseguenze delle proprie azioni.

Che questi siano incendi di origine antropica o no, sta di fatto che bruciano ancora e non vengono domati. Ogni giorno ettari di foreste e boschi vengono rase al suolo da una forza, ad oggi, ingovernabile. Non riguarda solamente la distruzione di ambienti ed ecosistemi, ma basti anche solamente pensare alle enormi emissioni di CO2 che in questo momento si tanno riversando nella nostra atmosfera. Rendiamoci conto che ciò che sta bruciando è la più vasta riserva di carbonio di tutto il pianeta: solo nel mese di giugno, e solo per quanto riguarda gli incendi nell’Artico, si sarebbe riversata nell’ambiente la stessa quantità di monossido di carbonio che la Svezia produce in un anno.

Gli effetti che questi eventi potrebbero avere, gravano sulla salute mondiale, ne risentirà sicuramente la qualità dell’aria sia nelle lunghe distanze che per un lungo periodo di tempo, tuttavia le conseguenze sono ancora incalcolabili. Nel processo di combustione di aree così estese, non è solo grave l’emissione di CO2, ma anche la produzione di gas e particelle che possono prodursi successivamente con effetti negativi sia per la salute umana che per la salute degli ecosistemi circostanti. Che tutti gli anni episodi come questi si verifichino, è indiscusso, ma la portata che questa crisi sta assumendo, sia nella foresta amazzonica che nelle zone artiche, dal 2003 ha raggiunto proporzioni sempre crescenti. Dal punto di vista dell’inquinamento dell’aria, i problemi sono la produzione di particolato fine e la formazione dell’ozono in seguito alla produzione dei suoi precursori, che tuttavia avrebbero vita relativamente breve e risulterebbero diffuse in zone limitrofe. Diversa è la situazione che riguarda le emissioni di CO2: è risaputo che il monossido, in particolare quello prodotto dagli eventi di combustione delle foreste, ha tempi di vita molto lunghi, parliamo di decine di anni in atmosfera e si diffonde a livello globale. Le conseguenze ad oggi risultano incalcolabili, saranno possibili delle previsioni solamente nei prossimi mesi; un ulteriore tassello che va a sommarsi all’enorme produzione di monossido di cui noi umani siamo responsabili e che sta portando il nostro mondo al collasso. Altre molecole che vanno a peggiorare la situazione sono il metano e il metil-cloruro (CH3Cl) che ha un effetto serra notevolmente più elevato della singola molecola di monossido, sostanze che vanno a sommarsi a tutte le altre sostanze inquinanti con effetti climatici globali.

Se vi state ancora chiedendo se questo non sia tutta una bufala, ebbene, riponete le vostre armi e armatevi piuttosto di consapevolezza: le zone dell’Artico dove stanno prendendo piede questi incendi sono normalmente la sede del permafrost: il grande strato di ghiaccio che ricopre buona parte dell’Artico, già in parte sciolto dal surriscaldamento globale. La fusione del permafrost potrebbe avere conseguenze ancora più devastanti se solo ci ricordassimo che al suo interno sono intrappolati miliardi di tonnellate di gas serra risalenti a ere ed ere fa. Inutile poi fare congetture su altre sostanze o “cose” che il permafrost potrebbe contenere: immaginate virus o batteri preistorici conservati nel ghiaccio che potrebbero tornare alla vita! O navicelle aliene! O alieni veri! Battute a parte, è un dramma.

Parliamo ora di evoluzione: come potrebbe cambiare una ambiente solitamente popolato da foreste di conifere sempre verdi qualora si vedesse alterare il proprio clima? Gli sbalzi termici potrebbero, in un futuro neanche troppo lontano (2100), all’evoluzione di questi alberi: le foglie caduche rappresentano infatti un vantaggio evolutivo non indifferente se gli incendi e il surriscaldamento dovessero diventare la regola del giorno. Entro il 2100 già il 25% delle conifere presenti solo in Alaska potrebbe lasciare spazio alle latifoglie, con ingenti conseguenze per l’ecosistema di tutto il Nord America, ma che effetto avrebbe a livello globale? Un maggior numero di piante che perdono foglie in base alla stagione implica un maggior livello di decomposizione microbica del suolo, quindi un aumento delle emissioni, quindi la perdita di umidità attraverso le stesse foglie cadute. Riassunto? La parola chiave del giorno: surriscaldamento globale. Questo processo è stato studiato da un team di ricercatori e pubblicato su Nature Plants.

In tutto ciò non si riesce nemmeno a quantificare il numero di vittime animali che questa piaga sta mietendo. Ovviamente la piaga in questione è l’uomo. Noi.
Gli animali di grossa taglia che riescono a fuggire dalle zone si avvicinano sempre più ai centri abitati mettendo a rischio le loro vite e quelli degli abitanti del luogo, che nonostante questo fanno del loro meglio per aiutarli. Le specie più minacciate dalle fiamme sono quelle più piccole, che cercano di mettersi in salvo rifugiandosi nelle cavità del terreno, rischiando di morire per asfissia o bruciati vivi. Anche gli animali con cuccioli appena nati sono particolarmente vulnerabili, le madri mettono a rischio la loro vita pur di salvare i propri figli, o pur di abbandonarli, muoiono con loro nelle loro tane. Per molti di questi animali, affamati, sfiniti, privati delle loro tane, del loro habitat, potrebbe essere impossibile sopravvivere al prossimo inverno, mietendo altre vittime innocenti. Altro sangue sporco sulla nostra coscienza.

Molti attivisti di Fridays for Future si stanno muovendo per chiedere l’intervento dei governi coinvolti, ma quanto dovremmo muoverci per far cambiare idea al mondo? Quanto dovremmo aspettare prima di renderci conto che stiamo distruggendo le nostre stesse vite e quelle dei nostri eredi?
Fate in modo che le nostre e le vostre non siano solo parole, nel nostro piccolo ognuno di noi può fare qualcosa, saremo anche una piccola goccia nell’oceano, ma in fin dei conti, l’oceano si compone di queste gocce e se ognuno fa qualcosa, insieme possiamo smuovere il mondo! Informatevi, riciclate, protestate, di Pianeta ne abbiamo uno solo!

Anna Campanaro

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